Cesare Cremonini, vent’anni in sella alla sua 50 special

Il 27 maggio del 1999 esce in radio 50 Special, un singolo firmato da un appena diciannovenne Cesare Cremonini insieme alla sua band di allora, i Lùnapop. Un brano che è stato il fanalino di coda delle grandi hit pop italiane del ventesimo secolo, e che contemporaneamente – segnando una generazione – ha lanciato verso l’ascesa quel ragazzo bolognese neppure ventenne.

Sono trascorsi vent’anni da quel 27 maggio.

Per alcuni di noi ancora oggi è qualcosa di emozionante, che mette insieme la nostalgia, la gioia, il sapore dei ricordi. Figuriamoci se poi, come me, si è vissuto qualche anno a Bologna, dove 50 Special è praticamente un inno – testimoniato dal boato che si scatena quando il dj la mette su ad una festa. E come questi anni sono passati per noi, sono passati anche per Cesare Cremonini. Niente più capelli rossi, niente più Lùnapop: gli rimane solo il talento. E basta e avanza.

Per i più disparati motivi, pochi di quelli che facevano musica pop vent’anni fa sono ancora sulle bocche – aperte – della gente. Alcuni sono spariti, altri scesi di intensità, ad altri gli si vuol bene per abitudine. Ecco, Cremonini non è uno di quelli a cui si sta dietro per devozione gratuita. È uno di quelli che nel cambiare degli stili, dei tempi del mondo, ha saputo barcamenarsi al punto che – c’è da dirlo – oggi come allora riesce a fare da tendenza, da esempio. E a stare in cima alle classifiche. L’evoluzione coerente del suo percorso musicale non delude neppure i fan più morbosi, che dopo un album come Possibili Scenari hanno solo di che strapparsi i capelli per l’euforia.

Certo, di spazio percorso dal primo album – ...Squèrez! – a quest’ultimo ce n’è e come.

Ma non è mai stato percorso di fretta, riempito di tasselli inutili o sovrastrutture. Tra i suoi album Cesare Cremonini si è sempre lasciato lo spazio per crescere, meditare e produrre qualcosa di musicalmente interessante.  Non è un caso che di ogni album ricordiamo almeno un singolo che è diventato hit: Vieni a vedere perchè, Marmellata #25, Le sei e ventisei,  La nuova stella di Broadway, GreyGoose, Nessuno vuole essere Robin. Anche se non è il vostro artista del cuore, è impossibile non conoscere questi brani (vi vedo che canticchiate).

In particolare, dopo Possibili Scenari, uscito nel 2017, Cremonini ha intrapreso un cammino impegnativo e denso, ed evidentemente con successo, dato che dopo ben due anni il suo ultimo lavoro si mantiene costantemente in classifica. Ci sono infatti stati ben due tour, di cui uno nei maggiori stadi italiani e l’altro nei palazzetti, in cui l’animale da palcoscenico che è in Cremonini ha dato incredibile spettacolo di sé, aiutato da una scenografia dinamica, esplosiva, suggestiva, e rarissima da trovare nei tour degli artisti italiani. È stata pubblicata a dicembre 2018 una versione acustica, piano e voce, di Possibili Scenari, in cui anche brani energici come Kashmir-Kashmir cambiano fattura per diventare più eleganti, o brani come Poetica si sublimano.

Ed infine, dopo una breve ma intenso gioco di seduzione sui social, sulla scia positiva del primo tour negli stadi, ne è stato annunciato un secondo nel 2020, con blocchi di partenza fissati al 21 giugno, a Lignano.

Cremonini 2020 Stadi

L’onda emotiva si preannuncia abbondante, dato l’annuncio di nuova musica in arrivo, e l’intenzione di voler celebrare questi vent’anni di carriera, partiti proprio con quella vespa 50 Special –  che per l’occasione la mamma di Cremonini gli ha fatto sistemare, e ora giace parcheggiata nel suo salotto, vicino al pianoforte. A Bologna.

Ecco, Bologna. Una città che per Cremonini ha significato tanto. Una città dove ad avergli dato la benedizione non è stato uno qualsiasi, ma Lucio Dalla. Al di là degli innumerevoli aneddoti raccontati da Cremonini negli anni su di lui – incredibili e affascinanti – bisognerebbe chiedersi cosa possa significare avere come punto di confronto, da giovane artista, una personalità come quella di Dalla.

In una recente intervista con Fabio Fazio a Che Tempo che Fa, Cremonini dice qualcosa riguardo “il contesto”.

Ovvero evidenzia la differenza tra l’essere un ragazzino sognatore allora e oggi. Perché se i sogni possono essere gli stessi, le strade per raggiungerli sono cambiate parecchio.

“Sognare di diventare un cantante voleva dire sognare di imparare a fare qualcosa sul serio. Cioè di non improvvisare senza saper fare niente. Dovevi confrontarti con i miti che avevi. Tu studiavi la bibliografia, leggevi i tuoi cantanti preferiti. Ovviamente non c’è nessun paragone fra questi grandi miti e me, però è importante il riferimento con gente che era favolosa. E questo era importante, così tu sognavi di diventare qualcuno sapendo che quel gap lo dovevi ancora raggiungere studiando.”

Oggi con i social, i flussi di informazione costanti, l’evoluzione di quei modelli, lo stravolgimento della società, le modalità in cui si fa musica e si diviene artisti di successo – talvolta anche i motivi stessi per i quali si diventa di successo – sono ribaltati, rispetto a vent’anni fa. E forse la preziosità di una persona come Cesare Cremonini sta anche nell’essere riuscito a portare avanti il com’era una volta, sopravvivendo alla modernità spietata. Con un po’ di nostalgia, ma sicuramente con tanta consapevolezza, data dall’esperienza, dagli incontri con i grandi, e anche dallo studio.

 

Foto di kimberley ross

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