Tutti gli esseri umani che sono stati nello spazio concordano su una cosa: la Terra, vista dall’orbita, ci ricorda che tutti quei confini che abbiamo imparato a riconoscere sulle cartine geografiche di scuola sono in realtà inesistenti. Un concetto banale, ma che tendiamo a dimenticare. È così anche nella musica, dove la barchetta battente bandiera Nu Genea continua a navigare l’azzurro, senza preoccuparsi troppo di dare un nome al pezzetto di mare sul quale scivola.
Perché, a ben quattro anni di distanza da quel piccolo gioiello che manco a farlo apposta si chiamava proprio Bar Mediterraneo, i Nu Genea sfornano People of the Moon. Un nuovo album, un nuovo viaggio, ma la stessa attitudine: ricordarci che la musica è linguaggio universale, veicolo culturale di storie e tradizioni.
E proprio nel giorno in cui l’ennesima artista da talent propone un’improbabile e populista lettura del concetto di essere umano, Massimo Di Lena e Lucio Aquilina si presentano al mondo con l’unica operazione musicale che abbia senso in questi maledetti e superficiali anni ‘20: la ricerca e il consolidamento di un’identità credibile.
La recensione di People of the Moon, il nuovo album dei Nu Genea
People of the Moon è un disco che potrebbe davvero essere caricato su una delle navicelle delle missioni Artemis, scaricato da un rover sulla Luna e lasciato lì come testimonianza dell’avvenuta esistenza della specie umana nel sistema solare. Perché è un disco che gli stessi alieni, semmai un giorno dovessero trovarlo, potrebbero usare per i loro studi antropologici. E comunque l’immagine di un grigio che pompa Sciallà a tutto volume nella navicella è abbastanza irresistibile.
Portoghese, inglese, napoletano e arabo. Poi funk, samba, disco e fusion. People of the Moon è un disco che si apre con una chitarra in stile Vampire Weekend e si chiude sulle spiagge di Copacabana, con il debutto davanti al microfono del percussionista Gabriel Prado.
In mezzo c’è tutto il resto: tra la napoletanità funk di Pulezà e i groove da world music di Shway Shway (rispettivamente con le voci di Fabiana Martone e Celinatique), passando per la title track, in cui i Nu Genea sembrano quasi una versione napoletana delle Las Ketchup (sì, quelle di Asereje-haha-hehe).
Il tutto con una leggerezza disarmante, perché anche in questo disco i Nu Genea continuano a giocare con le parole e il loro suono. E così il titolo duetto disco-funk con nientepopodimenoche Tom Misch – che per correttezza anglofona dovrebbe essere On and on – diventa un’irresistibile Oneon (i napoletani capiranno). Stesso discorso per Celavì, che se ne frega altamente della correttezza francofona (per un brano cantato in spagnolo da Maria José Llergo, peraltro). A riprova del fatto che la musica è riuscita lì dove l’esperanto ha miseramente fallito.
Il passato che suona come il futuro
Sul fronte musicale i Nu Genea non snaturano la formula estiva di Bar Mediterraneo, ma la ampliano a nuovi linguaggi. Le fondamenta sono sempre e comunque le percussioni, sostenute dagli incalzanti bassi funk che ben conosciamo. Su tutto questo tappeto, dove danzano soavi le voci dei vari ospiti, si ripresentano le incursioni di synth analogici che strizzano l’occhio (ma anche due) alla disco anni ‘70 e ‘80.
Il risultato è che ogni canzone del disco sembra raccontare un pezzettino di mondo, pur restando musicalmente coerente con il brano precedente. Il risultato è che la barchetta Nu Genea se ne va in crociera a vela verso sud, standosene ben lontana da quelle trafficate acque occidentali, inquinate dagli algoritmi a motore e dai tormentoni social.
Un porto di mare dove entrano ed escono artisti, culture e lingue diverse.

Risulta quindi incredibile che tale operazione musico-culturale riesca ugualmente a sfornare delle hit. È il caso di Sciallà, uscita come singolone ben prima della release del disco, ma anche della già citata title track People of the Moon, che ha un ritornello ipnotico come pochi. In tracklist c’è anche Ma Tu Che Bbuò con cui, scientemente o meno, i Nu Genea omaggiano il sound dei Napoli Centrale.
E così, mentre il resto del mondo continua a piantare bandiere e a rafforzare confini, i Nu Genea continuano a preferire il vento. E noi con loro.
La tracklist di People of the Moon dei Nu Genea
- Acelera (Ft. María José Llergo)
- Onenon (Ft. Tom Misch)
- Puleza (Ft. Fabiana Martone)
- Celavi (Ft. María José Llergo)
- Carè
- People of the Moon
- Ma tu che bbuò
- Sciallà
- Shway shway (Ft. Celinatique)
- Ondas do mar (Ft. Gabriel Prado)
I brani da ascoltare subito (o da consegnare in dono agli alieni in visita):
- Sciallà
- People of the Moon
- Puleza
- Ma tu che bbuò
- Onenon
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