La prima intervista ai Vergine

Oggi per la rubrica New Freshness vi presentiamo i Vergine. Un duo elegante e diretto, capace di creare atmosfere elettroniche dal gusto vintage e “contemporaneamente” moderno. Il loro sound si mescola ad una voce che con innocente leggerezza racconta la parte più nascosta della sua o della tua mente. Vergine sono Lucia Lareglia (Voce, Elettronica) e Pierpaolo Ovarini (Elettronica, Chitarra).

Chi sono i Vergine e come nasce questo progetto?

Io e Lucia produciamo musica elettronica da tempo e abbiamo già collaborato in precedenza. Nell’ultimo anno ci siamo spostati sulla canzone italiana. Abbiamo scelto un nome in stile per la nuova trasformazione della nostra collaborazione e recuperato dai nostri background i sintetizzatori, i campionatori, le chitarre, la sua penna e la mia laptop music. Così abbiamo creato Vergine, con un obiettivo più maturo e mirato.

L. Sono due persone fondamentalmente molto simili (per certi aspetti), due amici che da anni condividono musica, emozioni, palchi, piaceri e dispiaceri.

Io e Pier scriviamo musica così come si scrive una pagina di diario segreto, chiusi in camera, luce soffusa, dopo una bella giornata passata a vivere qualcosa, che sia mia o sua non importa, cerchiamo di renderla di entrambi con la musica.

Come nasce questo progetto, allora Vergine non nasce ma si evolve, c’è sempre stato ma non aveva questo nome, possiamo dire così. Io e Pier abbiamo sperimentato per un po di anni sonorità elettroniche con un cantato in inglese ma poi, è arrivato un momento di crescita personale che mi ha portata a scrivere in italiano. Ho avuto il coraggio di scrivere e cantare in italiano, perché bisogna avere coraggio a scrivere e cantare qualcosa di tuo davanti a qualcuno, nella tua lingua, quella con cui ti esprimi meglio, con cui ogni mimica facciale associata ad una parola non sfugge indifferente.

Contemporaneamente” è il titolo del vostro singolo d’esordio. Che storia racconta questo brano?

L. Sostituisco Pierpaolo perché ho scritto il testo di questa canzone quando lui era ancora nel letto a dormire al calduccio, una fredda mattinata di febbraio. Io ero a Bologna perché il giorno prima ci siamo incontrati per discutere di Vergine, a quel tempo progetto in partenza. Sveglia alle 6.30, mi preparo, esco per andare in stazione e tornare a casa , mi fermo a bere un caffè in uno di quei bar in Piazza Maggiore. Era freddo, un freddo piacevole però, in piazza oltre che il barista e i netturbini c’era una ragazza che nel bel mezzo della piazza guardava il cielo, era sola. Di li è partito il mio viaggio mentale, in 10 minuti era pronta la prima strofa, l’ho appuntata sulla mia agenda e poi sono corsa in stazione.

Ho scritto una storia basandomi su questa prima strofa ma anche su considerazioni personali. Contemporaneamente è la storia di due persone che si piacciono davvero tanto, si scrivono continuamente ma per un motivo o per un altro non riescono ad incontrarsi, impegni lavoro, destino? Lascio a chi l’ascolta la scelta.

C’è chi dice che non ci si incontra perché non lo si vuole in realtà, ma nella mia storia non è così, l’unico ostacolo per questi due amanti è il tempo, i due non sembrano mai incontrarsi perché non c’è tempismo. Sembra una cosa assurda, ma non lo è, quanti amori non sono nati per questo! E se si fossero incontrati? Cosa sarebbe successo? I due innamorati della mia storia sicuramente avrebbero fatto scintille, il loro amore sarebbe stato una partita a scacchi durata una vita, o meglio, se si fossero incontrati non avrebbero probabilmente nemmeno potuto iniziare a giocare, si sarebbero mangiati contemporaneamente.

Contemporaneamente è una canzone che parla di tempo, strategia e… d’amore.

Dal punto di vista musicale come

L. Adesso lascio la parola a Pierpaolo, io ho costruito le fondamenta sonore e testuali ma lui ha plasmato il sound VERGINE e reso quello che sentirete una vera bomba.

P. abbiamo costruito un groove elettrico con chitarre, basso e batterie campionate come sostegno. Su questa sezione spigolosa si adagia una nuvola elettronica costituita da sintetizzatori ed effetti. Il pezzo si aggrega e si disgrega grazie a questo gioco di sfocatura tra natura elettrica ed elettronica. La voce poi è morbida e quasi sussurrata, possiede una natura metrica netta e serrata, è questo che la porta in primo piano. Complessivamente è un brano con una classica forma canzone (strofa, ritornello, bridge). Le sezioni vengono enfatizzate da soluzioni sonore funzionali, dei piccoli mondi che hanno come filo conduttore la storia, la voce di Lucia e il groove.

Bologna è stata una città importante nel vostro percorso artistico ed umano. Spiegateci perché..

P. mi sono trasferito a Bologna per studiare musica elettronica al conservatorio ma sopratutto per scoprire tutta la musica e l’arte presente per le strade della città. Da un punto di vista creativo Bologna è l’emblema del concetto di “arte per l’arte” in italia. Tutti si esprimono e sperimentano, nonostante molti dei progetti che si vedono nascere qua non hanno grande risonanza al di fuori degli innumerevoli club, gallerie e teatri della città. La verità è che chiunque sia spettatore della cultura artistica (accademica e underground) di Bologna viene influenzato in maniera indelebile dalla varietà di proposte disponibili. L’artista attento riesce ad alimentare il suo immaginario e le sue potenzialità creative incorporando nella sua arte queste influenze e diffondendole più o meno consciamente anche fuori dalla città.

È un ambiente davvero fertile che, pur avendo le sue scene definite, dà la possibilità di esprimersi a tutti i creativi che ogni anno ci si riversano. È un posto umano poi, dove molte persone trovano e cercano loro stesse, compiendo scelte importanti per la propria vita.

In prima persona mi trovo sempre meravigliato nel realizzare come le esperienze che devo a questa città, musicali e non, abbiano contribuito alla mia formazione.

L. Ho messo piede in questa città per la prima volta nel febbraio 2019, incredibile lo so, ma non avevo mai modo di visitarla, ho visitato gran parte delle città italiane ma ahimè Bologna mi mancava. La mia prima volta a Bologna è stata per discutere di VERGINE con Pier, a casa sua, a 5 minuti dagli studi Fonoprint, quelli che dopo qualche mese avremmo poi visitato. Ecco introduco gli Studi Fonoprint e il BMA perché per me sono stati un’importante tappa del nostro percorso artistico a Bologna, una realtà molto interessante che ci ha permesso di entrare in contatto con molti artisti ed esperti del settore musicale.

Da febbraio ad adesso sarò stata a Bologna un numero ormai incalcolabile di volte e ho avuto modo di vivermela nel modo più intimo possibile, adoro passeggiare per le sue vie più piccole, sola per la maggior parte, annoto frasi, mi aiuta a scrivere canzoni per la sua bellezza e per tutto ciò che accade mentre passeggio tra le sue vie. Per me è una città magica. Poi artisticamente parlando abbiamo avuto modo di suonare su palchi abbastanza conosciuti a Bolo e soprattutto grandi, Covo, Teatro Duse, ci hanno insegnato molto sinceramente, quei palchi ti insegnano molto sulla musica e ti insegnano molte cose di te che non hai mai avuto modo di conoscere.

Vi definite un duo elettro pop, ma nello specifico come vi presentate dal vivo?

P. ci definiamo un duo perché le menti compositive sono concretamente due e dal vivo, con l’aiuto del computer, ci presentiamo in duo. Entrambi suoniamo le tastiere e, a seconda dell’arrangiamento, io suono le batterie dal campionatore, la chitarra o il basso. Il nostro set è comunque espandibile e abbiamo già proposto live con musicisti di supporto. In fondo i brani variano molto grazie alla componente elettronica e sul palco cerchiamo sempre di concretizzare visivamente le parti che sono in primo piano nell’arrangiamento: se la chitarra prevale quello sarà lo strumento che imbraccerò, se la melodia è fatta da un sintetizzatore Lucia la suonerà con la tastiera e via dicendo.

Quando avete capito che volevate fare musica?

P. io ho studiato chitarra sin da bambino ma ho iniziato a scrivere musica alle elementari. Il portatile è stato il mio primo mezzo creativo e compositivo. Come tanti della mia generazione scrivevo musica su programmi gratuiti di scrittura musicale su pentagramma, nello specifico si trattava di MuseScore. Quel programma è tutt’ora presente nella mia rosa di software data la velocità di utilizzo che ho acquisito nei miei anni d’oro di ragazzino al computer, tra videogiochi e blog myspace. Mio padre in seguito mi suggerì un programma di produzione musicale più completo, FL Studio. E poi Ableton Live, Reaktor ecc.

Il punto di non ritorno quindi fu sentire il computer che, in base alla mia creatività (note a caso), dava un responso sonoro. Le infinite possibilità di combinazione dei suoni e delle note. Sono sempre stato spinto dal portare quell’espressione primitiva ad un livello artistico.

L. Allora, con precisione al saggio di musica delle scuole medie, ahahah, si proprio così. Dai però ti faccio un excursus sulla mia vita musicale. Ho iniziato molto molto piccola a prendere lezioni di pianoforte, avevo appena finito l’asilo, i miei sono dei grandi cultori della musica, volevano trasmettermela e ci sono riusciti alla grande. Ho preso lezioni di pianoforte diciamo dall’età di sei anni fino ai 18 anni, però quando avevo circa 12 anni il mio prof delle scuole medie casualmente mi fece cantare per un saggio e iniziò da lì la mia carriera da “cantante” se vogliamo definirla così, ma soprattutto è stato in quel momento che ho capito che volevo fare della mia vita qualcosa che fosse musica.

Sono sempre stata timida ma quando mi sono esibita per la prima volta ho cambiato del tutto atteggiamento, mi sono sentita libera, ed ogni volta continua ad esser così. Da quella volta li non mi sono più staccata dal microfono, nemmeno dal pianoforte però! Ho continuato a cantare, prendere sporadicamente lezioni di canto, ho fatto qualche anno di pianoforte classico al conservatorio, licenza di solfeggio, ho continuato a cantare tutti i generi possibili, dal rock psichedelico al jazz, dal  lirico al triphop. Poi ho iniziato a scrivere, ho fatto concorsi, vinto premi sia di scrittura che performance, avuto progetti differenti, girato locali, da li sempre in salita, ed ora son qui, 20 anni di una relazione salda e sincera con la musica. In tutto ciò ho inserito anche l’università, CTF, bellissima, bella la chimica ma, la musica è quello che voglio per la mia vita.

Tra i contest a cui avete preso parte, c’è anche il Bologna Musica D’autore. Quale ricordo vi portate nel cuore?

P. porto più di un ricordo sicuramente. Ciò che mi ha colpito di più è stato il senso generale di professionalità e umiltà dello staff Fonoprint. Grazie a loro si è creato un ambiente fertile che ha permesso ai vari musicisti partecipanti di conoscersi e di lavorare in un ecosistema davvero serio e artisticamente valido.

La sensazione di “sentirsi a casa”, la prima volta che ho messo piede negli Studi Fonoprint ho avuto questa sensazione. Si respirava un’aria bellissima, tutti umili e in gamba a partire dai fonici fino ad arrivare a chi gestisce la comunicazione, includendo i partecipanti al contest, cosa importante, un clima di amicizia sincera fin dall’inizio. Abbiamo stretto rapporti che continuano adesso, parlare di contest quasi sembrava sbagliato.

Cosa dobbiamo aspettarci adesso da voi?

P/L

Abbiamo progetti interessanti in partenza per il 2020. Video, musica e concerti. Il 2019 si chiuderà con la pubblicazione di un singolo e tante serate importanti tra cui il 19 dicembre al Binario 69 a Bologna e il 22 dicembre allo Spaghetti Unplugged di Roma. Contemporaneamente è l’anello di congiunzione tra la nostra nascita ed il futuro che ci aspetta.

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