Quante cose cambiano in dieci anni? Il nuovo disco di Cosmo, “La fonte”, può essere un buon pretesto per ragionare intorno al tempo e al suo fluire, simile a come scorre l’acqua. Sono forze che non puoi fermare, al massimo capirne la direzione. Succede allo stesso modo nella parabola di un artista, che disco dopo disco traccia il suo percorso.
Così, probabilmente acquista maggiore profondità il tentativo di dire qualcosa in più su “La fonte”, album che l’artista eporediese ha rilasciato in piena primavera per Columbia Records/Sony Music Italy e 42 Records.
Dal 2016 al 2026
Di Marco Jacopo Bianchi mi è capitato di parlarne un bel po’ su queste pagine. Fortunatamente, resta in quella cerchia (abbastanza ristretta) di artisti che offre sempre qualche spunto valido per mettere insieme delle parole. Per condividere idee e pareri, lontano da velleità di “critica musicale”.
Meglio restare informali.

Questa volta abbiamo undici canzoni e l’atto due della riuscita collaborazione con Not Waving, che torna dopo “Sulle ali del cavallo bianco” (2024). Però ci sono numeri che lasciano assumere a questo gioco dei contorni più stimolanti: dieci anni, e nove giorni. Questa, infatti, è la distanza che intercorre tra il più recente long play e “L’ultima festa“, acclamata seconda volta che portò Cosmo a un grandissimo numero di timpani, complice la resa live fatta di intensità, performance e impatto del suono.
In dieci anni cambiano governi, relazioni, lavori, aspettative e modi di vedere la vita. È di conforto rendersi conto di quanto resti immutato: la propensione alla materia elettronica, la linea fedele al cantautorato, l’imprescindibile dimensione del concerto. E pensi che anche alcune relazioni, alla fine, si evolvono ma non è che proprio cambiano.
Le parole ritrovate nel percorso di Cosmo
Una certa maniera ricollega questi due dischi che sono lontani un decennio (e qualche giorno). Quel modo di esporsi (ma sostanzialmente di guardare dentro) connette gli istanti dell’ultima festa ai passi che portano alla fonte. È lo stesso crepuscolo dove le sensazioni diventano più rarefatte, dove ci si lascia alle spalle tutto il casino.
Le parole sono sempre importanti, lo erano dal minuto zero e questa volta riacquistano articolazioni più dense e armoniose, che preferisco, da nostalgico dei testi quasi barocchi di “Disordine”. Proprio attraverso le parole, sono riuscito a capirci qualcosa di più riguardo l’amore fraterno, io che sono figlio unico e consideravo un arcano questa tipologia di rapporto. Invece, anche questa volta mi trovo a ringraziare Cosmo e le sue canzoni. Oltre a “Per mio fratello” ci sono “Per un’amica” e “Parlare con te” a completare una tripletta che restituisce un gran senso dell’umano, ora che viviamo tempi sempre più brutali.
Intorno, ci sono molteplici decenni che scorrono con i loro tipici paesaggi sonori. L’uso con misura dell’autotune, valzer, Mediterraneo, elementi analogici. Poi, quel modo di congedarsi (“Sboccia il fiore”) che un po’ ti lascia la malinconia e un po’ ti infonde un entusiasmo difficile da spiegare.

Trovare la fonte non è un punto d’arrivo
Nel perdurare del viaggio è insita la meta. Con “La fonte” abbiamo la conferma (ennesima) di un artista che non perde il vivo interesse a esplorare. Cosmo espande i confini del proprio perimetro creativo, fino a cancellare ogni solco che incasella generi e rigide definizioni.
La terza release con una major non si presta a giochi che stimolano l’algoritmo, ma si affida alla coerenza (e alla coscienza), arrivando a ridiscutere anche le dinamiche dei concerti.
Suonare di mattino (onore al merito per la sterzata ai bioritmi) è un atto dal forte valore simbolico, un allontanarsi dalla fruizione stereotipata sul piano sociale e culturale. Il tempo passa, e l’acqua scorre segnando nel profondo, almeno fino a quando non si desertifica, o cementifica, tutto.
Tornare alla fonte è qualcosa di ben diverso dal tornare alle origini. Scavare come speleologi del proprio modo di fare canzoni, di mettere note sul pentagramma e parole sul testo. Divertirsi, forzare, scarnificare dove serve e arricchire per il gusto di dare uno strato in più.
Cosmo non è stanco, ma trova nuove motivazioni e sentieri ancora vergini. Dove saremo fra altri dieci anni?
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