Ne hai le scatole piene del Festival di Sanremo e del bombardamento mediatico a cui sei stato sottoposto a Febbraio? Nessun problema, ci sono i nuovi Nascosti in piena vista: 4 dischi usciti a Febbraio 2026 che ti sei perso sicuramente e che dovresti recuperare.
Lontani dal mainstream, sound freschi, flow orecchiabili, talento da vendere: “Nascosti in piena vista” è la nostra rubrica mensile in cui ti facciamo scoprire un po’ di lavori che probabilmente ti sono sfuggiti, tra cui magari puoi trovare il prossimo tuo disco preferito. Ci butterei l’orecchio fossi in te.
Scopri i 5 dischi che ti sei perso a Febbraio 2026
“Minimarket” di Santachiara

Il nuovo disco di Santachiara parte da un presupposto molto chiaro: la musica, come l’arte, nel suo processo di industrializzazione è divenuta prodotto, merce da scaffale. Vince chi si sa vendere meglio. L’artista attraverso un corollario di suoni e influenze molto variegato utilizza la metafora del supermercato per fare una denuncia del sistema più o meno implicita.
Il suo è un genere che spazia tra il rap e il cantautorato, la scrittura è fresca come la verdura di stagione. Si inserisce nella lotta per l’attenzione del pubblico ma con leggerezza e consapevolezza: le sue 11 storie raccontano degli ultimi due anni della vita dell’artista. Le piccole cose, le passioni, le delusioni: il punto di vista che dal basso si allarga toccando temi cruciali della cultura contemporanea, non solo musicale. “Minimarket” suona piacevole, per nulla ammiccante o piacione.
di Raffaele Annunziata
“Lasciatemi cucinare” di Calmo

Aspettavo questo lavoro da un po’ e posso dire che non mi ha affatto deluso. Calmo scrive, suona, canta, mixa: è un artigiano della musica e si occupa a tutto tondo del suo progetto. “Lasciatemi cucinare” è come essere invitati al pranzo della domenica da un amico: il menù è ricco, variegato e stratificato, la compagnia è piacevole.
Le portate sono a base di funk e R&B, i feat naturali e sinergici: ognuno dei commensali porta qualcosa da casa e contribuisce alla tavola imbandita. Viscardi e Giada De Prisco in “The Hell” portano il loro groove; che conciliazione quando entra la voce calda del rap morbido di Ugo Crepa in “Non siamo i Queen”, brano che resta sul palato e contribuisce a conferire all’intero lavoro quella qualità per cui hai subito voglia di riascoltare un disco tutto daccapo, e tornare da Calmo anche la settimana dopo. “Ce stevo penzanno”, infine, è il dessert: aggiunge un po’ di colori brasiliani come una ciliegina sulla torta.
Luigi Calmo potrebbe benissimo essere il tuo prossimo artista preferito.
di Raffaele Annunziata
“Rivelarsi” di Matteo Salzano

Febbraio è il mese di Sanremo, e della musica amplificata da mille situazioni collaterali, talvolta perfino bilaterali. Le canzoni risuonano a volume alto, accompagnate da interviste, gossip, distrazioni per occultare proposte non sempre convincenti. Il primo album di Matteo Salzano, cantautore napoletano trapiantato nel reggiano, è l’antidoto perfetto. Mezz’ora di ascolto, otto brani delicati, sussurrati, che entrano in punta di piedi. La chitarra acustica come motore di tutti i pezzi, ad eccezione di A volte sbaglio e Prosciuga, al pianoforte. I fiati che la raggiungono e che fanno da cassa di risonanza alle parole scelte dall’artista, sempre con cautela e con un invidiabile (per un gemelli, ma non solo) senso della misura.
Uno scorrere fluido che parte da Resta qua, che ripete la stessa frase in un loop onirico, e che si distende in un folk a bassa voce che richiama Damien Rice. Nell’epilogo della title track, arriva a dialogare una voce femminile eterea, che ricorda quando ancora c’era Lisa Hannigan, ascoltavamo Vulcano, eravamo felici e forse lo sapevamo. Rivelarsi è un disco che non sarà mai di moda – e va bene, l’intenzione non era questa. Piuttosto, è un piccolo metaspazio entro cui rifugiarsi, per recuperare un po’ di pace e di lucidità, quando la musica (la vita) diventa un po’ troppo rumorosa.
di Filippo Colombo
“Nostalgia/Futuro” dei Nostalgia/Futuro

Di nostalgia se ne parla tanto, in generale e nella musica. È dalla rielaborazione dei ricordi che spesso nascono le migliori canzoni. Il progetto Nostalgia/Futuro, però, sembra focalizzarsi su un punto un po’ diverso. Il tempo in cui viviamo si tiene in equilibrio su un filo che pende costantemente tra passato e futuro. Il primo è idealizzato, il secondo ci travolge spesso con la sua vacuità e incertezza.
I Nostalgia/Futuro con il loro alt-pop, fatto di synth e ritmiche talvolta ossessive contrapposte anche a sfumature più cantautorali, con il loro omonimo disco d’esordio (edito per 42Records) affrontano quelle suddette contraddizioni. Il presente vive di incoerenze e fratture: nel kit di sopravvivenza della band una buona dose di sarcasmo e ironia non può assolutamente mancare.
Qualcuno l’ha definito un disco “post-digitale”, un lavoro che abita il presente con la consapevolezza che l’ottimismo riposto nel progresso è stato tradito e disatteso.
di Raffaele Annunziata
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