Ne sono passati di Claudio Bisio sotto i ponti dal 2021, quando, reduci da una pandemia che ci aveva completamente svuotati, i Tamango si presentavano al mondo con l’EP COME FOSSERO CAREZZE. Da allora hanno dismesso il capslock, pubblicato una sequela di singoli e video irresistibili e poi, senza l’ordine di nessuno (per citare il poeta Majakovskij), hanno finalmente buttato fuori il loro primo vero album: t’amango. Perché, in fondo, cos’è un bacio se non un apostrofo rosa tra le parole T e amango?
Nel mezzo, però, è successo di tutto: c’è stata almeno una Rampallonata (e se ve la siete persa, tranquilli: sta per tornare), un inaspettato cambio di handle su Instagram e una pioggia di contenuti video in cui gli autodefinitisi bambini della rivoluzione hanno consolidato un linguaggio estetico e politico, oltre che musicale, confermandosi un unicum nel panorama italiano.

La recensione di “t’amango“
Dodici brani. Alcuni li avevamo già apprezzati durante il loro tour negli stadi – certo, più San Filippino in Galdo che San Siro, ma vale lo stesso. Sono pezzi che i Tamango hanno centellinato, negandoli alle piattaforme streaming per quasi due anni. Ora sono qui, riarrangiati con una veste discografica che, lo preannuncio, non sempre mi ha convinto.
Si parte con Matador, in cui il collettivo più pazzo dello Stivale racconta di bambini che scappano da scuola per giocare (mica tanto) a fare la rivoluzione. Mi ha ricordato The Suburbs degli Arcade Fire: se nel capolavoro canadese i ragazzini rubano le chiavi dell’auto per dichiarare guerra al torpore della provincia americana. I bambini dei Tamango alzano la posta. Si fanno la moicana, rubano le sigarette della nonna, prendono i fucili al nonno e chiariscono subito le intenzioni: “Assalteremo il parlamento, ammazzeremo chi si mette in mezzo, signore e signori, non avrеmo pietà: se ci sputate sul futuro, noi bruciamo la città”.
Poi arriva lei, la canzone più attesa, diventata meme e manifesto: Claudio Bisio. Dopo averla cantata alla Rampallonata in una versione da coro lisergico, eccola in una veste rock’n’roll che la consacra definitivamente.
Momenti acustici, misteri da svelare e citazionismo
Tuttavia, dopo questo primo picco, il viaggio affronta una zona di turbolenza. Tra le ballate Vado e Donna – che faticano a ritrovare l’urgenza ispirata e graffiante di altre tracce – e l’esperimento con la cassa sincopata di Umma umma umma ummà, il disco sembra talvolta perdere la bussola. Di Madeleine mi sento di salvare solo l’irresistibile citazione a Ça plane pour moi dei Plastic Bertrand.
C’è spazio per l’ironia di Sono Gay e per il mistero strumentale di 080923 (un prefisso? una data? un segreto che non ci è dovuto?). Ma il colpo di genio torna prepotente in Morire in Corso Francia. Qui il vocoder si fa strumento di lotta politica, cantando l’apatia degli anni ’20 in una marcetta di morte le cui sfuriate ricordano il cinismo watersiano dei Pink Floyd di The Wall.
C’è poi la versatilità di Oh! Darling, che parte soul e implode in un indie rock degno dei primi The Fratellis, a ricordarci che questi ragazzi sanno eccome quello che stanno facendo. L’album si chiude con Amerò, uno dei brani più interessanti insieme a Matador e Claudio Bisio.
Il verdetto su questo primo album dei Tamango
Forse la grande verità è che al collettivo Tamango la dimensione discografica sta stretta. Il loro habitat naturale non è il supporto digitale, ma la carne viva del concerto-spettacolo: la guerriglia, i video e la forza del manifesto politico. Non a caso i pezzi più interessanti del disco sono quelli in cui si avverte la coralità del progetto.
Siamo di fronte a un disco strano, a tratti disomogeneo, ma che non ha paura di presentarsi al mondo con tutta la sua incoerenza. Del resto i Tamango rappresentano una delle poche, vere alternative alla musica scritta e prodotta per sedurre l’algoritmo.
Quindi, anche se questo primo lavoro non mi ha fatto impazzire in ogni sua forma espressiva, vi invito a prendere una maglietta bianca e un pennarello, e a presentarvi alla prossima Rampallonata con la scritta “IO SE PERDO I TAMANGO MI AMMAZZO”.
spaccato con la recensione!!