A quattro anni di distanza dal loro primo album Sempre qui, i Te Quiero Euridice sono tornati con un nuovo EP “Sistemi lineari“: cinque pezzi, e tanta voglia di suonarli in giro per l’Italia. Elena e Pietro, Bri e Pitti, sono quelli di sempre. Le loro voci creano il solito contrasto che funziona molto bene. Il timbro caldo e rassicurante di Elena si amalgama con le note basse cantate da Pietro, che in questi cinque brani trova un po’ più spazio rispetto al passato.
I Te Quiero Euridice, in questo EP, sono riusciti a non scendere a compromessi con la loro tenerezza.
I loro primi brani, usciti sette anni fa, erano pezzi che possedevano una dolcezza naif che si trovava raramente in altre canzoni. Raccontavano il mondo attraverso una lente da cui traspariva una meraviglia infantile – nel senso letterale e certo non dispregiativo del termine. Creavano piccoli rifugi che duravano il tempo di una canzone, attimi in cui abbandonarsi ai buoni sentimenti. E questa stessa tenerezza rimane in Sistemi lineari. Anche se è passato tanto tempo, e anche se la vita vuoi o non vuoi cerca di fartela perdere, la tenerezza.
Li abbiamo incontrati prima del loro live al Bachelite cLab di Milano, e ci abbiamo chiacchierato un po’.
Scherzando sul fatto che non capita spesso che gli artisti accettino di farsi intervistare prima dei live, ridendo molto, e lasciandoci con una divergenza di vedute che purtroppo non sono riuscito a dimostrare.

Erano quattro anni che non pubblicavate musica, prima di Sistemi lineari. Come li avete passati?
Elena: abbiamo suonato molto, subito dopo il disco. Poi c’è stato un periodo di stasi che ci è servito per scrivere. Abbiamo composto diversi brani, siamo andati a Roma da un produttore molto impegnato, e quindi i tempi si sono un po’ allargati.
Li avete sofferti, in qualche modo? Magari volevate pubblicare di più ma non riuscivate?
Pietro: personalmente, no. È stata una situazione fisiologica, non avrebbe avuto senso forzare. Sarebbe uscito qualcosa che non ci rappresentava abbastanza, probabilmente.
Nel primo brano del nuovo EP, Due isole, c’è un concetto che ritrovo anche in altre vostre canzoni, come ad esempio Adelphi. Il concetto del “solito posto”. Mi chiedo quindi per voi dove sta l’equilibrio, nel “solito posto”, tra il trovare un’appartenenza nel mondo e l’essere condannato a non poter scappare.
Elena: noi veniamo da una piccola città, e questo tema quindi ritorna spesso. Siamo cresciuti in mezzo alla provincia, ancora gravitiamo intorno a Piacenza, e questo si riflette nelle situazioni che viviamo. Anche se abbiamo vissuto altrove, io per esempio ora sto a Bologna, però continuiamo a vivere questa condizione. Può essere stimolante, però può finire per chiuderti. Noi però abbiamo un forte senso di appartenenza da dove veniamo. Tutti i nostri amici vengono da lì, sia dal lato creativo, che dal lato “vita”.
A proposito di Piacenza: la scena musicale di Piacenza non è una delle più floride in Italia…
Pietro: c’è Glocky!!! Io sono il più grande fan di Glocky!
Allora divido la domanda in due. Prima vi chiedo di smentire la mia frase. Poi vi chiedo cosa manca a Piacenza, secondo voi, rispetto a città come Padova, Genova, Parma, dove c’è più scena.
Pietro: beh, c’è questo ragazzo, Glocky, che fa la trap, ed è un caso unico e raro. A Piacenza non ci sono molti luoghi di riferimento dove si possa suonare. Non c’è un live club storico. Da qualche anno ci sono dei locali, come Musici per caso, dove passa chi sta facendo tour nei club. Ma sono posti piccoli, ed è difficile costruire una scena se non puoi suonare.
Voi sentite un po’ la responsabilità nei confronti della vostra città?
Pietro: io in realtà poco.
Elena: io un po’ sì, però non è che facciamo come i FASK, che urliamo a ogni data che veniamo da Perugia!

Com’è cambiato il vostro modo di scrivere e registrare un disco, dal primo EP fino a oggi?
Elena: abbiamo cambiato due produttori. Il primo EP era autoprodotto al 100%, con le persone che suonano con noi stasera. Era molto preliminare anche dal punto di vista della struttura: avevamo scritto solo quelle canzoni. Sempre qui è stato un po’ più strutturato, siamo stati da Simone Sproccati a Milano. Per quest’ultimo EP, invece, grazie a Futura, siamo approdati da Matteo Domenichelli a Roma. È stato un grande passo: anche solo l’idea di andare a Roma a fare un disco! È molto diverso rispetto a venire qua a Milano, vicini. C’era più struttura, ci si programmava, si arrivava lì con delle pre-session. E poi Matteo ci ha aperto un mondo sonoro.
Che si sente molto nel disco…
Elena: sì, e la cosa bella è che Matteo ha trovato un vestito per noi, non ha impresso semplicemente il suo marchio di fabbrica.
Come avete fatto, in questi anni, a non perdere la tenerezza delle prime canzoni?
Elena: è Pietro, è un cucciolone.
Pietro: sì, il gelato! A parte gli scherzi, penso sia una cosa naturale. Nel nostro essere adulti, un’anima è rimasta così, ed è quella che si riflette nella musica. Non lo ricerchiamo, abbiamo imparato che le canzoni che proviamo a scrivere a tavolino, poi le buttiamo via.
Due isole è un pezzo che avete scritto in videochiamata, perché eravate lontani. Com’è andata?
Elena: siamo partiti dall’idea di Pietro, e poi l’abbiamo messa insieme con le mie. Sulla musica ci ha aiutati Francesco Brianzi, ma è arrivata dopo. E anche il ritornello, l’ho scritto io dopo. Durante i passati quattro anni, io sono stata anche all’estero, e questo era l’unico modo per proseguire.
Ora che Sistemi lineari è uscito, cosa succede?
Elena: per ora suoniamo. Qualcosa lo stiamo scrivendo, ma con molta calma.
Avete lasciato qualcosa da parte nell’EP?
Elena: qualcosa, sì…
E farete l’edizione from the vault come Taylor Swift?
Elena: no, Pietro non è revisionista. Io un po’ ci rimugino, ma per Pietro il passato rimane lì.
Un’ultima domanda… quando tempo fa uscì su Instagram uno snippet di Vita calma/vera, il titolo era diverso. Si chiamava Vita calma/lenta…
Pietro: no! Il titolo è sempre stato questo! Sai che mossa di marketing, se no, chiamarlo come la pagina Instagram…
Ecco, la mia domanda era proprio perché avete cambiato il titolo…
Abbiamo condotto un fact checking, ma nel reel che pubblicò @trytryagainstudio_ non c’è più traccia del titolo. Mi appello a qualche memoria storica, perché il mio ricordo è nitido: possibile che io me lo sia inventato? Probabilmente, anzi sicuramente, sì. Ma magari no.
Le prime date del tour dei Te Quiero Euridice
24 ottobre Efesto // anteprima EP – Bologna13 novembre Bachelite Clab – Milano15 novembre Mad Dog Social Club – Torino- 6 dicembre Il Palco – Roma
- 7 dicembre Barbiz – Parma
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