Dopo la recente partecipazione al Festival di Sanremo, riapriamo un vecchio scrigno nel nostro cuore e ti portiamo a scoprire Tommaso Paradiso, ciò che è stato per noi e cosa sono stati i Thegiornalisti.
È un po’ che non tornavamo ad approfondire la sua musica, in effetti. Forse ne avevamo parlato meno, perché, dopo che il cosiddetto indie cominciò a diventare mainstream, lui, solcando la scia dell’ItPop e muovendosi all’interno di logiche di mercato lontane da quelle dei primi dischi, finì per spostarsi verso un target di pubblico diverso.
Eppure, anche in quella fase, ha scritto belle canzoni, vere comfort zone. Riascoltandole oggi, ci rendiamo conto che erano un passaggio necessario del suo progetto, un passo fondamentale che lo ha portato, appena un mese fa, a Sanremo 2026 con I Romantici. Il focus del suo romanticismo si è evoluto: non più solo l’amore urlato e condiviso, ma l’emozione del cuore di un padre.
All’Ariston abbiamo assistito probabilmente alla fase di consacrazione della sua carriera: una partecipazione che aspettavamo da tanto
Su una ballatona dedicata alla figlia, con il cuore in mano, abbiamo visto riunite tutte le fasi e le caratteristiche dei suoi progetti: la nostalgia dei primi anni, il romanticismo caratteristico del suo progetto da solista, la leggerezza delle cose semplici. Accompagnato da quelle triadi di accordi maggiori al piano, limpidi nelle strofe e seguiti dalla sua voce urlata, Tommaso ci ha riportati quel periodo di inni collettivi, tanto che I Romantici ci ha fatto esclamare: “CAZZO RAGA, I THEGIORNALISTI” <3
Così abbiamo scelto alcuni suoi successi, per far rivivere anche a te il percorso che lo ha portato sul quel palco mitologico. Tra scene di vita quotidiana, cortometraggi su synth anni ’80, spiagge di Fregene e amori urlati in viaggi di notte, senza una meta e col volume a cannone, possiamo dire che Tommaso Paradiso ci ha cresciuto cantando pezzi che rimarranno per sempre testimonianza de “I nostri anni”.

“Io non esisto”, 2010
Scoprire Tommaso Paradiso vuol dire inevitabilmente imbattersi nei Thegiornalisti. E un viaggio a ritroso nella discografia della band non può che partire dal lontano 2010, anno in cui venne pubblicato “Vol.1“. Riascoltando quel disco dalla celebre copertina bianca con una penna bic nera ritratta al centro, ci trasciniamo in un contesto molto lontano da quello in cui si è mossa la band negli ultimi album. Ritmiche garage rock e rock n roll, chitarre psichedeliche arrotondate e ammorbidite, adattate cautamente per costruire l’impalcatura per un cantato ispirato a una ruvida e trascinata trascuratezza rockabilly.
Io non esisto, non fu un singolo estratto, ma divenne negli anni un punto di riferimento della discografia della band. Un lamento straziante cantava un amore impossibile, l’indifferenza immutabile nonostante il passare del tempo. Le sue sfumature emozionali amare d’amore sognato e negato, spiattellate in modo tanto diretto e senza filtro la fecero diventare facilmente lo stendardo di molti sventurati in amore.
Resta ad oggi una sorta di cimelio nella discografia di Tommaso Paradiso, se non altro perché ce ne dà un’immagine diversa dalla solita fatta di romanticismo e synth anni 80′.
di Raffaele Annunziata

“Fine dell’estate”, 2014
I testi di Tommaso Paradiso (con e senza i Thegiornalisti) sono quasi sempre pieni di paesaggi, immagini vivide, quasi come fossero dei piccoli cortometraggi musicali. Questo è sempre stato un punto di forza: le tracce permettono all’ascoltatore di empatizzare con il racconto, i protagonisti, gli sfondi. Se questa cosa vi affascina, Fine dell’estate è il pezzo giusto.
Un racconto nostalgico, vivido: la fine delle chiacchiere al bar, la bicicletta Atala, “la mia malinconia è tutta colpa tua e di qualche film anni 80”. Tommaso Paradiso trova le parole giuste per raccontare una dolce ma severa ferita (non sarà l’unico) e la band lo accompagna con un tappeto musicale di sintetizzatori che glaciano i primi venti settembrini e spostano velocemente i giorni del calendario. L’electropop tipico della band è l’unico mezzo possibile per controbilanciare l’estate che finisce con i ricordi da portarsi dietro, la libertà dei piedi scalzi con le valigie da preparare.
Anche gli anni 80 citati nel testo sono l’ennesima bilancia tra edonismo sfrenato e la rivoluzione che negli anni 90 avrebbe sconvolto tutto. Era tutto al posto giusto ed al momento giusto: quel movimento che prestissimo sarebbe diventato mainstream aveva voglia di narrare, condividendo emozioni e piccoli traguardi. È, in sintesi, una traccia matura nel senso anagrafico del termine: non ragazzini con le pistole ad acqua ma adulti con il cornetto al tramonto. Si riascolta e si finisce sempre a quella sensazione agrodolce, a una così lontana stagione della nostra vita. Quell’indie ha raccontato, punto.
di Francesco Pastore

“Il tuo maglione mio“, 2016
Lo scrittore Andrea Bajani, in Il libro delle case, dice che le case sono contenitori di vite e che i muri, così come gli oggetti, sono testimoni attivi capaci di conservare memoria.
Il tuo maglione mio dei Thegiornalisti, una delle canzoni più delicate di Completamente Sold Out (2016), ragiona in fondo allo stesso modo.
È una storia d’amore finita, raccontata non attraverso le parole, ma attraverso un maglione e tutto ciò che emana: dagli odori intrisi nei suoi filati ai ricordi, fino alle forme assunte dalla sua vestibilità consumata. Il maglione diventa così non solo quel capo abbandonato sopra la sedia che si ha paura a mettere a posto, ma anche simbolo di assenza. Le immagini quotidiane non vengono descritte direttamente, ma affiorano in modo naturale, quasi figurativo, come se emergessero dalle sue stesse fibre.
I suoni vintage, caratteristici anche delle altre tracce dell’album, sono proprie di un indie pop nostalgico, attraversato qui da un ritornello circolare sia per il testo che per la musica, che fa pensare ancora di più a immagini quotidiane, abitudinarie, semplici ma anche a pensieri che toccano ancora. La melodia, poi, non sovrasta mai: rimane sullo stesso piano, non esplode, ma accompagna senza risolvere questo motivo circolare quasi a “filastrocca”.
Il risultato è un pezzo comfort e nostalgico, infinitamente dolce e pregno di tante piccole semplici cose.
di Claudia Verini

“Sold out”, 2016
“Vorrei morire brillo” è diventato in poco tempo uno degli attacchi più iconici degli ultimi anni (dieci, se vogliamo fare i pignoli).
Le canzoni vengono associate a momenti, persone e ricordi. Poi ci sono canzoni che associ a oggetti, ma non perché siano inanimate e superficiali. Il brano “Sold out” è una bicicletta che sfreccia veloce sul ciottolato di una città al mattino presto o una macchina che ti porta verso una meta non precisa quando hai bisogno di evadere.
Come tutte le canzoni dei Thegiornalisti, “Sold Out” è il classico brano semplice che ha tutti i presupposti di diventare un brano generazionale. Ha conquistato tutti, anche mia madre, assidua ascoltatrice di Radio Italia. Tra un po’ di anni lo assoceremo a momenti unici, che ricorderemo con felicità e un po’ di amarezza.
Tommaso Paradiso ha descritto Sold Out come un brano epico e traumatico. È un desiderio, ma anche una proiezione più verosimile che vera. Chissà se aveva ragione.
di Lucrezia Costantino
“Fatto di Te“, 2016
Che Tommaso Paradiso sia un inguaribile romantico lo sanno anche quelli che sono ai suoi antipodi. Se a Sanremo con i Romantici ce l’ha confermato ancora una volta, nel 2016 con Fatto di Te ci aveva proprio fatto capire quanto fosse un sottone.
Fatto di Te è uno dei brani più immediati di Completamente Sold Out (2016). Immagini e versi piuttosto basic con un combo ritmo e parole voluto, insistente e che si fissa a ripetizione. Il pezzo parte con un messaggio vocale per Matilde, che potrebbe sembrare un meme, ma è lungo, timido e registrato di getto, quando i vocali erano ancora una novità. È una voce che resta lì, che ogni tanto puoi riascoltare.
Se in Il tuo maglione mio il discorso era sugli oggetti che evocano bei ricordi, qui il focus è sull’identità che si lascia plasmare dall’altro fino a perderne i contorni. Non è una dichiarazione d’amore, ma un dato di fatto, di cui ce ne si accorge quando ormai è troppo tardi.
“Sto bene solo quando arrivi tu. Sto male solo quando te ne vai tu”. Siamo in piena sfera indie pop nostalgica, in tonalità DO maggiore: semplice e luminosa, che aggiunge un tocco di felicità ancora più solare al brano.
Decisamente un vocale che non cancelli: non perché serva ancora, ma perché continua a raccontarti chi sei stato.
di Claudia Verini

“Zero stare sereno“, 2018
Questa canzone non è una storia d’amore con cuori e rose, ma più una piccola odissea quotidiana, un inno al “sopravvivere alla vita da soli”. Una sorta di poesia del disastro: sei stanco, un po’ abbronzato, e la vita ti ricorda subito che il caos domestico ti aspetta. Il cane è solo, il giardino va pulito, il frigo è vuoto, e domani c’è un treno da prendere. Insomma, il mondo reale bussa alla porta appena metti piede in casa.
A me questa cosa piacque subito perché uscì in un momento in cui dovevo cavarmela da sola per la prima volta. Il fatto che Tommaso cantasse del “vuoto nel frigo” e del “panico vero” era stranamente consolante. Finalmente qualcuno raccontava il lato meno glamour della vita adulta! Non c’è romanticismo, solo la verità nuda e cruda dei disastri domestici, e ridere di tutto questo ti fa sentire meno sola.
Il bello del brano è proprio questo: mescola il godersi l’estate, il sole e i finestrini abbassati con la realtà più triste ma comica della vita quotidiana. Ti ricorda che a volte condividere un piccolo fallimento diventa, magicamente, motivo di conforto. È una canzone che ti fa sorridere, annuire e pensare: “Eh, va bene così.”
di Carmen Pupo
“L’ultimo giorno della Terra“, 2018
“L’ultimo giorno della Terra” mette in luce la capacità di Tommaso Paradiso di trasformare emozioni intime in immagini poetiche e concrete. La canzone racconta la fragilità dei rapporti e il desiderio di vicinanza attraverso dettagli quotidiani e urbani. Il panorama di Milano visto dall’alto o la percezione di una stanza condivisa diventano coordinate emotive di uno spazio sospeso tra nostalgia e desiderio. Paradiso costruisce un equilibrio tra malinconia e leggerezza. La vulnerabilità del singolo emerge senza artifici, lasciando che la musica amplifichi la tensione tra bisogno di contatto e difficoltà di comunicazione.
Il brano mostra anche il suo talento nel rendere universale il personale. I gesti, le paure e i tentativi di ricomporre una relazione diventano esperienze condivisibili, senza mai scadere nella retorica. “L’ultimo giorno della Terra” è un ottimo punto di partenza per decifrare il Tommaso Paradiso di oggi. È un brano in cui si manifesta la cifra stilistica del cantautore contemporaneo, che fa convivere lirismo urbano, introspezione emotiva e quotidianità osservata con cura. La canzone racconta di desiderio, assenze e ritorni, mostrando come il suo linguaggio musicale sappia rendere tangibili le sfumature più sottili dei sentimenti.
di Ilaria Di Santo

“Love“, 2018
LOVE è il brano che dà il titolo all’ultimo album dei Thegiornalisti, al loro ultimo tour e al loro ultimo concerto al Circo Massimo. È il pezzo dei saluti, quello con cui una delle band che ha accompagnato con la sua musica la mia generazione nel fatidico passaggio dall’adolescenza all’età adulta si è congedata dal proprio pubblico.
LOVE è la vera “fine dell’estate”, il momento in cui i Thegiornalisti chiudono un capitolo per lasciare spazio al nuovo percorso artistico di Tommaso Paradiso.
È una canzone semplice; un pop malinconico e delicato, che celebra un amore salvifico, pur restando quasi in sordina in un disco che tutti ricordano soprattutto per Questa nostra stupida canzone d’amore. Eppure, quando penso a uno di quei brani che avrei voluto sentirmi dedicare, penso proprio a LOVE. Perché è una canzone che parla di un amore essenziale, autentico, capace di restare quando tutto il resto vacilla.
“Ma soltanto tu mi puoi salvare quando la vita non gira bene e non ti fa volare…”
In fondo, LOVE racconta proprio questo: la forza delle cose semplici, il desiderio di conoscersi davvero, di restare vicini quando la vita si fa più difficile.
di Chiara Montesano
“Ma lo vuoi capire?“, 2020
Finita l’esperienza con i Thegiornalisti, Tommaso Paradiso pubblicò dal 2019 al 2021 una serie di singoli destinati al disco d’oro, quando non di platino. Il terzo di questa lunga carrellata s’intitola Ma lo vuoi capire? e sembra un diretto corollario di quanto già cantato da Paradiso nei suoi precedenti brani solisti, quali appunto Non avere paura e I nostri anni, caratterizzati da una altrettanto struggente potenza.
Era il 16 aprile 2020, il Covid ci costringeva in casa. L’incontro fra la penna di Tommaso Paradiso e la produzione magistrale di Dardust dava vita ad un pezzo oggi meno ricordato ma indubbiamente capace, durante quel periodo, di consolarci dall’isolamento forzato.
Il video girato in casa, i tramonti ammirati da un tetto e il desiderio di ballare tutta la propria disperazione accompagnavano i ritmi di una dichiarazione d’amore ordinaria ma mai banale. Mentre il cantautore romano iniziava una nuova fase della propria produzione artistica, rimescolando le proprie carte alla quasi veneranda età di 36 anni. Una scelta che, sei anni dopo, gli ha dato ragione. ll decimo posto all’esordio sanremese era difficile da immaginare pure nei sogni più selvaggi di quel lontano 2020.
di Monica Malfatti
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