Questo non è un articolo sulla morte di Ezio Bosso

Questo non è un articolo sulla morte di Ezio Bosso. Si è vero, che è scomparso proprio la settimana scorsa. È vero che se non fosse successo ora non sarei qui a scrivere. Però questa non sarà una riflessione sulla morte di Ezio Bosso. Non analizzeremo la sua opera omnia. Anche perché diciamocelo: qui si parla di musica classica, quindi la maggior parte di noi probabilmente ne sa poco e niente. Questa sarà una riflessione sulla vita di Ezio Bosso, ma non quella che ha lasciato. Quella che ci ha lasciato.

La storia di quest’uomo è una storia che parla di Musica, di quello che succede quando l’amore per la propria passione riesce a sollevare, lenire, far evolvere ogni dolore. È una storia di lotta e rinascita, soprattutto a partire da quel 2011, quando Bosso si è per la prima volta scontrato con la sua malattia. Una patologia neurologica degenerativa, che lo ha privato proprio della possibilità di fare musica. Ha dovuto smettere di suonare, comporre, dato che il suo corpo non glielo permetteva più. Immaginatevi un giorno privati, a causa di una volontà inspiegabile e sconosciuta, dell’essenza della vostra stessa vita. Uno scenario che indubbiamente mette paura, in cui immaginare di poter trovare una forza per reagire o essere positivi sembra utopia. Ed è proprio per questo che il ricordo che oggi tutti noi portiamo di Ezio Bosso è un ricordo di vita. Perché nella perdita del poter fare, lui è riuscito a trovare un modo immenso di essere musica. Riempiendo il cuore di tutti di infinita ammirazione.

Ezio Bosso
Ho alcuni ricordi dell’uomo che era, intravisto da lontano al bar sotto casa mia a Bologna.

Sempre con una dolcezza nel viso, nel sorriso, nascosto sotto a un sempre presente cappellino nero. Non ho mai azzardato a importunarlo, perché sentivo che avrei turbato un momento di spensieratezza nella complicata vita di una persona. Forse pur involontariamente ho provato una pietà in cui ora riflettendo non riconosco Ezio Bosso, ma piuttosto la mia incapacità di relazionarmi con qualcuno la cui forza in una situazione impossibile mi sembrava talmente incredibile da mettermi in difficoltà. E non solo. Perché qui non si parla solo della forza di reagire a un destino, tra l’altro tragicamente inevitabile. Ma di cavare diamanti da quel letame.

Il superpotere di Ezio Bosso era la sua infinita umanità, la capacità di vedere in ogni difficoltà un’opportunità. Ma soprattutto un amore per la musica permeante, perché credeva che fosse un vero e proprio valore sociale, con cui educare pacificamente le persone alla bellezza.

La musica è come la  vita, si può fare in un solo modo: insieme.

Probabilmente è molto più facile trovare la sua visione del mondo in qualche intervista, ma io vorrei che provaste a percepirla anche dentro alle sue creazioni, che sono le opere di un uomo che umilmente si presta per dare vita a un ente superiore, da servo e non da proprietario.

Ascoltate “Music for weather elements” e poi ditemi se tutto questo non è più chiaro.

A scuola mi hanno insegnato che un buon articolo è quello in cui l’autore scompare e acquisiscono valore solo i contenuti. Mai come in questo caso faccio fatica, perché mi sento coinvolta da un vortice di emotività che mi impedisce di ignorare il mio sentire. Anche io vorrei riuscire a servire la vita, a donare sempre il bello agli altri, a mostrarmi vulnerabile ma sempre infinitamente umana. Vorrebbe dire raggiungere un livello di accettazione, di consapevolezza, che forse a venticinque anni sono autorizzata a non avere. Ho – come tutti voi – tante paure da sconfiggere per riuscire a illuminare così gli altri. Forse ancora devo avvitare bene la lampadina che fa luce dentro di me (perché sia chiaro, il punto di partenza è questo, altrimenti non si va da nessuna parte).

Ecco io credo che la storia di Ezio Bosso sia una storia di vita vissuta, dimostrata, spiegata. Un racconto in cui tutti siamo invitati a cambiare prospettiva, soprattutto nei momenti peggiori, per cercare la Vita, la bellezza, a partire da un posto che dentro di noi c’è sempre, anche se è nascosto. È un invito a riscoprirsi sempre. Questo insegnamento è l’eredità più bella che un uomo possa lasciare ai suoi simili: amare la vita, a tutti i costi.

Così si dimezzano anche i rimpianti. Anche se a me rimarrà sempre quello di non averti salutato mentre facevi colazione in quel bar, Ezio.

5 Comments

  1. Rosa 22/05/2020 at 6:40 am

    Hai espresso i miei attuali sentimenti. Bosso donava luce a tutti e trovo ingiusta la sua morte. Simile rimpianto per non averlo avvicinato alla fine delle prove di un concerto qui a Lecce: lo avrei solo salutato in silenzio, non potendo esprimere le emozioni da lui suscitate per inadeguatezza delle parole rispetto all’intensità del suo linguaggio.


  2. Roberta Fontana 22/05/2020 at 11:26 am

    Penso che Ezio Bosso sia stato come un Dio sulla terra per lasciare un messaggio alla umanità. Un uomo immenso, la sua energia, la sua positività e i suoi sorrisi contagiosi ! Ho amato questo uomo perché la sua musica ha dato un senso alla mia vita , fonte primordiale per le mie creazioni coreografiche . Grazie Ezio per tutto quello che ci hai lasciato. Vivrai per sempre


  3. Claudia 23/05/2020 at 2:20 pm

    Un uomo gentile, dalla profonda cultura e sensibilità . Carismatico, capace di spiegare le cose difficili con una semplicità che solo un grande uomo sa fare . Mi ha lasciato tanti insegnamenti , ma è andato via troppo presto . Poteva ancora darmi tanto, tutto!


  4. Silvestro Corvino 24/05/2020 at 1:23 pm

    Non è più con noi e spero che abbia finito di soffrire, ma la sua musica immortale ci rimarrà per sempre. Ho anch’io il rimpianto per non aver conosciuto quest’uomo eccezionale, ma la sua musica, il suo sorriso e la gioia nei suoi occhi quando dirigeva o suonava rimarranno finché avrò vita nel mio cuore e nel mio cervello.
    Ciao Ezio!



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