Maria Antonietta, Sylvia Plath e il desiderio di deludere le aspettative

Avrei dovuto congelarmi, farmi spedire nello spazio interstellare /
sacrificarmi per non vedere il nostro oceano che diventa un mare /
Ma parlavo troppo svelto, pensavo troppo svelto /
credevo di sapere molte cose invece niente /
Parlavo troppo svelto, pensavo troppo svelto, credevo di sapere molte cose e invece niente,
invece niente /
E da lì, da quel punto lontano, se avessi voluto ti avrei salutato con la mano:
baby, bye bye baby.

E invece niente è il primo pezzo scritto per il disco, inserito poi alla fine dell’album come brano di chiusura. “Deluderti” esce il 30 marzo per La Tempesta Dischi e segna il ritorno di Maria Antonietta a distanza di quattro anni da “Ossa”. L’attesa ha ripagato le aspettative: Letizia Cesarini ha dato vita ad un album a cui non manca assolutamente nulla.
Con Giovanni Imparato – che conosciamo anche come Colombre – ha curato la produzione delle canzoni e gli arrangiamenti, collaborando anche con Tommaso Colliva e Fabio Grande.

Copertina, Deluderti di Maria Antonietta

Si tratta di nove brani intensi e pregnanti, capaci di creare immagini nuove e allo stesso tempo di riportarci indietro, ai tempi di “questa è la mia festa”, quando “la felicità era una cosa troppo seria”.
Lo dice anche Nanni Moretti, nel suo film Bianca del 1984: il protagonista conclude il suo discorso affermando di doversi difendere, di dover difendere il suo diritto di essere felice. E, in fondo, è anche quello che vuole dirci la cantautrice – in un contesto diverso – sottolineando il dovere di non fingere, di non sacrificarsi per piacere agli altri. Citando ancora Moretti, se la felicità è una cosa seria, allora, deve essere assoluta.

Comunque io non ho intenzione di deluderti /
ma questa è la mia festa e tutto quello che mi resta /
è un vago senso di presenza eterna.

Maria Antonietta ci parla ancora della sua festa nel singolo “Deluderti”, da cui l’intero disco prende il nome, e lo fa sotto forma di una possibilità che nessuno dovrebbe mai precludersi: quella di deludere le aspettative, di essere imperfetti e di esserlo per l’eternità.

Pesci, Maria Antonietta in un’opera di _atinart_

Emerge subito l’impatto che poetesse come Sylvia Plath, Cristina Campo, Fernanda Romagnoli ed Emily Dickinson hanno avuto sulla sua scrittura.
Nei testi ritroviamo immediatamente la poesia confessionale di Sylvia Plath, scrittrice e poetessa statunitense. Sembra quasi che le due dialoghino, in un certo senso, da tempi lontani tra loro ma non troppo diversi.

Ti dicevo cara ombra tienimi nascosta /
che devo appartenere a qualche specie esotica.

Quando ho ascoltato “Cara ombra” per la prima volta ho riconosciuto subito un sentimento che credo comune: la sensazione alienante di sentirsi differenti da ciò che ci circonda, di appartenere – per l’appunto – a qualche specie esotica. Sentirsi nascosti da un’ombra fino a quando non arriva il sole, accecante, a rivelare la nostra vera faccia. Maria Antonietta sviscera questi aspetti interiori in un modo talmente naturale che, ascoltando e riascoltando i suoi pezzi, ci sembra di leggere delle pagine di diario. O, meglio ancora, delle poesie confessionali.

“Io sono verticale, ma vorrei essere orizzontale”.
Proseguendo con l’ascolto non ho potuto fare a meno di ripensare a questa meravigliosa poesia di Sylvia Plath che non fa altro che rivelare un conflitto interiore simile a quello descritto dalla cantautrice. Il sentirsi diversi: da ciò che si è, da ciò che si vorrebbe essere o dal resto del mondo, dalla realtà che ci circonda e che spesso ci fa sentire sbagliati o inadeguati.
Nelle canzoni si parla molto dell’impatto che le cose hanno sul singolo, di un universo che agisce e che non lascia più indifferenti.

Di tutto l’universo, delle cose mai dette e dei polsi aperti amore /
a me non me ne frega niente /
mi è tutto indifferente.

Questa senso di distacco, che ritroviamo ancora in “Questa è la mia festa”, ci giunge mutato nelle parole di “Deluderti”:

Di fronte a tutto questo male io non sono niente /
non riesco a restare indifferente.

La sensazione che ho avuto, con questo pezzo e probabilmente con l’intero disco, è quella di un forte cambiamento che è avvenuto non solo in se stessa ma anche nel mondo e nelle cose che la circondano. Un cambiamento cosi forte che vuole anche sottolineare, presumibilmente, una nuova maturità, una nuova percezione del mondo e di ogni singolo elemento che lo compone.
Un mondo a cui si cerca sempre di somigliare, per sentirsene parte, per piacere di più, per sentirsi all’altezza. Maria Antonietta, con questi nove brani, si dà la possibilità di rinunciare a questa celebrazione della finta perfezione, che non premia nessuno se non con una buona dose di infelicità.
“Deluderti” è un album che ci racconta una rabbia comune, una profonda amarezza ma anche un fortissimo desiderio di libertà.

Ecco le date del tour che iniziera il 20 Aprile:

3 aprile – Bologna Feltrinelli con Pierfrancesco Pacoda – P.zza Ravegnana ore 18.3

04 aprile – Milano Feltrinelli RED con Carlo Pastore – Sabotino ore 19.00

5 aprile – Roma Feltrinelli RED con John Vignola – Tomacelli ore 19.3

06 aprile – Firenze Feltrinelli RED con Giustina Terenzi – P.zza della Repubblica ore 18.30 

20 aprile – BOLOGNA – TPO

28 Aprile – TORINO – Hiroshima Mon Amour

4 maggio – RONCADE (Tv) – New Age Club

11 Maggio – ROMA – Monk

12 Maggio – PESARO – Teatro Sperimentale

26 Maggio – MILANO – MIAMI FESTIVAL

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