Music (not) for music’s sake: Lemandorle e l’estetica del rosa

De Lemandorle (tuttoattaccatononchiedetemiperchè) si può anzitutto dire che sono, sotto molti aspetti, “figlie del proprio tempo”. Incontestabilmente. Sì, ho usato il femminile e non è un errore di battitura. Ma su questo ci torneremo dopo. Dicevo, figlie del proprio tempo. Il duo torinese ha iniziato a far conoscere il suo elettropop “ballabile e malinconico” al(l’ormai grande) pubblico da un paio d’anni a questa parte, finendo quasi da subito nel confuso calderone dell’ “indie” italiano [con tanto di riferimenti/frecciatine, tra le altre cose, ai paladini Calcutta e Lo Stato Sociale in Le ragazze]. Inoltre, sulla scia di alcuni illustri predecessori – vedi ICani ai tempi de Il Sorprendente o se vogliamo anche Myss Keta, “angelo dall’occhiale da sera e dal volto velato”, o ancora, Cambogia, il grande bluff-cometa del 2016 – il suo esordio è stato caratterizzato da un alone di mistero attorno all’identità dei poi rivelatesi Marco e Gianluca.

Un po’ dj, un po’ Producer, un po’ cantautori”, accomunati da barba vistosa e look hip-hoppettaro.

Ma lasciando da parte ulteriori ovvietà, vorrei ora riprendere ciò che avevo anticipato all’inizio. Sì perché, istintivamente, di questo progetto a colpirmi è stata l’associazione – credo voluta e calibrata – della propria immagine, visiva stricto sensu ma anche, in un certo qual modo, sonora (perdonatemi la sinestesia), ad un colore specifico… il rosa. Mi spiego. A prevalere è, a mio avviso, un gusto estetico ben definito a cui corrisponde, su un piano distinto ma parallelo, un certo tipo di sensibilità, come emerge dai brani e da una serie di scelte artistiche. In realtà, genealogicamente parlando, non mi è ancora troppo chiaro a cosa si debba attribuire di diritto la precedenza, se al gusto o alla sensibilità.

Il rischio, per alcuni di questi volti nuovi dell’it-pop contemporaneo, è infatti quello di farsi sopraffare da un’attenzione crescente – talvolta esagerata – in direzione della forma più che del contenuto. A ben vedere, questione vecchia come il cucco. Lo stesso Marco, la voce del duo, ha affermato senza tanti giri di parole, che senza le copertine del fotografo Paolo Raeli, siciliano d’origine come lui, i suoi singoli non sarebbero stati la stessa cosa. Probabilmente non avrebbero avuto nemmeno la stessa risonanza mediatica e lo stesso passaparola che hanno portato ad ascolti virali su Spotify [piattaforma senza cui Lemandorle, ricordiamolo, molto probabilmente manco esisterebbero] e alla stagione infinita di live in tutta Italia.

Sia chiaro, non c’è niente di male in questo. Anzi, sicuramente si tratta di un forte segno connotativo. Gli occhiali tondi dalle lenti rosa del cantante, le varie tonalità (sempre di rosa s’intende) presenti in molte delle foto-cover di pezzi ed Ep, un interesse spiccato nei confronti dell’immaginario femminile, raccontato da un punto di vista esterno ma comunque a tratti tendente all’immedesimazione. Quanto tutto questo sia effettivamente “sentito” come esigenza artistico-espressiva o quanto sia, in realtà, una mera sovrastruttura studiata a tavolino, non potrà mai dirsi con certezza. Occhio soltanto a non farsi prendere troppo la mano.

21/03 Lemandorle in concerto a sPAZIO211 / Torino – B o n s a i

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