I Loren e il loro manifesto per restare uniti anche in tempi bui

I LOREN, band italiana formatasi nel 2018, tornano sulle scene musicali con il loro secondo album intitolato “Uniti”, uscito lo scorso dicembre per Garrincha Dischi.

Il nuovo lavoro discografico è stato anticipato da cinque singoli – “Uniti”, “Stendhal”, “Viva La Paura”, “Centomilascuse” e “Buio” – ed è una vera e propria esplosione di vita e di energia che celebra la musica come mezzo di unione e di aggregazione. Registrato in diversi studi in Toscana ed Emilia-Romagna, l’album si compone di dieci brani che spaziano dal rock all’elettronica, dal pop alla musica Gospel.

La band, composta da musicisti eccezionali, ha deciso di andare oltre gli schemi sonori dell’indie nostrano, sperimentando con contaminazioni sonore e collaborazioni artistiche che arricchiscono il disco (Bologna Violenta, il coro Gospel Vocal Blue Trains e  la Galantara Marching Band). Il titolo non è solo un richiamo all’unione tra le persone, ma rappresenta anche la volontà della band di creare una dimensione corale attraverso la musica, unendo le voci e i suoni di musicisti e artisti diversi in un unico progetto. “Uniti” è un album che celebra la forza dell’unione tra gli esseri umani e l’importanza di tutto ciò che ci rende unici.

L’amore è il tema che domina nella maggior parte delle canzoni, come in “Punto e Virgola”  dove si parla di storie che resistono alle incomprensioni e alle difficoltà. Anche i momenti difficili, come si evince da “Buio”, possono essere visti in modo positivo, poiché ci permettono di trovare il coraggio di brillare e ritrovare la nostra luce. Il disco presenta anche sonorità elettroniche e dance, che si fondono con le classiche sonorità del rock italiano, creando un album completo, pieno di spunti positivi e riflessivi, che ribadisce la forza dell’unione tra esseri umani.

“Mondiali FDC” è il brano che mi ha colpita di più, un invito alla riflessione sul cambiamento delle persone e delle situazioni, con sonorità coinvolgenti che rendono il pezzo tra i più belli dell’album.

Loren – Uniti [Ascolta qui]

Ecco cosa ci hanno raccontato per celebrare il ritorno sulle scene dopo quattro anni dall’ultimo disco.

Tornate con un nuovo disco dopo qualche anno di silenzio, che effetto fa?

Ciao Rane, è bello ritrovarsi. Tornare dopo quattro anni fa un bell’effetto. Viviamo un tempo in cui bisogna essere sempre sul pezzo, sempre connessi a occupare tutti gli spazi in modo che non emergano altri. Noi non crediamo in questo modello e quindi ci siamo presi il tempo per fare qualcosa di importante prima di tutto per noi stessi. Non puoi convincere nessuno se non sei contento di quello che fai tu per primo.

Nel disco spaziate tra diversi generi, dal pop italiano all’elettronica, dal rock alla musica Gospel, quali sono le vibes che volete far provare a chi vi ascolta?

Non siamo mai stati una band di genere o nata per fare un genere specifico: anche il primo album spaziava molto tra diversi generi. Per noi la musica è una forma di espressione non una formula di posizionamento nelle playlist. Diffidiamo di chi ripete se stesso all’infinito perché dietro c’è sempre la stessa logica di occupare posti oltre che scarsa curiosità musicale.

Ci piacerebbe comunicare che siamo tutti molto più complessi di come ci rappresentiamo e dovremmo imparare a rispettare questa complessità invece di vederla come una cosa negativa.

Entriamo nel vivo del disco parlando di “Punto e virgola”, la storia di questa canzone mi è arrivata dritta in faccia leggendo un post di Francesco su Instagram. Che tra l’altro sta per diventare padre e gli facciamo i migliori auguri di un futuro bellissimo. Come si superano i momenti di crisi?

È una fortuna che ci siano ancora addetti ai lavori come te che si sforzano di capire, approfondire e provare empatia. Ti ringrazio per gli auguri. Non sono stati anni facili. Una gravidanza che non ti aspettavi, un aborto che non volevi e i pezzi da rimettere insieme al loro posto. È difficile trovarsi dopo tanti anni a non avere più la stessa visione del futuro. Volerci riprovare o non riprovarci mai più. Credo che sia una problematica che hanno vissuto tante coppie durante il Covid. Gabri si è lasciato dopo dieci anni per dire. Dal mio punto di vista diamo troppo poco valore alle cose rammendate. Ricucire è un’arte bellissima. Le cicatrici sono i segni di una vita vissuta. Non esiste nulla che è perfetto figuriamoci le relazioni. Anche da questo punto di vista riceviamo troppi input da modelli di perfezione, dal mio punto di vista, sbagliati. Per questo me la sono sentita di scrivere quel post e raccontare per una volta una storia diversa.

Loren
Queste dieci canzoni sono manifesto di una rivoluzione, “Mondiali Fdc” ne è la dimostrazione. Che messaggio volete far passare con Siamo nati per urlare?

Ma guarda in realtà noi ci pensiamo molto normali, assolutamente non rivoluzionari. Sono tutti a cercare di sconvolgere e infrangere tabù già infranti. Noi cerchiamo solo di essere coerenti con noi stessi che è già un casino.

Quando abbiamo pensato a Nate per Urlare ci sembrava strano che nessuno avesse raccontato a dovere una delle poche conquiste sociali che abbiamo avuto in questi anni. In sostanza le donne in Italia non sono considerate sportive professioniste. Prime delle calciatrici di serie A erano professioniste solo le giocatrici di golf: la Pellegrini o Paola Egonu, per dire due atlete molto famose, sono considerate contrattualmente come dei dilettanti maschi.

Abbiamo voluto mettere al centro di un contenuto le giocatrici di calcio perché facendo un gesto normale (giocare a pallone) hanno compiuto una vera rivoluzione, che è quello che cerchiamo di fare anche noi nel nostro piccolo. Collaborare con realtà calcistiche come Napoli, Bologna, Venezia, Lebowki per dire le più famose è stato veramente un’esperienza che non ci scorderemo mai.

Quanto è difficile essere una band in un’epoca che vede trionfare l’individualismo? Come avete fatto a restare uniti?

Ecco questa è un po’  l’essenza del nostro progetto musicale e anche di questo disco in particolare. È bello che tu l’abbia colta. Dal nostro punto di vista la nostra non è una resistenza sterile ma un fatto di qualità della musica. Poche teste che lavorano alla musica fanno una musica povera. La cosa che ci è mancata di più quando eravamo chiusi in casa era non poter cantare insieme. In Viva la Paura ci mancava così tanto che abbiamo provato a registrare un coro Gospel a distanza. Ognuno si era registrato da casa e ci aveva mandato la traccia: un risultato TERRIFICANTE. Quando ci siamo ritrovati per registrare di nuovo il coro, questa volta tutto insieme, è successa la magia. Perché stare tutti in una stanza a fare qualcosa insieme è magico. Non si può replicare, non si può fare a distanza. Ecco per noi essere una band è cercare ogni volta questa magia che poi fa la musica bella.

E chiudiamo con una semi cit. come guarda Firenze un turista che ci arriva per la prima volta?

Che dire: Firenze è totale. Noi abbiamo un rapporto molto conflittuale con la nostra città ma resta sempre il posto in cui tornare, un po’ il metro di paragone. Un’altra semi cit. che la riguarda è: “a volte vediamo cose tristi come città che muoiono per fare vivere i turisti”.

Firenze è così: così bella da immobilizzare (vedi Sindrome di Stendhal). A volte questa paralisi a noi rompe un po’ perché sembra che non si possa fare mai niente di meglio di quello che è già stato fatto però, arrivarci per la prima volta, è qualcosa che non si può spiegare. Inutile provarci. Venite. Vedete.

Se volete ascoltare i LOREN dal vivo segnatevi le prossime date del loro tour iniziato da pochissimo e organizzato da Kashmir Music:

03/03/2023 Spazio 211 – TORINO

04/03/2023 mosso – MILANO

18/03/2023 Glue – FIRENZE

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