Ci sono dischi che ti accarezzano mentre li ascolti e lasciano la sensazione di aver sbrogliato dei nodi interiori che prima tiravano e ora non stringono più. Inaspettatamente, Stammi accanto è uno di questi. Uscito il 4 aprile 2025 per Ala Bianca Group e Warner Music, il secondo album solista di Cristiano Godano è davvero soave. Definizione inaspettata – dicevo – non in riferimento alla qualità sempre e indubbiamente altissima dei lavori musicali del frontman dei Marlene Kuntz, quanto al suono accogliente che caratterizza le otto canzoni del disco e che chi conosce i Marlene non è solito raccogliere.
Inaugurato nel 2020 con Mi ero perso il cuore, Godano prosegue il suo percorso solista spogliandosi completamente delle distorsioni elettriche e mettendo a nudo un cuore folk, tra pianoforti e chitarre acustiche, parole intime e liriche che scavano in profondità.
Lo abbiamo raggiunto al telefono per farci raccontare Stammi accanto.

È palese che il tuo progetto solista abbia un suono diverso rispetto alla produzione con i Marlene Kuntz. Cosa ti ha ispirato durante il processo di ricerca e composizione di “Stammi accanto”? Questa dimensione più dolce e melodica ha sempre fatto parte di te oppure l’hai riscoperta ultimamente?
Il mio intero progetto solista testimonia un’inclinazione che ho da sempre. La dimensione melodica è soprattutto riferibile a questo secondo disco, direi, ma più che sulla melodia, mi soffermerei sull’approccio folk, acustico, e su un modo di intendere il songwriting che ha una sua delicatezza, una sua intimità e un suo desiderio di essere molto intenso. In questo senso, posso sostenere e ribadire che un cuore folk ha sempre fatto parte di me, da quando a 16 anni circa anni scopro Neil Young, affezionandomi all’istante al suo approccio musicale e autoriale.
Poi, però, esplode la new wave, esplode il punk e io entro in contatto con una proposta che mi inonda di informazioni nuove e decido di addentrarmici, passando alla chitarra elettrica e iniziando il percorso con i Marlene. Ma quell’anima acustica è rimasta sempre latente, presente: credo che questi due dischi rappresentino la mia decisione, arrivata a un certo punto della mia carriera, di metterli in luce.
Di “Stammi accanto” mi hanno colpito soprattutto la grande qualità del suono e degli arrangiamenti musicali. C’è una coerenza compositiva di fondo che, ho pensato, derivasse da una scelta stilistica chiara. C’è stata?
Queste otto canzoni le abbiamo gestite in due, io e Luca Rossi. Chiaramente, sono coinvolti anche i musicisti che sono stati invitati a suonare, ma il songwriting è mio. Le canzoni sono state concepite da me, a casa mia, e poi spedite a Luca. Lavorando in due, è forse più logico che nel risultato emerga una coerenza di suono. Abbiamo messo a disposizione tutto ciò che sappiamo e vogliamo fare, tagliando fuori quello che non ci interessa. Luca è stato un fantastico sodale, un musicista di grande sensibilità artistica che ha saputo interpretare molto bene i miei desideri, essendo anche i suoi. Il nostro sodalizio ha funzionato, ci siamo stimolati a vicenda e divertiti molto.
Nel tuo ultimo lavoro gli strumenti sono protagonisti: è davvero un disco perfetto da essere suonato e vissuto live. Nel “Stammi accanto Tour”, che proseguirà fino all’autunno, suoni con gli stessi musicisti con i quali hai anche registrato l’album?
Provenendo Luca dall’esperienza molto importante degli Üstmamò e avendo noi registrato nei suoi luoghi di montagna, il famoso Appennino reggiano – lo stesso di Giovanni Lindo Ferretti per intenderci – Luca ha coinvolto anche i suoi grandissimi amici musicisti di quella situazione geografica e artistica ben precisa, Simone Filippi ed Ezio Bonicelli. Le tastiere sono state suonate dal maestro Vittorio Cosma, un professionista gigantesco che ha saputo anche lui interpretare molto bene il mio mondo.
Purtroppo, dal vivo questa formazione non è stato possibile allestirla, in quanto ciascuno di questi musicisti ha propri impegni lavorativi, per esempio con il tour dell’attuale formazione dei CCCP. Quindi, ho coinvolto un’altra band che è quella dei Guano Padano, capitanata da Alessandro “Asso” Stefana, chitarrista di Vinicio Caposela e PJ Harvey. Anche i Guano Padano hanno un loro sound e un modo di starci dentro congeniale.

Come sempre accade nella tua produzione, anche i testi di “Stammi accanto” sono un valore aggiunto. Prevale, direi, un approccio intimista e schietto. Quanto di personale c’è nella scrittura di questo disco?
Nei miei dischi solisti non ho cercato di frapporre una distanza tra l’io narrante e la mia persona, Cristiano. Nei Marlene Kuntz capita di volermi distanziare almeno un po’ da me stesso, anche per rendere più universale la ricezione; qui invece – e anche in Mi ero perso il cuore – non ho ritenuto di volerlo fare, anche per cimentarmi in qualcosa di diverso rispetto a quel che faccio con i Marlene. Questi otto testi quindi mi rappresentano molto.
Della prima traccia – l’omonima Stammi accanto – mi ha colpita particolarmente il passaggio dalla prima strofa, in cui descrivi la tua vita come qualcosa che brucia e non riesci a spegnere, all’ultima strofa, in cui invece paragoni la vita a una stella smorta e una galassia in lutto.
Sono consapevole che Stammi accanto è una canzone cupa: tu mi hai proposto la prima e l’ultima, ma le immagini sono cinque e scendono, man mano, in una oscurità desolante. È una lirica innanzitutto figlia della fine dell’amore, e lo lascio intuire nel ritornello; ma c’è anche altro: le strofe rincarano la pena e il senso di disagio, esplorandoli da un punto di vista più esistenziale. È la fotografia di un tormento interiore.
Detto questo, non penso che prevalga il buio in questo lavoro, anzi. Se dovessi riassumerlo in un termine, lo definirei riflessivo. Ci sono anche testi poetici e altri filosofici, più vicini ai territori di intervento della spiritualità, per quanto non mi appartenga moltissimo.
A proposito di questo, mi viene in mente “Dentro la ferita“, in feat. con Samuele Bersani, una canzone introspettiva che invita non avere paura di scrostare l’ansia, osservare la ferita e trovarci un senso di verità. Penso che sia un messaggio davvero importante, soprattutto in un momento in cui siamo costantemente invogliati a fare l’opposto, e cioè a ricercare il piacere e l’annullamento, senza soffermarci e guardarci dentro. Come mai hai pensato proprio a Samuele Bersani per questo pezzo?
In primo luogo, rispetto molto la qualità del percorso artistico di Samuele, la sua originalità; inoltre, ho avuto il piacere di conoscerlo in un’occasione ben precisa, condividendo parecchie ore di chiacchiere. Dentro la ferita racconta sostanzialmente l’ansia, un disagio che la gran parte dell’umanità di questi tempi sperimenta non a caso; siccome Samuele non si è mai tirato indietro nei riguardi di tematiche simili, ho pensato che avrebbe gradito la canzone e così è stato. Non credo che Samuele compaia molto come featuring, credo che faccia solo quello che gli può piacere artisticamente, infatti non ho percepito alcuna compiacenza nei miei riguardi, ma un apprezzamento sincero, il che mi ha fatto molto piacere.
A che punto della tua carriera pensi di essere giunto, come ti senti nel contesto musicale italiano e come pensi che si evolverà la scena artistica del nostro paese?
Appartengo a una generazione che ha pensato alla musica con una forte dimensione idealistica. Per noi fare musica è fare arte e c’è una discreta intransigenza nel fare le cose in un modo che sia artisticamente rilevante. Sono consapevole che questo modo di essere musicista non è esattamente il più streammabile, ma mi è letteralmente impossibile agire diversamente. Mi colloco in un momento del mio percorso in cui ho sicuramente molta voglia di performare live e spero di poter continuare a suonare dal vivo ancora per 10-15 anni senza problemi, dato che non sarò più un giovincello.
Invece, da un punto di vista creativo, c’è molto meno stimolo a fare musica nuova, sapendo che i dischi e le piattaforme non fruttano assolutamente nulla dal punto di vista economico. Si fa musica complicata da gestire, che raramente procura guadagni e che è difficile da promuovere, perché la comunicazione in rete è sempre meno comunicazione in senso puro e sempre più un immane ammasso di informazioni che scrolliamo via.
Mi sento particolarmente disaffezionato nei riguardi di ciò che la tecnologia, internet e gli algoritmi delle piattaforme hanno portato nei confronti della musica, ma sono cose che sto raccontando da ormai una decina d’anni, nei miei articoli su Rolling Stone e non solo. In questo senso, sono molto più stimolato dallo stare sul palco e dallo scoprire la mia evoluzione come chitarrista e artista in senso lato.
Le prossime date del tour di Cristiano Godano
- 03.08 Roatto (AT) – Monferrato on stage – con Guano Padano
- 14.08 Lari (Pl) – Festa rossa – con Guano Padano
- 22.08 San Marino – San Marino Teatrout
- 24.08 Castelsardo (SS) – Musica sulle bocche – con Guano Padano
- 26.08 Rimini – Meeting music contest – talk + minilive
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