Fridha // New Freshness #5

Di Fridha sappiamo ben poco, di sicuro ha gli occhi grandi e questo ce lo dice il suo profilo Instagram. “Se tutti i giorni” è il suo primo singolo presente su Spotify. Ha scelto un nome d’arte impegnativo, come lo fu Frida Kahlo, che non vuole essere termine di paragone, ma esempio di rinascita e ritorno alla vita.

Ecco cosa ci ha raccontato sul suo approccio alla musica, sui progetti futuri e ciò che vuole comunicare a chi l’ascolta…

Fammi una fotografia del tuo primo singolo “Se tutti i giorni”

“Se tutti i giorni” è un collage di più foto diverse. C’è un vetro appannato di una finestra da cui si attende qualcuno che non arriverà; c’è la sabbia bagnata del mare di fine agosto con le impronte dei piedi che vengono cancellate di tanto in tanto; c’è un baule di giocattoli e ricordi che ogni tanto viene riaperto.

Il nome “Fridha” ci riporta senz’altro alla mente la pittrice Frida Kahlo. C’è un lagame particolare oppure la scelta del tuo nome ha altre origini?

Fridha nasce dall’incontro con la vita e le opere di Frida Kahlo, da cui il nome prende ispirazione. Frida Kahlo è stata un’artista che ha avuto una vita particolarmente difficile, una relazione complessa con Diego Rivera e un corpo sofferente da abitare. È stata però una donna che non si è mai fermata, che ha sempre trovato in se stessa le risorse, la vitalità e la creatività. Il nome Fridha esprime il desiderio di essere una donna coraggiosa e, nonostante tutto, piena di amore per la vita.

Come hai cominciato a fare musica? Raccontaci un aneddoto legato alle prime volte in cui iniziasti a suonare.

Ho sempre cantato, sin da piccolissima, ma per diversi motivi ho poi relegato la musica a sogno da tenere esclusivamente nel cassetto. Solo di recente ho avuto il coraggio di rendere la musica un qualcosa di più di una passione. Le prime volte in cui ho iniziato a suonare e cantare risalgono a quando avevo due o tre anni: ho trovato una cassetta di quel periodo su cui è registrata la mia personalissima interpretazione di “La gatta” di Gino Paoli, canzone che mi cantava sempre mia madre per farmi addormentare.

Cosa ascolta Fridha quando è da sola in macchina? Quali artisti ti hanno più influenzato?

Fridha ama tantissimo ascoltare musica in macchina. Fa sempre qualche giro più del dovuto nella ricerca del parcheggio per finire di ascoltare una canzone. Dal rock al country, dallo swing alla musica Gipsy, ma anche Motta, FASK, The Zen Circus. Prende spunto ed esempio da tutto questo bagaglio, cercando però di delineare un’identità.

Raccontami un episodio della tua vita che ti ha ispirato il testo di una canzone.

Un episodio che mi ha portato a scrivere il testo di una canzone è stato un saluto, un addio in macchina a novembre, mentre tremavo dal freddo, dalla rabbia e dal dispiacere.

Come nascono le tue canzoni? C’è un momento in particolare del giorno in cui ti piace scrivere?

Le mie canzoni, nascono da immagini che come fotografie si fissano nella testa. In genere quando sono sull’autobus ho molto tempo per stare con i miei pensieri quindi spesso scrivo su un quaderno in equilibrio tra una fermata e l’altra. Altre volte mi metto seduta sul tappeto a casa e spargo fogli sul pavimento.

Che ne pensi dell’attuale mercato della musica indipendente? Con quale autore contemporaneo Italiano collaboreresti?

La musica indipendente oggi propone alcuni artisti molto interessanti e brillanti sebbene il mercato sia saturo. Mi sembra però che la percentuale di quote rosa in questo panorama sia ancora troppo bassa.

Sarebbe un onore collaborare con La Rappresentante di Lista, Eugenio in Via di Gioia, Motta, solo per citarne alcuni.

3 buoni motivi per ascoltare il tuo singolo

È una canzone che arriva con immediatezza e con immagini chiare.
Ci parla delle maschere che alcune persone indossano per sopravvivere perdendo poi la propria essenza, ma anche di persone che, per non disturbare, piano piano scompaiono. Il focus però è sul crescere e trovare una strada.
Pur rimanendo immediata e di facile ascolto, propone suoni e immagini che si discostano dal consueto.

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