Fumè e il suo diario della separazione

Fumè appartiene a quei termini che ricordano l’infanzia, i bei tempi andati. Il vestito fumè della nonna, gli occhiali fumè dello zio d’America. Rappresenta uno di quei misteri irrisolti nascosti nei cassetti della crescita: non è una sfumatura di nero, non è una sfumatura di bianco e non lo si può definire come grigio. Un po’ come Balto: non è cane, non è lupo e sa soltanto quello che non è.

Eppure Balto si dimostrò un eroe: la storia narrata nel cartoon del 1995 è nota a tutti. La diversità come punto di forza, la possibilità di prendere il meglio da ogni nostro lato caratteriale. Fare dei propri limiti (reali o virtuali) un trampolino per superarli.

Ascoltando l’album d’esordio di Fumè, X AMORE, lo strano paragone con Balto diviene più evidente.

Lo stile musicale e le correnti sonore sono caratterizzate da un puzzle di idee narrative che sulla carta possono ubriacare. Una scrittura pop dalle venature nostalgiche e crepuscolari, caratterizzata da una capacità espressiva lontana da artifici lessicali ma non per questo povera/banale. Le atmosfere cantautorali si affidano a tracce musicali moderne e soffuse: l’artista romano è moderno per la capacità di utilizzare schemi cari alla trap più modaiola e diffuso nel loro emotivo sentore low-fi.

Il prodotto finale è quindi qualcosa di ibrido capace di valorizzare ogni singola sfumatura. Il cantato caldo è spesso sfacciato nella sincerità del dolore narrato. L’impressione è che tutta la narrazione sia legata più ad un senso di colpa che ad un colpo di stato.

Già, il senso di colpa. Partiamo dal titolo: X AMORE

L’utilizzo della preposizione X (per) indica un movimento, un atto verso/in favore di. Fumè utilizza il suo mestiere per tessere una tela in favore di un amore che lo ha abbandonato. Qui non ha senso idealizzare il sentimento. L’amore di cui lui parla ha un nome, un colore, un dolore. L’uso della preposizione identifica uno slancio, un trascinarsi a mani stanche.

Perdere l’amore e tracciarne il percorso di uscita. Il cambiamento parte dal momento in cui qualcosa si rompe ma è nel momento della dipartita fisica che si innesca dentro di noi il meccanismo della perdita. Riusciamo a tinteggiare pareti di normalità anche se l’aria in casa è irrespirabile.

Cosa sei stata? Perché la tua famiglia mi ha visto come un irresponsabile?

Le domande di Fumè si perdono come il fumo di una sigaretta solitaria. Per un attimo c’è la palliazione dell’incertezza, poi le domande si fanno più forti e concrete.

È un libro che andiamo a leggere in maniera anarchica, questo album. La perdita, i contrasti con la famiglia, il creare leggende, la separazione. No, non è un errore. Nel chiudere una parte di noi, il ricordo non può essere strutturato come fosse l’ufficio anagrafe del comune. Tutto è spaventosamente entropico. Passeggiamo al mare e ricordiamo il pianto in montagna, slacciamo un reggiseno e il pensiero va ad una serata di festa.

Nelle pieghe narrative dell’album c’è spazio anche per una traccia che ci spiega chi è Fumè. L’ultima, quella che chiude la porta e ci prepara al prossimo contatto. Non è egoismo, non è manifestazione di forza. È il coraggio di essere fragili, la manifestazione che nel momento più buio è la sincerità verso se stessi la vera rivoluzione. Come Balto, triste ma fiduciosi: il suo ululato, il suo cuore di cane eroe.

X AMORE è quasi un diario della separazione. Racconti l’evoluzione verso il baratro e come ci si vive dentro. È stato difficile scriverlo? Quale traccia ti ha richiesto più impegno?

È stato scritto di getto, per necessità. Mi ha dato la possibilità di guardare in faccia quello che ci ha fatto male, provarlo a raccontare con la musica, con la speranza di arrivare alla gente e lasciare qualcosa che rimanga per sempre. A livello di scrittura non è stato un impegno ma appunto un aiuto per tirare fuori tutto quello che sentivo, tutto il sound che abbiamo creato insieme a DOD, WAGO e Nemo è stata una grande opportunità e uno scambio importante per ciascuno, una crescita per il progetto.

Alcune tracce trasudano dolore, senso di colpa. Questo album è un opera anche di parziale risarcimento verso qualcuno/qualcosa?

Quando qualcuno si accorge delle cose o delle persone che ha perso, ritornano in mente solo le cose belle. Si farà quindi fatica a ricordare il motivo del perché sia finita una storia così: a volte tornano delle risposte che però ci sono solo quando si usa la razionalità, nonostante io riesca poco ad usarla e faccia tutto x amore, col cuore in mano, sperando che il messaggio arrivi forte chiaro e soprattutto che la gente ci si ritrovi. Insomma, che possa usare la musica come via di fuga dalle paure della vita.

Ho scritto che il tuo stile musicale è molto ibrido. A chi senti di dover dire grazie per la tua crescita musicale. Guardandoti allo specchio, a chi pensi di assomigliare almeno un po’?

Devo ringraziare l’America e il fatto che ho fatto musica da sempre. La chitarra è stata l’inizio di tutto, per poi arrivare a scrivere x amore dopo l’esperienza in California che mi ha segnato a vita nel bene e nel male. Quando sono tornato tutto era diverso. E ovviamente devo ringraziare DOD, NEMO e WAGO, senza di loro non ci sarebbe stata la wave, il sound giusto che forse ancora in Italia per alcuni versi non c’è o sta iniziando. Fatto sta che abbiamo la musica pronta e continueremo a scrivere, questo è un piccolo inizio, in evoluzione. X sempre.

Hai dato molta importanza ai video che accompagnano le tue tracce. Potessi scegliere un film o un genere cinematografico, cosa sceglieresti?

Tragedy comedy, Joker interpretato da Joaquin Phoenix credo il film per eccellenza.

Dalla California all’Italia. Quali sono le differenze più forti tra i due paesi per un ragazzo che sceglie di vivere “di musica”?

Credo che la California sia una grande possibilità di crescita per chi vuole fare musica e restare al passo, aggiornarsi. È altrettanto difficile però in termini di riuscire a svoltare, dato che i numeri e la competizione è molto più alta e veloce. Credo sia molto complesso pensare di partire dall’America e svoltare da lì però nulla e impossibile, tutto può succedere.

Come hai vissuto questo periodo di lockdown. Hai dichiarato di amare il contatto con il pubblico, il sudore dei live. Cosa pensi cambierà? Tu cosa proponi?

È stato letteralmente faticoso e di poca inspirazione per me. Non c’era tranquillità o almeno io non l’ho trovata in quel momento. Adesso va meglio però le cose dovrebbero tornare alla normalità, se tutti noi rispettassimo le regole, per evitare di ritrovarci in situazioni simili. Per i live spero che tornerà tutto come prima, asap

Una voce femminile per un feat di “Cosa te ne vai a fare”. Primo nome che ti viene in mente.

MARA SATTEI

Consigliaci un libro ed un disco.

Libro: Il gabbiano di Johnathan Livingston
Disco: ‘All that you cant leave behind’ U2

Ascolta qui X AMORE di Fumè

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