Cimini: “Stiamo vivendo in una grande pubblicità, un lungo momento d’attesa”

Con Cimini era da un po’ che non ci incontravamo. Pochi anni fa abbiamo parlato del suo disco di esordio registrando quella che definì “l’intervista più bella della mia vita”. Sarà difficile bissare il nostro successo ma almeno ci abbiamo provato, anche perché questo disco merita. “Pubblicità” parla di Cimini, di noi, della società e ci fa uno spoiler sulla pandemia. A dirla meglio, è racconta di ciò che non funzionava e che, purtroppo, continua a non funzionare ora.

Ho ascoltato l’album di “Domenica mattina”, che dici sono nel giusto mood?

Bhe si cominciamo benissimo, comunque anche io ascolto la musica di “Domenica mattina”.

Sono andato a cercare sulla Treccani, l’enciclopedia dice che la pubblicità è “Divulgazione, diffusione tra il pubblico” sei d’accordo?

Ogni cosa ha un particolare significato-ruolo per le persone: per me è la “pubblicità” è un momento di attesa. Ti confido che io soffro l’ansia durante le attese. Pensa che quando vado a prendere un treno cerco di arrivare sempre in orario per evitare di aspettare. Pubblicità per me è un momento di attesa che possiamo vivere in due modi o ne “godiamo” o ci “angosciamo”. Questo momento che stiamo vivendo è per me una grande pubblicità, un lungo momento di attesa ed io non ci posso fare niente: le attese mi mettono angoscia.

Ma soprattutto che tipo di pubblicità sei? Abbiamo una vasta scelta: mi vengono in mente le clip trash mandate in onda durante il Festival di Sanremo oppure la tipica pubblicità delle automobili che nessuno comprende fino alla scena finale.

Guarda non lo so che pubblicità sono io. Non ci avevo mai pensato. Sicuramente mi rivedo nelle pubblicità trash degli anni 90 in stile americano. Pubblicità molto accattivanti ma di cui non comprerei mai il prodotto pubblicizzato. Questa credo sia una metafora della mia vita. Il gusto dell’orrido è una cosa che ho sviluppato da bambino guardando la TV. Quel trash naturale è molto più vero rispetto a molta musica che ascoltiamo.

Cimini – Pubblicità [Ascolta Qui]
In “Tirreno” parli della provincia, c’è una voglia di evadere dalla provincia e una nostalgia canaglia allo stesso tempo. Come te lo spieghi?

Tirreno rappresenta  quello  che ho vissuto io, ma  è anche quello che hanno vissuto e continuano a vivere altre persone. Sono partito 10 anni fa dalla Calabria, era una tipica storia di evasione dalla provincia. Spesso nella provincia c’è poco e questo ti porta a scappare, la fuga diventa un atto necessario come lo è il ritorno. Con la provincia bisogna litigare e fare pace subito dopo. La mia idea è una forma malinconica, una partita a tennis.

Ah, parlando di provincia, l’ultima volta eri in festa per il Cosenza in serie B. Come va la vita da tifoso?

Non si può scappare dell’amore e dalla passione del Cosenza, è un emblema del romanticismo. Il Cosenza mi fa riflettere, perché mi ci rivedo molto.  È una squadra fantastica, con una delle curve migliori al mondo. Posso affermare che senza curva non si fanno grandi risultati. Ed io come il Cosenza ho bisogno della mia curva, dei concerti.

Il mondo del lavoro è cambiato” non so quando hai scritto questa frase ma nell’ultimo anno questo sicuramente è successo.

Questa frase l’ho scritta prima di Marzo 2020 ed il mio riferimento era alla frase di Guccini: Mia madre non aveva poi sbagliato a dir: “Un laureato conta più d’un cantante” Oggi questo paradigma si è invertito perché per l’appunto “il mondo del lavoro è cambiato”. Questa frase oggi ha ovviamente una accezione in più, questo è dato dalla forza del “no sense” che spesso preannuncia il futuro. Per tutti noi il mondo è cambiato: io lavoro molto con la testa e per scrivere ho bisogno di libertà e di vivere esperienze.

È il secondo album per “CIMINI”, cosa deve cambiare nella promozione tra il primo ed il secondo.

Bisogna far percepire al pubblico la verità di un prodotto: con il primo disco avevamo l’obiettivo di fare comunità. Ci siamo riusciti facendo girare un concetto e non un’immagine, infatti, decidemmo di non rilasciare interviste e di evitare protagonismi. Ci fu una promozione particolare e il 9 marzo uscì il disco. Poche ore dopo cominciò il tour e fu tutto molto fantastico: le nostre all’epoca furono scelte coraggiose.

Oggi ovviamente è differente perché ci sono più varianti, non abbiamo più un primo disco e nel frattempo sono cresciuto. Il concetto alla base di “Pubblicità” è far parlare il contenuto, sulla base della canzoni. Non c’è superficialità, parlo di me, della società, di queste due cose unite. Siamo stati abituati a vivere la musica come una cosa velleitaria, sarò nostalgico ma voglio lasciare qualcosa tra le parole e la musica.

Una delle cose che mi ha colpito di più della tua promozione è la scelta grafica.

Anche a me (ride). Devi sapere che nel giugno del 2019 doveva uscire “Anime Impazzite”, pensammo di coinvolgere Noemi Vola perché pensavamo che la sua arte fosse molte adatta a quel brano. Ci mandò un lavoro così ben fatto che decidemmo di non utilizzarlo per un singolo ma di volerci progettare tutta la comunicazione del nuovo disco. Ti confido che proprio quella tavola che ci mandò oggi è la copertina di “Pubblicità”, non l’ho mai raccontato a nessuno ma è stato amore a prima vista.

Apri “Pubblicità” con un brano, Hey Truman, pieno di contraddizioni. Lo uso come spunto per chiederti una riflessione sui teatri e il mondo dello spettacolo. Dovevano aprire il 27 Marzo, non è successo e non sappiamo quando accadrà.

In questo periodo sono cambiate molte cose tranne i numeri, posso capire se rimandiamo perché vi è ancora una situazione di necessità. La cosa che mi dà fastidio è che c’è la possibilità di fare delle cose in sicurezza. Mi sembra strano che una forma di comunicazione simile al teatro possa continuare le proprie attività e il mondo dello spettacolo sia chiuso. Come dice Antonio Rezza sembra quasi che il virus sia appassionato di teatro e non sia un fedele. So che se si fa un concerto c’è un rischio, ma è anche vero che ci sono tante esperienze che ci dimostrano che lo spettacolo può essere un posto sicuro. Se c’è una fase di rinascita è propria questa, la musica deve essere la colonna sonora delle persone, deve fare il suo mestiere ed accompagnare le persone. Per il futuro noi ci stiamo organizzando, a me manca suonare voglio organizzarmi ed incontrarmi con le persone.

Hey truman l’ho scritta prima della pandemia, già allora vedevo che c’era “un’Italia che non chiude mai”. Parlavo di un Paese superficiale a cui fa piacere il successo facile ed i soldi facili. Indico tutte quelle contraddizioni che pregiamo e lodiamo, mi sembra che preferiamo sempre il lato più scintillante guardando Dubai vediamo solo i grattacieli e mai la povertà. Questo voler “una gran bella vita io non l’ho ancora capita”, quindi nel dubbio non esco di casa e aspetto ci sia un mondo migliore. Siamo complottisti del nostro tempo, crediamo di vivere in un Truman Show ma alla fine a nessuno interessa davvero di noi, interessa solo il possibile profitto su di noi. Ci sentiamo spiati da un Grande fratello ma noi vorremmo vincerlo il Grande fratello.

Dai per salutarci raccontaci una barzelletta.

La mamma di Pierino esce di casa dicendo “Pierino io esco per favore guarda la crostata, non mangiarla e non farla mangiare sennò mi arrabbio”. Dopo qualche ora la Mamma torna a casa e la crostata era finita, si sentì urlare “Pierinooooooo ma ti avevo detto di non mangiarla” e Pierino rispose “No mamma non sono stato io, davvero”.

Ed invece era stato Pierino, proprio lui.

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