Il riscatto della radio ai tempi del Coronavirus

La radio accompagna le nostre lunghe e stanche transumanze quotidiane in macchina. Alimenta il sottofondo brulicante dei negozi, dei bar ma raramente occupa deliberatamente una parte di una qualsiasi nostra giornata. Abbiamo relegato la musica in radio, soprattutto nell’ultimo decennio, ad una mera esibizione delle classifiche dei singoli pop-commerciali più popolari. Poco spazio, a parte il raro caso di qualche emittente, è stato dedicato al lancio di nuovi artisti, sia nazionali che internazionali. I numeri dei passaggi di un brano entrano nelle logiche di mercato delle grandi major discografiche, relegando la diffusione e il piacere dell’ascolto musicale ad un passatempo proprio di altre generazioni.

Con Spotify, YouTube e altre piattaforme, la musica è divenuta inoltre fruibile in ogni momento e su ogni dispositivo. Così come la scoperta delle ultime novità o il riproporre brani del passato è diventata prerogativa dell’individuo, senza la mediazione di una proposta o di un approfondimento da parte di un’emittente radiofonica.

Con la pandemia di Coronavirus, la quarantena casalinga forzata, la nostra quotidianità si è trovata di fronte alla necessità di ricercare nuovi passatempi o di riscoprire quelli che avevamo perduto. Le dirette sui social media che proliferano consentono al pubblico di fruire dell’individuo scisso dal suo panorama musicale, con i suoi consigli, il contestualizzare un brano, i suggerimenti su generi e artisti da scoprire.

Eppure, davanti al bulimico consumo di serie TV, film e libri, si è tornati a riscoprire il piacere di staccarsi dal video e tuffarsi nuovamente nell’ascolto della radio.

La radio stessa ha risposto presente all’appello dei tempi che cambiano con una rapidità inaspettata, ampliando e riprogrammando i propri palinsesti. In un equilibrio tra lo svago e il sentimento necessario di informarsi, non è difficile comprendere l’esponenziale aumento degli utenti che si collegano alle piattaforme web delle principali frequenze, come, ad esempio, Radio Deejay (+74 %). Per quanto riguarda il rating degli effetti ascolti radiofonici, cresce RDS, che si pone al primo posto (con un +20,3% di crescita). È seguita da Radio 24 (+18,8%). Al terzo posto, in leggero calo, si pone Radio DeeJay, seguita da Rai Radio 1. Piccola crescita per RTL 102.5, al quinto posto, che supera una stabile Radio 105, davanti a Radio Italia (7° posto, in crescita). Fonte

I programmi di approfondimento musicali (penso soprattutto a quelli che venivano già svolti in precedenza su emittenti come Virgin Radio, Radio Capital o Radio 3), i programmi di informazione e intrattenimento, non sono più percepiti come un accompagnamento distante e lontano, spesso volto a coprire un silenzio che non possiamo e non sappiamo tollerare. Sono percepiti invece come un canale di (ri)scoperta della musica come forma d’arte, con un focus sull’artista, sul testo, sulla storia che ogni brano o album porta con sé.

Insomma la musica nella sua essenza, svincolata dalle logiche di classifica e di numeri.

Nelle lunghe giornate casalinghe, l’assenza di supporto video ci permette di immergerci nei temi affrontati e nella musica diffusa in radio con una nuova ritrovata prospettiva. Così cui riscopriamo il piacere dell’ascolto costruttivo, della musica come la si viveva, ad esempio, fino al secolo scorso. E con ciò estendo quindi il mio punto di vista alle rassegne stampa, ai programmi di approfondimento culturale in generale.

D’altro canto, si potrebbe sostenere che già esistono i podcast e alla musica, gli appassionati possono accompagnare una personale retrospettiva compiuta in solitaria sul web. Sostengo però che questo tempo, così svincolato dalle logiche da cui siamo abituati a farci governare, possa portarci a rivalutare la differenza tra una diretta Instagram, un programma TV e il semplice valore salvifico della parola, dei testi e delle melodie musicali prive della sovrastruttura visiva.

Detto ciò, senza eccedere in questo buonismo speranzoso, ci auguriamo tutti di poter tornare presto a cantare stonati in macchina le canzoni in radio. Tornare a lamentarci del traffico immobile, delle giornate senza fine. Tornare a farci guardare di sbieco dall’abitante della macchina accanto, consapevoli di quello che possiamo fruire ogni giorno al di là delle logiche e del valore che gli avevamo attribuito prima di questo tsunami isolante.

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