Bianco tutto d’un fiato

Facciamo un tuffo nel passato. È da poco iniziato il secondo decennio del 2000. Alberto Bianco è in studio di registrazione e dedica ogni goccia del proprio sudore a Storia del futuro: il suo secondo album. Concentrato e determinato, Bianco lavora giorno e notte per creare il miglior album mai prodotto sulla faccia della Via Lattea. Nulla può scalfire la sua concentrazione: non il cibo, non le donne, non le ore di sonno mancanti. Un giorno, il lampo di genio: per far sì che il suo disco sia il migliore dell’ultimo millennio ha bisogno di nuovi ed eccezionali collaboratori. Dopo aver superato rigidissime selezioni, entra in studio col vento tra i capelli Stefano Piri Colosimo, per gli amici Piri, Piri il trombettista.

Bianco e Piri si guardano negli occhi: colpo di fulmine. S’innamorano all’istante. Da quel momento, l’album si scrive e si registra da solo, per permettere loro di continuare a fissarsi negli occhi. Finito il disco però, devono smettere di fissarsi e iniziare a fare qualcosa pure loro. Ma si promettono di rincontrarsi, di tornare a collaborare di nuovo, perché un amore così non può essere messo in disparte, deve continuare a creare arte.

Ma l’Italia degli inizi del primo decennio del 2000 non è pronta. Il loro sogno deve aspettare fino al 2018, quando Bianco decide che l’Italia si deve destare dal suo sonno riluttante, deve alzarsi dal letto di sicurezze da Mulino Bianco e prendere in mano la propria vita come solo le winx saprebbero fare.
Nasce così Tutto d’un fiato Tour.

Questa fantastica e romantica avventura è pervenuta al mio orecchio, narrata dallo stesso Bianco a un anno di distanza dall’uscita di “Quattro”, il suo ultimo album. In seguito, una volta ripresa dalle sconcertanti rivelazioni, ho voluto approfondire con il cantautore Torinese dall’insolito taglio di capelli, l’evoluzione della sua carriera e della sua persona.

Nell’ultimo anno cosa hai… imparato?

La condivisione.

… cambiato?

I capelli.

… sognato?

Un miglioramento mio, della musica che scrivo e del modo di suonarla.

… rischiato?

La patente.

… odiato?

Alcuni luoghi.

… amato?

Alcuni luoghi.

… desiderato?

Di fare decentemente il servizio a tennis.

…scoperto?

Di poter connettere delle persone che mi stanno vicino e che mi sono simpatiche tra di loro, a livello professionale.

… nascosto?

Alcune paure.

… sopportato?

Mia moglie.

Piccola digressione: mode on
Ma lei viene in tour con te?

No assolutamente no, lei ha un’altra vita. È bello ritrovarsi perché arriviamo da due mondi completamente diversi e quando ci vediamo è realmente un incontro tra me e lei e tutto il resto scompare.

E da un romanticone come Bianco, cosa potevo aspettarmi di più?

Piccola digressione: mode off
Non saresti chi sei oggi se…

Se non avessi frequentato una scuola superiore, che non c’entra niente con quello che faccio cioè l’istituto agrario, che era lontanissimo da casa mia. Questo mi portava ad ascoltare almeno tre ore di musica al giorno. Mi ha fatto capire maggiormente cose legate ai dischi che ascoltavo e appassionare maggiormente alla musica.

È quello il momento che ti ha fatto scoprire la tua passione per la musica?

Ho scoperto che era una cosa che non potevo non fare.

Qual è il tuo sogno?

Raggiungere un livello di bellezza musicale che va al di là delle mode, dell’hype, di Instagram e Facebook.

Si tratta di andare molto controcorrente

Sì, ma secondo me la bellezza vince sempre. Abbiamo parecchi esempi qui in Italia.

Tipo?

Iosonouncane o Niccolò Fabi sono persone fuori dal mondo ed è quella la loro bellezza, quella di essere a volte un po’ estranei a certe dinamiche. Questo li porta a puntare non sono al genere musicale che sta tirando quell’anno, ma a creare musica bella.

Forse questo può permettere di esprimersi senza rispondere per forza a determinati canoni?

Sì, ma è difficile perché se tu non fai qualcosa di bellissimo, vieni completamente scartato. Perché non stai facendo quella cosa che se anche è un po’ bruttina è di moda. Se fai una cosa diversa deve essere davvero meravigliosa per riuscire a trovare la luce.

Fregarsene della moda non ti tarpa un po’ le ali nella ricerca della realizzazione o del successo?

Sì, esatto. Poi qui si entra in discorsi un po’ filosofici però per me il successo è quello di riascoltare i miei pezzi dopo dieci anni e pensare cazzo questo continua a piacermi. Piuttosto che creare un seguito che cresce giorno dopo giorno e non tutto di colpo di persone che sanno tre pezzi del tuo repertorio.

Cosa ti aspetti di realizzare nel tuo futuro?

Il prossimo disco che è già in costruzione e continuare a scrivere: lo sto facendo anche per altri cantanti e mi sono proprio reso conto che scrivere è una delle mie necessità.

Ho sentito descrivere i tuoi brani – magari a causa delle immagini molto particolari che evocano o delle parti strumentali che trovano sempre più spazio – frutto di viaggioni sotto acidi. Cosa ne pensi?

Bè mi fa piacere di essere riuscito ad approfondire e scavare nella mia fantasia senza aver mai fatto uso di queste sostanze. Ci sta. Soprattutto in Quattro, quando ci siamo trovati in studio di registrazione ci siamo detti: da adesso in poi vale tutto. Se c’è qualcosa che ci va di suonare e raggiungiamo l’obiettivo di comunicazione in dieci minuti anziché in tre e mezzo… ‘Sti cazzi e la teniamo!

Quindi ti ritrovi in questa descrizione?

Sì, certo.

Meno male, perché in realtà non l’ho sentita da nessuna parte ma l’ho pensata io.

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