Paolo Meneguzzi è tornato ma nessuno se n’è accorto

Quando dovrebbe uscire una canzone estiva? Qualcuno dice ad aprile, qualche altro a marzo addirittura, ma comunque tutti concordano sul fatto che il termine ultimo per farla girare in radio almeno un po’ sia metà maggio. E invece cosa ne pensa Paolo Meneguzzi?

Bè, lui dimostra grande coraggio facendo uscire il suo singolo estivo proprio a metà di quella che per molti è l’ultima settimana di ferie, infatti il 19 agosto – Udite! Udite! – è uscita Supersonica.

Ascolta qui il nuovo singolo di Paolo Meneguzzi

Ora, mio malgrado, credo di dover far luce su alcuni punti, ad esempio, chi è Paolo Meneguzzi? Se vi state ponendo questa domanda, temo proprio che il problema sia l’età, perché vi sfido a trovare un unico millennial italiano (quindi gli adolescenti, o quasi, dei primi anni Duemila) che non abbia sentito mai il suo nome, che non abbia canticchiato almeno una volta nella sua vita…

Vero che ti amo ancora/Vero che ti ho tradita/Falso è stato un gioco/Falso io lì non c’ero”.

Ebbene sì, Paolo Meneguzzi è proprio lui, quel ragazzino dal visino dolce che, dopo essere stato scartato al Festival di Sanremo nel 1996, partecipa al Festival di Viña del Mar in Cile, vince la competizione come rappresentante italiano e viene consacrato come icona pop italiana nel sud America. Ma nella nostra penisola i tempi per lui maturano nei primi anni Zero, per l’appunto. Bisognava aspettare ancora il tramonto dei paninari (moda anni ‘80 che lascia tracce importanti anche nei ‘90).

Bisognava aspettare che tutti gli adolescenti incominciassero a calzare le discretissime Silver (i più fighi osavano con quelle dorate), o scarpe a punta sotto a pantaloni a zampa rigorosamente a vita bassa, o pantaloni mimetici, con quella cinta con la fibbia spostata su un fianco, top cortissimi o polo con colletto alzato, bacchette cinesi per legare i capelli per le ragazze, montagne di gel per mantenere i capelli dritti sulle teste dei ragazzi. Ovviamente non ci si vestiva solo così, ma diciamo che l’eleganza degli altri outfit era equiparabile allo stile descritto sopra.

Per far fronte a un periodo storico molto delicato per il mondo occidentale (ricordiamo l’attacco alle Torri Gemelle), il mondo della musica internazionale partorisce capolavori come Discovery dei Daft Punk o l’apoteosi del trash tipo In the Zone di Britney Spears (ricordate Toxic?).

E ancora, Manu Chao era nel pieno del successo con Me gustas tù, le t.A.T.u. creavano scandalo con il loro bacio saffico nel video di All the thing she said. Poi ricordiamo The Eminem Show, e ancora, It’s my life, le Destiny’s Child, Avril Lavigne, Lady Gaga, i Maroon 5. Potrei andare avanti all’infinito: vere bombe.

E intanto in Italia, i maggiori programmi musicali – i mitici Top Of The Pops e Festivalbar – difendevano l’identità nazionale a suon di “Sole, cuore, amore”, “Vamos a bailar”  e una qualunque canzone degli Eiffel 65. Diciamo che i primi anni Zero per qualche cantante sono stati un grosso scivolone, per citarne uno a caso: Alex Britti, con La Vasca fa un grave errore, soprattutto perché, come dice il caro Auroro Borealo, “lo sanno tutti che la magia non accade nella vasca da bagno/le migliori idee vengono sotto la doccia”. Per altri, invece, sono stati anni importantissimi per affermarsi, infatti non possiamo dimenticare Tiziano Ferro che sfonda con Xdono, Carmen Consoli che, già in attività da qualche anno, ci incanta definitivamente con Parole di Burro, Samuele Bersani che pubblica nel 2002 la sua prima raccolta Che Vita! e ancora, e ancora…

Ma soprattutto, tornando a bomba sul nostro argomento principe, sui palchi delle piazze italiane, ma anche sud-americane e svizzere, si poteva trovare Paolo Meneguzzi con le sue canzoni così orecchiabili da entrare nella testa di chiunque, potevano piacere o meno, ma canticchiarle era inevitabile.

E ora, a distanza di anni da quel suo periodo aureo, lui torna audacemente con un singolone dal testo assolutamente estivo (in realtà sono disposta a credere, come dice una mia amica, che il “cielo atomico” sia un riferimento al disastro di Černobyl’ del 1986) e un sound piacevolmente anni Zero, che, grazie alla sua essenza così anacronistica, si cala alla perfezione nella prospettiva nostalgica dei trentenni di questi anni che devono rientrare dalle ferie e ricordano con dolcezza (spero) l’adolescenza, la fine dell’estate, la scuola, l’acne e i pantaloni a vita bassa. 

In fondo, questi fantomatici primi anni Duemila non sono stati così da buttar via: hanno fornito una gran mole di musica trash per i revival. E sono certa che quando parte “Non capiva che l’amavo/E ogni volta che soffriva io soffrivo” spunti un sorriso sul viso di quelli della Generazione Y.

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