Negli ultimi anni la nostalgia ha occupato un ruolo centrale nel linguaggio della musica pop italiana. Non più come semplice richiamo estetico, ma come strumento narrativo attraverso cui gli artisti rielaborano fratture e mancanze. Parlare di nostalgia oggi significa raccontare una generazione che guarda indietro per comprendere meglio il proprio presente.1998, il nuovo album di Coez, mi ha offerto lo spunto per parlare di questo tema.
Il disco sceglie proprio la nostalgia come tela sulla quale costruire un racconto personale e collettivo. Il passato evocato non è un rifugio romantico, ma un luogo imperfetto, attraversato da fragilità e mancanze. Non è solo un album che guarda indietro, ma che porta la nostalgia al centro.
Uscito venerdì 13 giugno e pubblicato da Warner Music, questo lavoro segna un ritorno di Coez alle sonorità pop e alla scena musicale italiana, ma con un impatto iniziale più tenue, quasi come se volesse ritornare “in punta di piedi”. Il titolo richiama una data simbolica, scolpita nella memoria di una generazione: gli anni delle ultime musicassette, degli amori acerbi, delle periferie come palestra di vita. È un viaggio nel tempo, un omaggio agli anni ’90, periodo che ha segnato la sua adolescenza, da cui attinge atmosfere, immagini e suggestioni.
Niente fronzoli, niente fuochi d’artificio.
Questo disco vive di arrangiamenti essenziali e atmosfere intime, con un mix unico di pop cantautorale e sfumature urban. Le parole arrivano in modo diretto, sono semplici ma mai superficiali e nascono da dettagli presi dalla vita quotidiana. In questo modo diventano emozioni universali che fanno pensare “questa cosa l’ho provata anche io, ma non sapevo come dirla”.
Tra beat nostalgici e influenze contemporanee, l’artista mescola generi e atmosfere con naturalezza, dando vita a un percorso sonoro in costante evoluzione. Traccia dopo traccia, l’artista attraversa stili e sensazioni diverse, costruendo un racconto intimo e autentico in grado di unire passato e presente.

Il titolo, 1998, racchiude un passaggio di epoca.
È l’anno simbolico che precede l’avvento del digitale, un tempo in cui la vita si viveva davvero, senza filtri né schermi, in una dimensione concreta e reale. Composto da dodici tracce fortemente coerenti tra loro, l’album offre uno spaccato di nostalgia, malinconia e rimpianti, ma anche di consapevolezza e crescita personale. È un viaggio nella memoria che non si ferma al ricordo, ma lo trasforma in linguaggio.
“Nessun tramonto, sai, spaccherà in quattro questa malinconia”
L’album affronta temi universali, forse semplici nella loro essenza, ma capaci di restituire uno spaccato realistico e autentico della quotidianità contemporanea. Coez racconta una generazione sospesa tra la disillusione relazionale e la ricerca di sé, attraversando emozioni contrastanti con una sincerità disarmante.
Brani come Dentro al fumo toccano corde più intime e fragili, dando voce a stati d’animo complessi come la depressione, in particolare nella frase:
“Non ci sono per nessuno, quando il buio mi trascina con sé.”
Un altro tema ricorrente nei testi di questo lavoro è quello della morte.
L’artista la affronta nella sua dimensione più dolorosa ma anche come elemento di forza che, intrecciato alla nostalgia, è in grado di generare consapevolezza e nuove prospettive in chi ascolta.
La cover dell’album richiama un mondo ormai superato: il lettering dallo stile analogico e i colori sbiaditi evocano un’epoca televisiva che non esiste più. Il tempo sembra sospendersi, lasciando spazio a un’atmosfera carica di nostalgia, dove ricordi e suggestioni del passato riaffiorano come frammenti di un tempo che non tornerà.

Il viaggio sonoro trova il suo culmine in Estate 1998, brano simbolo dell’intero progetto.
A metà tra pop e rock, l’artista rievoca un’epoca passata: gli 883, l’adesivo di Vasco e altri frammenti di memoria diventano simboli di un tempo perduto ma ancora vivo nel cuore di una generazione.
Questo album non è solo musica: è una polaroid emotiva. È la prova che certi ricordi non passano mai, si trasformano.1998 è un disco che ci riporta a casa, anche quando non sappiamo più dov’è. Non è un album che ti accoglie: ti mette davanti a quello che è stato, che ti piaccia o no, non consola ma scava nel passato, nei ricordi e nella malinconia, a volte piacevole, a volte amara.
L’artista ha presentato il disco in anteprima esclusiva in tre concerti sold out, prodotti e organizzati da Vivo Concerti, nel cuore di Camden Town, a Londra: l’1 giugno al Dingwalls, il 2 giugno al Jazz Cafè e il 3 giugno al The Dublin Castle.
Con 15 anni di carriera, 63 dischi di platino e 23 dischi d’oro all’attivo, l’album arriva dopo la collaborazione con Frah Quintale, nata dalla loro intesa artistica e dalla condivisione delle origini musicali oltre che da un’amicizia decennale, con il quale ha calcato anche i palchi dei principali palazzetti italiani collezionando numerosi sold out con il Lovebars Tour. Ne abbiamo parlato qui.
Siamo stati a una delle due date romane, guarda le foto qui.
Prossime date del tour di Coez
- Sabato 29 novembre 2025 – TORINO @ Inalpi Arena
- Lunedì 1 dicembre 2025 – MILANO @ Unipol Forum
- Martedì 2 dicembre 2025 – MILANO @ Unipol Forum
- Venerdì 6 dicembre 2025 – FIRENZE @ Mandela Forum
- Domenica 8 dicembre 2025 – ROMA @ Palazzo dello Sport
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