Door Selection: il nuovo disco dei Baustelle e la programmazione Rai

Di solito faccio passare più tempo prima di esprimermi su un disco appena uscito, ma in certi casi è davvero impossibile. Questa volta Bianconi e soci lasciano perdere la violenza per dedicarsi completamente all’amore. E come si reagisce di fronte a una cosa del genere? Non si può far altro che alzare le mani e lasciarli fare.

Il risultato è un disco in grado di superare per molti aspetti anche il vol. 1 che l’ha preceduto. La fretta produttiva ha sicuramente giovato perché ha attenuato la tendenza dei nostri a essere a volte troppo cerebrali e calcolatori. Qui non c’è spazio per la riflessione o il pensiero. Ci si abbandona a visioni, prese di coscienza un po’ annebbiate, disinteressate, leggere come fumo. In “Baby” si dice “Mi fai dimenticare di me stesso”. Ed è proprio questo che mi accade, ogni volta che ascolto i Baustelle. È proprio vero: l’immaginario di “L’amore e la violenza” non si era esaurito e loro avevano ancora qualcosa da dire. E mi sembra che il sottotitolo “Dodici nuovi pezzi facili” – ripreso da “Cinque pezzi facili” con Jack Nicholson – sia perfetto, nella sua sintesi estrema che parla però di un amore questione di vita o di morte: “Ti ho baciato sulla schiena / conosciuto la tua angoscia / Perchè non ti ho mai sparato non lo so”.

Il post su Facebook, apparso pochi minuti dopo la mezzanotte – poi qualcuno un giorno dovrà spiegarmi questa cosa del promuovere i dischi a mezzanotte –, che ha lanciato il vol. 2 di “L’amore e la violenza”, è illuminante: “Non sappiamo in quanto tempo si fanno i dischi. Il primo dei Ramones presumiamo sia stato registrato in un giorno, certi di Zappa sono stati aperti e rivoltati dopo anni dal loro stesso autore, altri stanno nella testa di chi ne ha la visione e per certi obliqui motivi ci rimangono senza vedere mai la luce. Il secondo volume de ‘L’amore e la violenza è stato scritto un po’ intenzionalmente e un po’ per caso di fretta, correndo, mentre una bella stagione delle nostre vite passava, mentre ci sembrava che il tempo stesse per finire. Come godersi l’ultimo tuffo in mare prima della fine dell’estate, o fare l’amore come se non ci fosse un domani: la stessa meravigliosa sensazione di supereroico coraggio, ultraumana gioia”.

Il ragionamento di Francesco, Rachele e Claudio è giusto. Il tempo per la realizzazione di un album è molto relativo. Nello scorso post di “Door Selection, ouverture di questa mia rubrica per il sito de Le Rane, la critica al nuovo album degli Zen CircusIl fuoco in una stanza” verteva proprio sull’evidenza che la produzione degli Zen, ultimamente, si sia fatta eccessiva e con pause troppo brevi tra un album e un altro. Raccontavo di come la fretta crei spesso problemi al risultato finale di un disco. E questo per me è vero quasi sempre. Il fatto che ci voglia del tempo perché le cose siano fatte al meglio non è una semplice regola, ma un vero e proprio assioma. Nel post su Facebook i Baustelle non a caso citano i Ramones e Frank Zappa. Non tutti possono permettersi tempistiche così rapide. E i Baustelle appunto – facendo le giuste e più che dovute proporzioni con gli artisti che citano – possono permetterselo.

Come sempre dentro a ogni album baustelliano c’è un universo di citazioni: si passa dai Pulp, scivolando non di rado nella psichedelica e si permane su un percorso british, con non pochi richiami ai Blur. In tutto questo si affaccia aristocratica e un po’ svogliata la letteratura come ad esempio il racconto de “L’Aleph” di Borges “La casa di Asterione” che ispira l’ultima traccia del disco “Il minotauro di Borges”.

Il titolo di questa rubrica è “Door Selection” ed è tratto da una canzone de I Cani. Vale la pena ricordare, per chi non avesse letto il post d’esordio, che qui sarà un po’ come stare all’ingresso di un locale. Ci saranno due argomenti, due segnalazioni che potranno essere nuove uscite, nuovi dischi, nuovi video, ma anche personaggi, reazioni, comportamenti, fatti, concerti. Ogni volta in due vorranno entrare: uno passerà, l’altro no. Inutile specificare che questa settimana alla “Door Selection” i Baustelle passano a mani basse.

A non passare questa volta invece è chi dirige la programmazione Rai. Definire la gestione delle trasmissioni di mamma Rai pessima è un eufemismo. La colpa del giudizio negativo non è solo imputabile all’enorme cappella di sovrapporre il programma di Agnelli in onda su Rai 3 alle 23.10 a un altro programma notevole – dedicato al cinema – come “Stracult” su Rai 2, in onda quasi allo stesso orario, ma è peggio, molto peggio.

Ossigeno” di Manuel Agnelli è andato in onda per solo cinque misere puntate e questo la dice lunga sullo scarso livello culturale in cui il paese verte. Un programma del genere – con tutti i suoi pregi e difetti – meriterebbe una programmazione continua, alla Fazio tanto per intenderci. Mentre scrivo l’idea sorge spontanea: perché non sopprimere Fazio – da intendersi il programma di Fazio – per mettere al suo posto “Ossigeno” di Manuel Agnelli? Possibilmente anche in una versione più lunga, meno ansiosa. Ho visto tutte e cinque le puntate e in ognuna c’era questa pesante atmosfera del dover far presto, del dover rientrare nei tempi. Interviste come fossero lasciate a metà, ma che il telespettatore avrebbe voluto continuassero all’infinito: come quella fatta a Mimì dei Massimo Volume, per dirne una. E si vedeva che Agnelli, e in generale tutti gli ospiti, per niente abituati ai tempi televisivi, ne soffrivano.

Ora tutte le mie speranze sono rivolte verso quel buon uomo di Brunori Sas e al suo programma “Brunori sa”, in onda sullo stesso canale dal 6 aprile. Il trailer morettiano del programma – citazione da “Palombella rossa” – mi ha fatto ben sperare. L’immagine che in questo momento mi si forma nella mente è quasi istantanea. Li vedo nitidi, come fossero reali, davanti a me. C’è Brunori che prende a schiaffi Fazio e gli grida: “Come parla? Come parla? Le parole sono importanti!”, mentre Agnelli lo tiene fermo da dietro.

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