Hanger come Nick Murphy e The XX, ma a Napoli: l’esordio con “Falling in love”

Hanger è un progetto musicale sviluppato in provincia di Napoli. Le influenze parlano chiaro: elettronica e pop di qualità dall’ampio respiro continentale vanno a confluire in costruzioni musicali edificate in lingua inglese.

Esce oggi il loro singolo d’esordio “Falling in Love”. Quasi cinque minuti di R&B e Soul che incontrano l’elettronica: la maturazione lenta e costante del brano si riflette nella struttura attuale, dove strofe e ritornelli trovano la giusta collocazione contro i precipitosi stereotipi dell’industria discografica. Il brano è pronto ad ipnotizzare l’ascoltatore, trascinandolo in un microcosmo etereo dove il velluto dei bassi si alterna a vocal cristallini e cori di spessore.

La dimensione artistica evade dai confini nazionali, strizzando l’occhio ad artisti come Nick Murphy e The XX, che hanno sapientemente dato una visione moderna all’elettronica contaminata da ulteriori generi.

Il videoclip, girato valorizzando locations ad alto profilo culturale in provincia di Avellino e Napoli, ha coinvolto una crew di 30 persone e regala una visione concreta delle espressioni testuali che si rincorrono nella canzone; amore nelle sue declinazioni meno comuni, in pieno stile Hanger, il cui anonimato diventa un punto di forza per restituire all’arte la sua messa a fuoco più nota ed importante.

Hanger, non non si sa molto su di te/voi. Per quale motivo scegliere l’anonimato?

La volontà è quella di mettere in risalto la comunicabilità audiovisiva del progetto. C’è volontà, da parte nostra, di mettere l’ego in disparte, in favore della cosa davvero importante: la musica. Viviamo in una società principalmente improntata sull’esaltazione dell’ego, al punto da mettere l’arte stessa in secondo piano e rendere l’immagine il punto cardine di un progetto artistico. Dal nostro punto di vista, l’ego è la più grande limitazione alla creatività. La spersonalizzazione del progetto esalta la volontà comune di voler comunicare e basta, senza fronzoli.

Ognuno fa la musica che sente di fare. Non importa dove sia nato e in che ambiente sia vissuto. Quali sono stati gli artisti o i dischi cardini che vi hanno spinto verso R&B, il Soul unito all’elettronica, verso queste scelte di genere?

L’alternative R&B rappresenta, a nostro avviso un campo totalmente aperto alla sperimentazione: ci lascia una sorta di “libero arbitrio” tale da poter canalizzare la nostra creatività nel suo pieno potenziale, senza limitazioni. Paradossalmente, questo genere, essendo difficilmente catalogabile è libero da restrizioni di genere, poiché affonda le proprie radici in una tale varietà di altri generi, da darci grande libertà creativa, permettendoci di rinnovare continuamente il nostro sound. Lo definiremmo una sorta di “genere sui generis” che ci rende liberi di esprimerci.

Avete già suonato live con progetti precedenti? Se si quanto è stato complicato proporre questi generi a Napoli, se no come pensate che potrebbe accogliervi questa città?

Il progetto è totalmente nuovo per noi e ci lavoriamo meticolosamente da un paio d’anni, affinché tutto suoni esattamente come vogliamo che suoni, ragion per cui non c’è stato ancora un live di Hanger fin’ora. Abbiamo preferito aspettare l’uscita del video, ma siamo attivi in sala prove. Prima di quanto vi aspettiate faremo un live show “fuori dagli schemi” che siamo sicuri vi piacerà. Proporre questo genere a Napoli non lo reputiamo difficile, anzi.

Da secoli, Napoli è patria di innovazione, fermento artistico e culturale. È una città creativa con un popolo creativo, grazie anche e soprattutto alle diverse contaminazioni etniche dei secoli scorsi. L’arte floreale incontra il gotico, dove il barocco incontra il futurismo. La città che ha dato natali a Pino Daniele, agli Almamegretta e ai Planet Funk (I primi innovatori musicali che ci vengono in mente). Siamo sicuri che la nostra novità sarà ben accetta da Napoli e dalla sua gente. Ricordo, inoltre che Hanger è un progetto totalmente partenopeo, frutto della collaborazione di artisti campani al 100%. Un motivo in più perché Napoli faccia il tifo per noi.

Quando si suona spesso si sogna di collaborare con grandi artisti, con chi (ancora in vita) fareste una collaborazione?

Beh, avremmo una bella lista di nomi. Volendo spararla grossa: Kendrick Lamar, Frank Ocean, Kanye West, Childish Gambino, Damon Albarn, Justin Timberlake, Lady Gaga. E poi ancora Depeche Mode, Massive Attack, Pharrell Williams, Brian Eno, Sting, Dabid Byrne, Son Lux, Travis Scott, The XX. Penso bastino, per oggi.

Spesso credo che si sognino anche grandi festival Internazionali e non, quale è il palcoscenico che vi piacerebbe più di tutti calcare?

Sziget, Lollapalooza, Glastonbury, Royal Albert Hall, Anfiteatro di Pompei. I posti belli non mancano e questi sono i primi che ci vengono in mente.

Per chiudere, dove vi vedetetra un anno?

Nell’ inconscio di chi ci ascolta: È quello l’unico posto che conta, l’unico dove l’arte può esprimere la propria essenza più pura, attraverso le emozioni di chi ascolta. Il fine dell’artista dovrebbe essere questo: entrare nell’angolo più intimo delle persone e comunicare lì, dove sono più vulnerabili, ma realmente libere essere.

 

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