Door Selection: Lodo Guenzi conduttore e certi featured improbabili

Non è assurdamente bello accorgersi che il leader di uno dei gruppi più criticati al concerto del Primo maggio dell’anno scorso, Lodo Guenzi de Lo Stato Sociale – l’altro, molto biasimato, se non ricordo male, fu Vasco Brondi de Le luci della centrale elettrica – sia stato nominato presentatore dell’edizione di quest’anno? E tutto questo dopo la marea di critici e giornalisti musicali che avevano gridato allo scandalo constatando le loro stonature – e dei tanti gruppettini indie ospiti – sul palco romano dell’anno scorso. È commuovente come l’Italia funzioni sempre secondo il principio del “chi disprezza compra”. Mi ricorda tanto quando Berlusconi andava al governo, ma sulla carta veniva odiato e criticato da chiunque, tanto che, ce lo ricordiamo bene dài, inutile fare finta di nulla, finivamo un po’ tutti per chiederci: “ma se tutti non lo sopportano o ne parlano male, allora chi cazzo l’ha votato?”.

Quindi, senza il benché minimo dubbio, e a prescindere da come sarà la sua performance sul palco della più importante manifestazione/istituzione musicale nazionale dopo Sanremo, passa questa nuova Door Selection, Mister Lodo Guenzi, che da capro espiatorio, untore e simbolo di tutte le colpe, di tutti i mali, di tutti i laghi, di tutti i mari, di tutta la trasandatezza e la sfigataggine indie è diventato una sorta di Re Mida, quasi santone, con lo stesso carisma del Dalai Lama.

A non passare la Door Selection di questa settimana sono invece le collaborazioni improbabili che ogni tanto mi capita di vedere. Cercherò di argomentare meglio che posso.
Io capisco tutto. Capisco qualunque figura del mainstream che finisca per immischiarsi con il disagiato mondo dell’artigianalità musicale italiana. Capisco Cattelan che si autoproclama ambasciatore dell’indie e dell’itpop nazionale, invitando in trasmissione praticamente tutti quanti, uno dopo l’altro, creando quel piacevole effetto di “e questa volta chissà che si inventano, chissà cosa ci sarà”, un po’ quello che si potrebbe pensare, che ne so, a una sfilata di Desigual. Oppure Fiorello o il suo cugino musicale Lorenzo Jovanotti, che giustamente, appena possono, parlano di gruppi e cantautori prodotti da etichette indipendenti, anche se lo fanno come si parlerebbe di piccoli animaletti in estinzione e da proteggere e salvaguardare (e in effetti, a ben pensarci, Calcutta in tale veste sta da Dio). Oppure ancora Fabio Fazio che chiama in trasmissione Toffolo dei Tre allegri ragazzi morti, tutto intabarrato di pelo e con la sua brava maschera, totalmente fuori luogo, quasi spaesato, eppure bellissimo dall’alto della sua saggezza e bravura e che dona un tocco esotico a quello che somiglia così tanto a un circo(lo) di professorini, avvocati, notai e medici, decisamente borghesi e brizzolati, che è il pubblico in trasmissione (e a casa) di Fazio. Insomma, capisco tutto. Capisco anche strani punti di contatti, collaborazioni e duetti sperimentali. Tanto per fare un esempio, non so, mi vengono in mente Samuel dei Subsonica e Mannarino (duetto, a dirla tutta, abbastanza raccapricciante oltre che curioso), Elisa e Tommy Paradise (che fa così tanto Beauty & the Beast: lui così peloso e lei così triestina) o il più normie Caparezza feat. Ex-Otago. Cose di questo tipo. Che ok, saranno pure situazioni stanianti o bizzarre, e forse pure troppo, ma mai quanto – e proprio non capisco cosa ci possa azzeccare – Gazzelle con Lorenzo Fragola. Per quanto, a dirla tutta, Gazzelle si stia pericolosamente avvicinando al mondo di Lorenzo Fragola e da pezzi memorabili come “Nmrpm” o “Non sei tu” è ora in una fase ibrida e decisamente più commercial, con brani come “Martelli”.

Insomma, concludendo, quando dite di “sì” alle collaborazioni – dico a voi interpreti della sfavillante scena attuale – magari pensateci bene, fate un bel respiro, contate fino a dieci, ma vi prego, dico sul serio, pensateci molto bene. O finirete per cantare cose tipo: “Eri super carina / Eri super latina / Eri superlativa / Ma ora è super mattina / E sto peggio di prima”. Devo continuare?

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