Facciamo insieme una rapina baby! ci si è incollato nella testa come quei ritornelli che non ti abbandonano per un bel po’, e che però non diventano una maledizione, ma un piccolo alibi mentale quotidiano entro cui rifugiarsi e che non stanca mai. Se dovesse però sopraggiungere un piccolo cedimento, allora potrebbe essere il momento di andare a ritroso a scoprire la discografia di Maria Antonietta e Colombre.
La loro Luna di miele, il joint album pubblicato a settembre 2025, ma anche, e soprattutto, tutto quello che c’è stato prima.
Maria Antonietta, nel 2012, pubblicò un album punk, iconoclasta, con pezzi destrutturati e pieni di rimandi alla teologia. Una follia che però alla base sottendeva la visione di una musicista che cercava di farsi strada nella scena indie a predominanza maschile. E poi sono arrivati altri dischi, altri archetipi, altre immagini. Senza mai aver abbandonato la presenza scenica che rende impossibile staccarle gli occhi di dosso quando sale sul palco, e la capacità di cantare testi colti senza mai essere presuntuosa o inaccessibile.
E poi c’è Colombre. Esponente di un cantautorato onirico e realistico al tempo stesso. Gli esordi coi Chewingum, e poi la carriera solista. Un movimento parallelo, fuori dalle correnti dell’indie che ciclicamente diventavano mainstream, conservando l’integrità artistica e scegliendo con cura le parole delle sue canzoni.
E quindi, ecco alcuni pezzi per scoprire i loro sentieri meno battuti.

“Con gli occhiali da sole” di Maria Antonietta
Non il brano più rappresentativo di Maria Antonietta: il suo percorso artistico l’ha portata su altre tematiche attraverso una ricerca spirituale e artistica, smussandone la rabbia giovanile. “Con gli occhiali da sole”, brano degli esordi contenuto nel primo omonimo disco della cantautrice, uscì in un periodo in cui la musica online la potevi scoprire principalmente attraverso i consigliati di YouTube. Clandestinamente potevi caricare tracce che non ti appartenevano, caricare su un’immagine a bassa risoluzione e il gioco era fatto. Ho scoperto molti gruppi e brani così. Iconico, per esempio, il video di “Gomma” dei Baustelle con l’immagine delle Superchicche.
Maria Antonietta, acerba e spigolosa, con la sua voce “particolare” e quel pop punk imbracciato come uno scudo, con quel brano inconsapevolmente dipinse una porzione dell’immaginario “indie” degli anni ‘10. Dando corpo alla rabbia e alle frustrazioni post-liceali, quel primo disco ha rappresentato non solo una sorta di biglietto da visita, ma un modo di entrare sgomitando e graffiando in una scena, che allora più di oggi, riservava poco spazio e attenzione alle cantautrici.
«Ha una voce troppo particolare per essere apprezzata dal pubblico della musica di oggi» commento su YouTube invecchiato malino.
di Raffaele Annunziata

“Pulviscolo” di Colombre
L’album Pulviscolo, dopo l’esperienza nei Chewingum, nel 2017 dimostrò come Giovanni Imparato potesse intraprendere una carriera solista e costruire una sua identità intorno allo pseudonimo Colombre, omaggio all’omonimo racconto di Dino Buzzati.
Le relazioni umane, si sa bene, sono complesse, ma quando tutto diventa chiaro, la sincerità vince. Trovare il coraggio di voltare pagina a volte è difficile, ma saperlo dire con una certa delicatezza forse ancor di più. Se solo la title track di quel disco d’esordio fosse uscita nel 2001, Wes Anderson l’avrebbe probabilmente preferita a “Needle in the Hay” di Elliot Smith in quell’iconica scena de I Tenenbaum in cui “mi son tagliato molto i capelli davanti allo specchio e mentre cadevano restavo immobile”.
Un balsamo per l’anima.
P.s. Prima o poi avrò il tempo di realizzare un video non ufficiale di questo brano: immagine fissa su del pulviscolo attraversato da un raggio di sole, un po’ nello stile degli ultimi video di Andrea Laszlo De Simone.
di Simone Moggio
“Santa Caterina” di Maria Antonietta
Non ho le statistiche sotto mano, ma sono pronto a scommettere che il 95% delle persone che conoscono questa canzone ha affermato, durante il Festival, che “io Maria Antonietta la ascolto da quando sotto i palchi eravamo in 10 a spaccarci le ossa”. Due minuti di follia. Le grida disperate, quel “avere vent’anni e non avere mai imparato niente” urlato che ha scandito il nostro decennio, la chitarra elettrica che regna sovrana. Maria Antonietta è punk ed è un’esperta della religione. Che è la protagonista del suo primo, omonimo album, e di questo brano, dove senza blasfemia o tracotanza afferma di voler essere come Santa Caterina. Un universo lontano da quello visto all’Ariston, ma pure Walt Whitman, alla fine, contiene moltitudini.
di Filippo Colombo

“Anche tu cambierai” di Colombre
Ho avuto la fortuna di ascoltare per la prima volta questo brano nel 2020, dal vivo. Dopo l’esordio nel 2017 con l’album Pulviscolo, Colombre pubblicava nel marzo di quell’anno il suo secondo disco, “Corallo“. Durante quei tre anni, il cantautore marchigiano aveva nel frattempo prodotto il nuovo lavoro della compagna Maria Antonietta, Deluderti, e militato come chitarrista nei tour di Calcutta, attendendo, esattamente come un corallo che cresce con lentezza, il momento giusto in cui sganciare la propria bomba musicale. E Corallo una piccola bomba per il panorama discografico indie dell’epoca lo fu davvero.
Le canzoni che conteneva, in generale, erano un inno alla trasformazione, dal brano Crudele – con quell’intro capace di ricordare All Things Must Pass di George Harrison – ad Anche tu cambierai, pezzo che chiudeva il disco.
E torniamo alla mia fortuna nel poterlo ascoltare dal vivo. Era una sera di settembre e la riflessiva malinconia di quella canzone metteva in musica la paura del cambiamento, nelle persone e nei loro sentimenti. Ricordo che, distanziato da un metro e mezzo e bardato nelle mascherine chirurgiche, tutto il pubblico, su quelle note leggere e profonde assieme, come l’acqua di un mare calmo, sembrava stringersi dentro un abbraccio collettivo. Non vi era più paura in quella musica, ma accettazione di un futuro incerto.
Riascoltarla oggi è capire che quel coraggio condiviso aveva ragione d’esistere.
di Monica Malfatti

“Ombra” di Maria Antonietta
È un segreto sussurrato nella penombra di una stanza d’albergo. Una moquette demodée valigie, effetti personali, una pila di libri piegati e trascinati con sé strada dopo strada: Arthur Schopenauer, Sylvia Plath, Antonia Pozzi, si legge nelle costine accatastate. Accanto, un diario bordeaux e una scritta sul retro del frontespizio: “La felicità proietta sempre un’ombra lunga”. Esistenziale e romantico, è il ritornello-sentenza di Ombra, sesto brano di “Sassi“, l’album del 2014. Il secondo dopo l’esordio. Così Maria Antonietta riflette sulla caducità di una felicità che, in quanto tale, va vissuta in ogni modo. Anche oltre i limiti della realtà: quelli, restano in ombra.
di Alessandro Triolo
“Blatte” di Colombre
Ammetto di aver scoperto Colombre come il fidanzato di. Era il 2015 e i Chewingum insieme a Maria Antonietta pubblicavano l’EP Maria Antonietta Loves Chewingum. La tracklist era composta da quattro riarrangiamenti di brani di Sassi, l’album della cantautrice pesarese pubblicato l’anno prima per La Tempesta, più Fotoromanza di Gianna Nannini. Nei credits lessi il nome di Giovanni Imparato alla voce, alla chitarra e nella produzione. In breve tempo un me quindicenne scoprì, con sommo sbigottimento, uno dei motivi di tale collaborazione.
Superata a denti stretti, pochi anni dopo – era il 2017 – scoprii che “il fidanzato” di Maria Antonietta aveva pubblicato con il nome Colombre un album intitolato “Pulviscolo” e che, a lanciare il progetto, era un singolo intitolato “Blatte” in collaborazione con un Iosonouncane in odore di santità nel panorama indie dopo il capolavoro di “Die“. Immediato è stato l’impatto del lento e cinico avanzare di Blatte, il suo incedere basso e batteria, i cori soul che si mescolano nella sintetica distorsione sonora della tastiera, la delicatissima voce di Colombre sovrapposta agli acuti taglienti di Jacopo Incani. Raramente il disgusto è stato cantato con una grazia così vertiginosa.
di Alessandro Triolo

Bonus track: “Occhi Bassi Serenade” di Maria Antonietta
Maria Antonietta ama da sempre le cover. Il suo disco Deluderti si conclude con una versione di E invece niente dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Assieme ai Chewingum, ha coverizzato se stessa e Gianna Nannini. Coi Selton, ha rilasciato Luglio. Ed è per questo, che il brano perfetto per conoscere Maria Antonietta potrebbe anche essere una cover.
In questa versione swing della canzone dei TARM, l’artista marchigiana offre un piccolo manifesto di sé. Della sua anima tormentata, dell’autoironia di certi versi volutamente esagerati, delle sfumature punk della voce. E i fiati in sottofondo, mentre Maria Antonietta e Davide Toffolo recitano “hey hey baby, molto sex, coca cola, testa vuota!” sono un gioiello.
di Filippo Colombo
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