Pare che il primo agosto 1926 piovesse, o almeno così vuole la leggenda. Di certo sappiamo che era una domenica, giorno abbastanza caro agli amanti del pallone. Ed è proprio in quella data che nasceva l’Associazione Calcio Napoli, la bisnonna dell’attuale Società Sportiva Calcio Napoli, che proprio oggi spegne le cento candeline. O almeno così vuole la leggenda, ancora una volta.
Si, perchè Napoli ha questa incredibile tendenza a rendere tutto mito, come dimostrano le origini stesse della città di Partenope. In realtà le cose sono un tantino diverse: il Calcio Napoli nacque ufficialmente il 25 agosto 1926, era di mercoledì e non ci sono note le condizioni meteorologiche nei pressi del Golfo. Quel giorno vide la fusione definitiva tra il Naples Foot-Ball Club e l’Unione Sportiva Internazionale Napoli, che unirono le forze per dar vita a una storia che porterà all’ombra del Vesuvio quattro scudetti, una Coppa UEFA, un fallimento e un mancino di un metro e sessantacinque niente male.
“Primo agosto pioveva, di domenica era”
Cosa c’entra tutto questo con la musica? Beh, molto. Se avete guardato una qualsiasi partita in casa del Napoli negli ultimi anni, avrete notato il coro che accompagna l’ingresso della squadra in campo. Quello che recita “Primo agosto pioveva di domenica era”.
Si chiamerebbe Napoli è della gente, ma come per tutte le forme musicali nate dalla cultura popolare non esiste un titolo ufficiale, e non aspettatevi di trovarla sugli store digitali (allo stadio di domenica si). E vi sorprenderà sapere che questa meravigliosa melodia ha una storia molto interessante, e a tratti anche un po’ commovente.
L’ha scritta Cristian Vollaro, un posteggiatore napoletano. Cos’è un posteggiatore? Beh, diciamo che è un’antica e leggendaria figura artistica che vive nei vicoli della città. Potremmo banalizzare dicendo che fosse un musicista di strada, ma a Napoli i posteggiatori sono cosa assai più seria: chitarra in spalla, voce nel petto e la città come unico palcoscenico.
Cristian Vollaro potevi trovarlo a Port’Alba, Spaccanapoli o da Sorbillo. Già, potevi, coniugando il verbo al passato, perchè Cristian non è più tra noi da qualche anno. È morto nel 2024, a soli 45 anni.
Prima di lasciarci però decise di comporre una canzone. Si, quella canzone. E così quella melodia, nata per le strade della città, è stata adottata dallo stadio che ha visto giocare il più grande di tutti, e che non a caso porta il suo nome.
Quella 2023/2024 era una stagione complicata. Il Napoli col tricolore sul petto aveva perso la rotta, lo scudetto (e forse anche un po’ di identità). Poi a marzo è arrivato un sorprendente 2-1 contro gli arcirivali della Juventus, e il Maradona ha cominciato a cantare di quel mitologico primo agosto.
Da quel giorno Napoli è della gente di Cristian Vollaro è diventata il coro da intonare prima di ogni partita in casa. Porterà bene, dato che l’anno successivo diventerà l’inno non ufficiale del quarto scudetto.
Quella volta Cristian Vollaro allo stadio non c’era. O forse sì.
E se pensate che sia solo un inno al calcio, allora non avete capito niente. Perchè, come diceva qualcuno, “chi capisce solo di calcio, non capisce nulla di calcio”.
Il testo e il significato di Napoli è della gente di Cristian Vollaro
Primo agosto pioveva
Di domenica era
Maglia in lana e un pallon
E nasceva l’amor
Ha l’azzurro del cielo
Come sfondo il Vesuvio
Ed il bianco si sa
è la sua integrità
È di fango e sudore
Sacrificio e passione
E la storia si sa
della nostra città
Napoli è della gente
Il passato il presente
E il futuro si sa
Ci ritroverà qua
Perchè noi ti adoriamo
Senza te non viviamo
Forza Partenope
Il mio cuore è con te
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