[Esclusiva Live Session #OffTheCorner] Meganoidi – Accade Di Là

Futura1993 in esclusiva su Le Rane, pubblica la Live Sessions di “Accade di Là” dei Meganoidi registrata dagli amici di Off The Corner.

È appena uscito il vostro nuovo singolo “Gocce”; di cosa parla questo ultimo brano?

Con Davide, il nostro cantante, ci è capitato di parlare del sentimento forse più dirompente, l’unico che in qualche modo non si può camuffare: la gioia. Una risata o un pianto si possono smorzare o nascondere; le lacrime di gioia invece sono qualcosa di assolutamente imprevedibile e che arrivano nei momenti più belli della vita. In maniera forse fantasiosa e poetica, ci siamo quindi chiesti se in qualche modo queste “gocce”, queste lacrime di gioia, potessero nascondersi tra le gocce di pioggia. Non so se definirla una cosa romantica o semplicemente curiosa, però fondamentalmente nasce tutto da quello.

Il vostro nuovo tour è partito il 16 febbraio a Genova, la vostra città. Come è stato ricominciare dopo qualche anno di pausa con il vostro nuovo album “Delirio Experience”?

Abbiamo ricominciato dopo qualche anno di pausa con un album di inediti ma in realtà siamo rimasti sempre in tour; ci siamo tenuti allenati! Non abbiamo mai passato più di tre mesi senza far tappa da qualche parte in giro per l’Italia. Dal punto di vista discografico, è stato bello invece arrivare con qualcosa di nuovo dopo aver fatto passare un po’ di tempo dal nostro ultimo lavoro “Welcome in Disagio”, pubblicato nel 2012.

Siete tornati con un album di inediti per festeggiare e spegnere le candeline?

È proprio cosi, lo abbiamo fatto per spegnere le nostre 20 candeline! In realtà è un album che è stato concepito in brevissimo tempo, cioè da marzo 2017 a quando io e Davide ci siamo guardati in faccia e abbiamo capito che avevamo bisogno di metterci a lavorare su qualcosa di nuovo; io avevo già dei brani che avevo scritto e nel giro di pochissimo tempo ci siamo concentrati sui testi. Le tracce del disco sono 10 e non mento se ti dico che forse saranno 10 anche le volte in cui ci siamo visti e abbiamo dato vita a tutto. Non abbiamo lavorato sui brani in sala prove per mesi, siamo partiti proprio da chitarra e voce: “proviamo a fare le cose un po’ come andrebbero fatte: partiamo dalla forma canzone, da cosa vogliamo comunicare e da cosa vogliamo dire e poi lavoriamo sugli arrangiamenti.”

Dopo così tanti anni di esperienza alle spalle forse risulta più facile correre qualche rischio, vi siete presi il lusso di sperimentare?

Il lusso di sperimentare ce lo siamo presi fin dall’inizio ma più che un lusso è una responsabilità. La musica per noi è ricerca e la voglia assoluta di comunicare qualcosa. Il rock in qualche modo è la formula uno della musica, si deve sperimentare. Se smetti di sperimentare, puoi continuare a fare musica ma utilizzando la stessa formula, si finisce per non raccontarsi più. Crescendo poi in realtà il modo in cui una persona comunica cambia nel modo e nelle esigenze; spesso le proprie idee negli anni migliorano ma capita anche che questo non accada, in ogni caso però si arricchiscono grazie alle esperienze che collezioniamo.

Come è cambiato il vostro approccio alla musica, al pubblico e ai vostri pezzi?

All’inizio della nostra carriera abbiamo sempre fatto le cose con una certa incoscienza ed è una cosa che è rimasta nel tempo. Siamo da sempre autoprodotti e quindi posso dire che si tratta veramente di una realtà indipendente, non perché ora va di moda dirlo ma perché lo eravamo davvero anche 20 anni fa.

Abbiamo sempre avuto un approccio alla musica molto rispettoso; ciò che cerchiamo di fare da sempre è fare ciò che sappiamo fare nel modo migliore possibile. Dico sempre che è la musica che ci dice come comportarci con lei, non viceversa. Una caratteristica dei Meganoidi che a me piace è proprio questa, se a noi esce fuori un pezzo rock rimane rock, se esce pop rimane pop e questo perché non ci sentiamo in dovere di dare un nuovo vestito ad ogni pezzo che scriviamo.

Ci è uscito un pezzo come “Supereroi”, un pezzo come “Zeta Reticoli”, un pezzo come “Mia” e un pezzo come “Gocce” per raccontarmi in questo modo in questi 20 anni; per quello che siamo abituati ad ascoltare normalmente, questi quattro pezzi sembrano scritti da quattro gruppi diversi.

Come dicevi prima, tutto cambia a seconda del momento in cui si parla, è tutto molto autentico e a presa diretta; le vostre canzoni dimostrano proprio questo.

Un’altra cosa che credo dimostrino le nostre canzoni è il nostro approccio: noi non ci sentiamo artisti ma artigiani, operai delle nostre stesse note. Non si tratta di umiltà ma di amare quello che si fa e noi abbiamo sempre amato far musica. Abbiamo sempre cercato di avere un rapporto diretto col pubblico, in modo semplice, naturale; finito il concerto, ci si prende una birra, si fanno quattro chiacchiere, si accettano i complimenti ma assolutamente anche le critiche perché senza le critiche non si cresce.

Mi fanno molto piacere i complimenti ma non ho bisogno di questi per nutrire il mio ego; io non voglio nutrire il mio ego, io voglio nutrire la mia conoscenza e se qualcuno mi dà l’opportunità di conoscermi meglio riuscendoci anche tramite una critica, questa è ben accetta anche se non sempre si trovano le parole giuste per esprimersi. In questi 20 anni, anche le persone che non sempre le hanno trovate mi hanno insegnato qualcosa e secondo me in questo disco si consolida questo rapporto di amore e di fiducia nei confronti del nostro pubblico. Forse come poche volte in passato, ho visto e sentito dei pareri molto positivi; posso dire che siamo cresciuti insieme a chi ci segue.

Con i social oggi siamo abituati ad avere rigurgiti di rabbia senza possibilità, o forse voglia, di instaurare nessun confronto, aspetto a mio dire imprescindibile della vita. Il confronto è tutto; preferisco parlare tutti i giorni con persone che la pensano diversamente da me in tutto e per tutto piuttosto che godermi la coccola di parlare con persone che la pensano come me, sempre.

Mi sembra di cogliere un non troppo velato scetticismo nei confronti della realtà circostante, c’è però un progetto su cui tu oggi punteresti?

Adoro i Bud Spencer Blues Explosion; un progetto non nuovissimo invece che mi è sempre piaciuto è Moltheni. Dei nuovi, beh a me piace Salmo. Io fagocito musica, ascolto musica classica, musica rock, ascolto di tutto. Non mi pongo il problema di cosa ascoltare, se una cosa mi piace, mi piace. Io ascolto come un bambino. I bambini cosa fanno? Quando c’è una cosa che piace loro, la ascoltano.

Queste prime date come sono andate?

Tenendo conto che in questo live di 10 tracce del nuovo disco ce ne sono 8, è forse il live più completo che abbiamo mai preparato. Sembrerà strano però questo “Delirio Experience” tour ha reso molto più compatta la scaletta; ci sono talmente tante sfaccettature in questo disco che ha fatto da liaison a tanti brani che nel vecchio tour non stavano benissimo assieme.

Di Francesca Zammillo
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