Questi sono i 45 migliori dischi italiani del 2025, ma questa classifica non è una classifica. O meglio è una classifica ma non una di quelle calate dall’alto dalle stanze umide di una redazione di persone che pensa di saperne più di voi della musica che gira. Questa classifica è prima di tutto un sondaggio. Come scrivevamo l’anno scorso “per noi stilare questa “classifica” significa, oltre creare un contatto e delle interazioni con chi ci segue, monitorare e comprendere la strada che stiamo percorrendo attraverso il rapporto che abbiamo intessuto con i nostri lettori. Ci permette di capire cosa avete ascoltato, cosa vi è piaciuto e quali lavori, in qualche modo, sono emersi dal mare in tempesta delle produzioni musicali contemporanee”.
Quest’anno sono usciti album incredibili, alcuni dei quali ci hanno messo pochissimo a entrarci sottopelle, altri hanno avuto bisogno di più ascolti. È stata un’annata ricca, non solo numericamente ma anche di contenuti, di lavori fatti come si deve. Per questo scegliere, per noi come per voi, non deve essere stato semplice. Dopo un sondaggio durato una settimana, in cui avete potuto votare un minimo di 7 album da una selezione di circa 250, ci siamo: ecco a voi i 45 migliori dischi italiani del 2025.
45. Neoprimitivi – Orgia Mistero (55 voti)
Un’astronave aliena che si schianta sulla Terra. Orgia Mistero, l’album di debutto della band romana Neoprimitivi, si presenta più o meno così. Quattro tracce, di cui la prima – Sul Globo d’Argento –dalla durata di ben 21 minuti, nate dopo mesi di residency al Trenta Formiche di Roma. Esperienza durante la quale si sono scambiati ascolti, idee e persino gli strumenti. Il risultato è un viaggio cosmico e sonoro, tra atmosfere psichedeliche e un pizzico di oscuro citazionismo. Se glielo chiedi ti dicono che fanno krautpostpunksampler.
di Mark Brunasso

44. Gaia Banfi – La Maccaia (57 voti)
Gaia Banfi, esordisce con La Maccaia, un disco cantautorale, sperimentale, per certi versi anche dall’anima elettronica che ogni tanto si manifesta più chiaramente. La Maccaia è un fenomeno meteorologico che scaturisce dall’incontro tra aria calda e fredda, in cui spesso prevale il vento caldo di scirocco, specie in posti di mare, e che crea un’atmosfera sospesa e rarefatta che descrive e tratteggia alla perfezione il clima sonoro di queste sette tracce che si inseriscono in quel filone che ultimamente è esplorato da altri artisti come Massimo Silverio o Daniela Pes. Questo suo inizio solista (aveva già pubblicato un disco ma non in solitaria) lascia intravedere diverse direzioni possibili che potranno poggiare su solide basi vocali e compositive che già da questo album emergono molto chiaramente. Gaia Banfi è davvero brava.
di Ernesto Razzano

43. Any Other – Per te, che non ci sarai più (58 voti)
“In un giorno come questo il sole è un insulto alla tua assenza”. Nello struggente ritornello di Distratta, l’unico singolo di Per te, che non ci sarai più, è racchiusa tutta l’essenza della nuova fatica discografica di Any Other.
Il nucleo tematico che lega i brani è un duplice evento traumatico, la scomparsa di un animale domestico e quella di un amico col quale si era certi di poter passare tanto altro tempo assieme. La voce di Adele esorcizza il dolore, lenisce le ferite come il lento scorrere del tempo e, come in una seduta di psicoterapia, dà un senso a tutta la sofferenza provata.

42. Marco Giudici – Trovarsi soli all’improvviso (59 voti)
In questo nuovo lavoro troviamo Marco Giudici più fragile, riflessivo, che misura parole e atmosfere in battiti cardiaci delicati e si racconta in un modo tanto essenziale quanto efficace, senza dimenticarsi di alcune incursioni nell’indie più puro
“Trovarsi soli all’improvviso” è un pamphlet per provare a stare al mondo senza rintanarsi, ma anzi scoprendo che le proprie sensazioni di inadeguatezza sono le stesse di altri; è un disco che può diventare, per chi ne saprà cogliere la forza nascosta, una vera e propria coperta di Linus: morbida, accogliente e dalla quale non bisogna mai allontanarsi troppo.

41. Le Feste Antonacci – Uomini Cani Gabbiani (62 voti)
Uomini, cani, gabbiani di Le Feste Antonacci entra silenzioso e ti resta addosso, come una corrente sotterranea che attraversa giorni e gesti senza clamore. Il disco esplora le contraddizioni dell’umano: la voglia di connessione e il desiderio di fuga, la leggerezza e la malinconia, la fragilità e la forza. Le Feste Antonacci trasformano memorie e sentimenti in musica che pulsa sotto la pelle, rifiutando scorciatoie e stereotipi. La gentilezza diventa atto radicale, la vulnerabilità resistenza, e l’ottimismo, pur fragile, necessario. L’album oscilla tra introspezione e movimento, tra corpi che danzano e menti che riflettono, offrendo uno sguardo feroce e poetico sulla vita contemporanea. Non cerca applausi né consenso: pretende attenzione e ascolto profondo, scuotendo chi lo accoglie con la sincerità dei suoi suoni e la densità emotiva dei suoi temi.
di Ilaria Di Santo

40. Achille Lauro – Comuni Mortali (63 voti)
Con Comuni mortali, l’istrionico Achille Lauro continua la sua corsa nella teatralizzazione della musica italiana, mescolando cantautorato, glam, pop e suggestioni vintage in un impasto che promette, come al solito, tanto ma mantiene troppo poco. L’artista, tanto camaleontico da risultare semplicemente confuso, tenta la carta della profondità autoriale, ma lo fa con una vocalità spesso incerta e monocorde, che fatica a reggere il peso emotivo dei testi. Con i riflettori puntati sul contenuto, poi, è difficile non fare caso alle numerose banalità e alle fastidiose soluzioni retoriche.

39. Colombre & Maria Antonietta – Luna di Miele (64 voti)
Luna di miele, di Colombre e Maria Antonietta, è un album d’amore non come un album d’amore, ma più di un album d’amore. È il joint-album della loro unione: non parla di innamoramento né di rotture, ma di quello che c’è in mezzo, del quotidiano, dei dialoghi domestici, dei gesti minimi, delle frasi dette nude, senza filtri. Ci mostrano la loro vita come se fossimo mosche in casa loro: tra cucina e soggiorno, le piccole trattative per le feste, l’addormentarsi sui tetti come i gatti.
Non ci sono opposti, solo un unisono felice, una visione unica ed equilibrata di hotel vintage, vacanze lente, meraviglia semplice. La musica accompagna leggera melodie solari che profumano di Adriatico. Questo piccolo mondo utopico, fragile e sicuro, è un antidoto contro lo schifo che ci circonda, quasi un’ Isola delle Rose domestica. Quale altro angolino meraviglioso ci strapperanno dal quotidiano e porteranno a Sanremo?
di Claudia Verini

38. Altea – Nessuna (67 voti)
Nessuna, il nuovo EP di Altea, è un lavoro che nasce dal bisogno di fermarsi e ripartire da sé. Cinque tracce in cui la musica diventa specchio di riflessione, ascolto e ricerca interiore, raccontando il ritorno alla propria voce dopo un periodo di silenzio e di sperimentazione. I brani dell’EP affrontano emozioni e contraddizioni personali senza mai spettacolarizzarle. Dalla malinconia di “Mia” all’energia controllata di “Alto il mento”, le canzoni si sviluppano come piccoli spazi di verità, dove il ritmo e le melodie supportano la voce senza sovrastarla. La scrittura rimane precisa e intima, capace di restituire momenti di fragilità e presenza, con immagini e sensazioni che si imprimono nella memoria dell’ascoltatore.

37. Tropico – Soli e disperati nel mare meraviglioso (69 voti)
Soli e disperati nel mare meraviglioso è un disco che si muove come una deriva consapevole, lasciandosi attraversare da un sentimento di spaesamento che non chiede di essere risolto, ma abitato. Tropico costruisce un racconto emotivo che nasce dalla frizione costante tra desiderio di luce e attrazione per l’ombra, tra l’immaginario estivo e una malinconia che affiora sotto la superficie, come una corrente invisibile. Il mare evocato non è mai davvero consolatorio: è uno spazio vasto, ambiguo, capace di accogliere e allo stesso tempo di far sentire piccoli, esposti, irrimediabilmente soli. Al centro c’è una soggettività che osserva se stessa mentre si consuma, che riconosce la bellezza del caos ma ne avverte anche il peso, l’inevitabile senso di perdita. Ne emerge un disco che fotografa un tempo emotivo fragile, in cui la disperazione non esplode mai davvero, ma resta sospesa, come un pensiero che ritorna ogni volta che il silenzio diventa troppo grande.
di Ilaria Di Santo

36. Dutch Nazari – Garda le luci amore mio (70 voti)
La scelta di citare Ernaux è chiaramente consapevole: anche l’album di Dutch Nazari ci pone di fronte a un’esposizione di fotografie del nostro presente. Non la definiremmo una mostra dell’orrore, ma certo ci addentriamo in corridoio in cui a essere svelate sono le contraddizioni di ogni giorno: ogni ascolto di radio, tg, playlist e podcast come di ogni secondo trascorso sui social tra un reel d’intrattenimento e il video di un edificio bombardato, tra un genocidio e una risata. Dutch ci conduce così nella visione della nostra zona d’interesse commentando con l’ironia con cui l’abbiamo conosciuto e che continua a sopravvivere al tempo.
di Alessandro Triolo

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