È un po’ come quando finisci la scuola, tutti ti dicono cosa devi fare, tu ti prendi il tuo tempo e gli altri ti fanno sentire in ritardo sulla vita. La gente ti vede vincere X Factor e il giorno dopo già ti chiede “che fine hai fatto?” come se ci fosse un percorso unico da seguire. A un certo punto succede che ti liberi dalle aspettative altrui e finalmente arriva l’autenticità e, nel caso di Sarafine, un disco pazzesco e un tour club che ha più sold out che date.
“Un trauma è per sempre” è l’EP uscito nel 2024, un anno dopo la vittoria del talent show. Le sue canzoni sono l’emblema del “bittersweet”, un mix di emozioni, traumi, sogni e ossessioni. Durante l’ascolto arriva una certa familiarità, si fa amicizia con Sarafine e ci si sente meno sole. Ah, il tutto ballando, ovviamente!
L’abbiamo intervistata proprio in occasione del Club Tour che culminerà con due concerti-evento a Milano e a Roma a marzo 2026.
Setacciamo le informazioni che già conosciamo bene: la tua vittoria a X Factor nel 2023, l’estate 2024 trascorsa suonando in tantissimi festival e oggi sei nel mezzo del tuo Club Tour. Come sta andando? Che sensazioni ti sta dando questo tour?
È strano, Marzia, ti giuro. Per me è proprio una novità. Io in primis sono in una dimensione diversa, non sono più nascosta dietro a un banco con i miei strumenti, sono più esposta, c’è molta più interazione. Non sono più io che partecipo ad un festival ma è proprio il mio concerto, con le persone che sono venute a sentirmi. Da un lato questo mi emoziona e dall’altro mi carica di responsabilità. Io che sono una control freak, tendo sempre a notare il margine di miglioramento. Sono in fase di esplorazione.
Nelle tue canzoni racconti delle storie diverse, ma che accomunano i vissuti di molte persone. Da Scrolla a La regina della macarena e Malati di Gioia. Sono tutte esperienze vissute in prima persona o racconti anche storie di altre?
Sono tutte storie vissute in prima persona da me. Alcune sono romanticizzate, in particolar modo La regina della macarena. È una storia vissuta da me ma ho anche voluto vivere la percezione e la prospettiva dell’altro protagonista, Vladimir, e ho voluto analizzare la sua visione un po’ ossimorica, tra il perverso e il bisognoso. Lui è veramente esistito, era un periodo storico in cui si parlava tanto di pedofilia. Io da bambina ero terrorizzata dalle preoccupazioni di mia mamma, osservavo delle cose, ero molto intimorita e questo ricordo si è risvegliato e ho deciso di raccontarlo così.
È un racconto che può essere letto con diverse sfaccettature, soprattutto dal punto di vista sonoro. Le persone possono fermarsi in superficie e divertirsi ascoltandola, e c’è chi invece può leggere in modo più profondo e riflettere. Diciamo che questo è il mio modo di affrontare le cose che mi scuotono, cerco di trovare una lettura che prescinde dal dolore che si può provare.

Anche io ascoltandolo le prime volte ho provato un mix di emozioni, dal disagio alla liberazione, perché nel pezzo ci sono sì il mostro e il trauma ma anche una conseguente consapevolezza. È evidente che La regina della macarena parli di molestie.
Sì, parla di molestie ma anche di umanità. Sono curiosa dell’universo umano, mi piace la sociologia, la psicologia, sono in terapia da tanti anni per conoscermi e, sembra strano detto così, mi trovo interessante. Nel senso che mi piace analizzare le sfaccettature dell’essere umano e della sua psiche. Non mi piace la condanna. Sono stata io la mia prima carnefice e mi sono sempre condannata perché mi ritenevo unica responsabile delle mie sofferenze. A un certo punto ho capito che dovevo cambiare prospettiva e comprendere che io sono anche la mia unica risorsa e quindi ho cercato di riemergere da questa negatività, accogliendomi.
La musica ti ha aiutato a riconoscere dei mostri o a individuare i traumi sui quali lavorare?
La musica è diventata il veicolo di apertura mia verso le persone. Ho passato tanti anni a non comportarmi da me stessa, non riuscivo a far combaciare chi ero davvero con la mia vita. Nel mio EP ho raccontato gli anni in cui provavo sentimenti anche molto brutti come l’invidia, la frustrazione, sentimenti che hanno caratterizzato un periodo per me molto duro, nel quale ero completamente chiusa in me stessa e avvelenata dalla vita che stavo vivendo. E da quando ho iniziato a buttare tutto fuori con la musica mi sento diversa e sento che anche gli altri mi riconoscono di più, mi sono più vicini, riesco a connettermi meglio con le persone.
Tu unisci i drammi alla dubstep. Come ti è venuto in mente? È un modo di “alleggerire” i traumi? Lo fai anche nella vita?
No, io vivo le mie cose in maniera molto drammatica. Quando racconto agli altri, però, tendo sempre ad edulcorare le cose, a renderle divertenti, perché ho paura di intrattenere poco e che le persone non siano interessate al mio racconto. Quindi l’ironia è uno strumento che utilizzo per mantenere viva l’attenzione. Ma nella mia personale elaborazione delle cose, per me, è tutto una tragedia. Infatti mi sfogo scrivendo e capisco che c’è una grande pesantezza che mi porto dietro e che non voglio addossare agli altri. Quindi ho bisogno di un veicolo che renda la mia pesantezza accessibile.

In Control Freak dici “Tutti quanti indipendenti per non dire siamo soli”. Cos’è per te l’indipendenza?
Ho scoperto che non posso essere indipendente e questo, a volte, mi fa rabbia. La dipendenza dagli altri è uno step che devo ancora accettare. Da quando faccio un lavoro che mi piace e al quale tengo, mi sono accorta che ho bisogno degli altri. In passato ho sempre creduto di poterne fare a meno, recandomi molta solitudine. Aprirmi agli altri, mostrare la mia vulnerabilità, sono cose che ancora infondo non riesco ad accettare perché mi fa soffrire! Io odio la sofferenza! E quando sono dipendente dagli altri emotivamente e lavorativamente mi sento vulnerabile e soffro. Nel mio mondo ideale vorrei essere indipendente e non sentirmi sola, nella vita reale voglio stare con gli altri e quindi sono anche dipendente dagli altri.
Facciamo un passo indietro. Ho trovato molto mature e determinate le tue esibizioni a XF ma anche la tua successiva scelta di prenderti il tuo tempo per lavorare all’EP. Sei sempre stata così “cauta”?
In realtà, sai, non ho mai preso delle decisioni veramente mie nella mia vita. Ho sempre fatto la scuola scelta dai miei, l’università scelta dai miei, il lavoro che volevano i miei. Non ho mai preso delle decisioni se non quando ho deciso di cambiare la mia vita. Lì sono stata cauta perché erano diversi anni che pensavo di non voler farla, quella vita. Nel momento in cui fai un passo, il desiderio deve essere endogeno, altrimenti non avrai la forza di sostenere quella decisione.
Non fare il disco subito dopo XF per me non è stata una cosa pensata, è stato tutto naturale. Non avevo canzoni quando sono uscita dal programma e non volevo incidere qualcosa di cui non fossi convinta. Per me il disco è importante, gli ascolti anche, ma io i numeri non li guardo, guardo le facce delle persone quando vado a suonare e se non sono coinvolte mi sento morire e mi chiedo dove sto sbagliando.
Il tempo per me è necessario. E su questo ti cito il sociologo Byung Chul Han che dice “Senza silenzio c’è solo rumore e non c’è musica”. Per scrivere delle cose significative ci vuole tempo, oppure scegli di fare un disco di intrattenimento e non di sostanza. Gli esperimenti si possono fare eh, però per me ci è voluto del tempo e sono molto contenta. Ero spaventata per il lancio del club tour, eppure le persone hanno risposto bene. Quindi mi sono convinta che andare avanti con il proprio ritmo è la risposta giusta per creare sostanza nel lungo termine.

Che rapporto hai con le tue radici calabresi?
Ho un rapporto che sto costruendo adesso. Lo sto costruendo adesso perché me ne sono dovuta andare dalla mia terra. Io mi annoiavo molto lì, mi sembrava tutto irraggiungibile, avevo la percezione di essere un po’ dimenticata. Le mie radici e la mia terra mi hanno insegnato a ridimensionare il mio ego. Ho fatto un’adolescenza in un’epoca che non aveva i social come oggi, quindi mi sembrava tutto ancora più irraggiungibile. Crescere giù mi ha fatto capire di avere una ambizione molto forte che non sapevo come gestire, però sentivo di voler dimostrare a me stessa di valere qualcosa che lì non sentivo di poter ancora dimostrare.
Mi sono trasferita all’estero e ho vissuto con questa convinzione per anni, fino a rendermi conto che tutto ciò che vedevo all’apparenza, spesso, era molta fuffa. Tutti avevano delle difficoltà che non volevano dimostrare. La verità della mia terra mi ha insegnato ad essere orgogliosa di me stessa fuori. Mi sono riconosciuta concreta, come è concreta la Calabria e come lo sono i calabresi. Questa relazione però l’ho costruita quando sono uscita fuori pubblicamente con la musica e XF perché ho ricevuto tantissimo affetto. Sto costruendo un senso di appartenenza che prima non avevo. E mi piace che ci siano dei calabresi che siano orgogliosi di me in quanto calabrese, mi fa tanta tenerezza e mi inorgoglisce. Le radici me le sono scoperte io dentro.
A proposito di radici, come mai la scelta di registrare Lu rusciu te lu mare girato a Punta Palascìa con Ciauru?
Tutto è nato quando ero a Radio2 Social Club a promuovere l’EP e dove ho incontrato Giulia Vecchio, un’altra artista che segue la mia manager Verdiana Vitti. Dato che Giulia è pugliese e lavora proprio con i dialetti, abbiamo arrangiato lì sul momento Lu rusciu te lu mare. Il video diventa virale e pensiamo a nuovi arrangiamenti per il pezzo. Mi sono sentita con il produttore Simone Previtera (Ciauru) e in due giorni abbiamo tirato fuori la versione che volevamo. L’abbiamo registrata in quel posto magnifico che è il faro di Punta Palascìa, a Otranto, il luogo dove sorge la prima alba d’Italia e dove so che anche gli iNude – che io amo – hanno fatto un concerto quest’estate.
Prima di farti le ultime domande sul tour, parliamo de LE EDERA. Non riesco a immaginare una collab più perfetta di questa.
Incredibili Le Edera! Si tratta di una compagnia di danza teatrale che affronta tematiche sociali. È successo tutto per caso, in maniera spontanea. Loro avevano postato una coreografia su La regina della macarena taggandomi su IG e le ho contattate subito. Così abbiamo deciso di fare un video insieme, a Roma, sotto la regia del mio amico Matteo Maggi. È stato realizzato tutto in un giorno e in un piano sequenza, con ben sette take prima di quella giusta, ma ce l’abbiamo fatta! Le Edera sono incredibili. Non mi sarei mai immaginata un balletto sulle mie canzoni, l’ho sempre pensata come una cosa cringe. Invece loro hanno una capacità comunicativa enorme, interpretano le parole, le sensazioni. È stata una combo fortunatissima.

Tornando al tour, chi ci sarà sul palco con te?
Ci sarà il maestro Andrea Gamba (Daykoda) ai sintetizzatori, tastiera, sample, e Matteo D’Ignazi alle batterie. Sono tanto onorata di lavorare con loro, oltre alla capacità tecnica hanno un gusto pazzesco. Matteo l’ho conosciuto durante un concerto di Appino, ci siamo aggiunti su IG e ho scoperto che con Andrea avevano un progetto di musica dubstep suonata, che è proprio il mio godimento. Li vado a vedere live a Milano e decido di coinvolgerli per il tour. Siamo super allineati e sul palco siamo tanto connessi. Sono davvero grata di averli nel progetto.
Ci saranno delle aperture?
Negli opening del Club Tour ho scelto di coinvolgere delle cantautrici giovanissime che si producono da sole. Mi piace l’idea di fare rete tra artiste emergenti e so quanto sia bello e importante sentirsi accolte e supportate. È uno scambio prezioso perché siamo nella stessa fase evolutiva e imparo tanto da loro anche io stessa.
Oltre alle prossime date del tour hai annunciato il concerto-evento a Roma e a Milano a marzo 2026. Cosa succederà? Da cosa nasce questa necessità di fare qualcosa di diverso?
Sarà una festa di chiusura. L’idea nasce da un’esigenza pratica dopo i sold out di Milano in tempi rapidissimi. Allora abbiamo deciso di fare qualcosa di più grande, quindi prevedo degli ospiti e lo show sarà un po’ diverso da quello del tour anche per far vivere un’esperienza diversa a chi già c’è stato nei club. Per adesso posso dirti questo…
Date del Club Tour di Sarafine
23 ottobre 2025 – Taranto – Mercato Nuovo24 ottobre 2025 – Rende(CS) – Mood Social Club25 ottobre 2025 – Baronissi (SA) – Dissonanze30 ottobre 2025 – Bologna – Locomotiv ClubSOLD OUT6 novembre 2025 – Roma – MonkSOLD OUT8 novembre – Bologna – Locomotiv Club- 14 novembre 2025 – Torino – Hiroshima Mon Amour SOLD OUT
- 10 dicembre 2025 – Milano – Arci Bellezza SOLD OUT
- 11 dicembre 2025 – Milano – Arci Bellezza SOLD OUT
“QUESTO È IL NOSTRO SHOW” concerto evento nel 2026
- 11 marzo 2026 – Milano – Magazzini Generali
- 12 marzo 2026 – Roma – Hacienda

Foto in copertina di Matteo Mora
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