Zibba: l’arte di saper ascoltare

Zibba è un cantautore ligure, ma anche un produttore e uno scrittore e riesce a mescolare insieme tutti questi ruoli senza mai perdere di vista l’identità della sua musica. La notorietà arriva con la partecipazione al Festival di Sanremo nel 2014,  firma canzoni per Eugenio Finardi, Cristiano De Andrè, Patty Pravo, Michele Bravi, Emma, Zero Assoluto, Max Pezzali, Moreno, Marco Masini, Raige, Giulia Luzi, Elodie, Alexia, Le Deva e collabora con artisti come Jack Savoretti, Jovanotti, Tiziano Ferro, Alex Britti e molti altri. Lo scorso febbraio è uscito il nuovo album “Le cose” di cui ha curato in prima persona la produzione, contiene dodici brani, molti dei quali nati da collaborazioni con artisti di primo piano provenienti da realtà musicali diverse e distanti, ma che Zibba ha saputo avvicinare esaltando ogni loro sfumatura: ElodieErica MouChantalDavid BlankAlex BrittiMarco Masini e Diego Esposito. Ecco cosa ci ha raccontato…

Il 2018 è stato l’anno di “Le Cose”, il tuo ottavo disco. Alle spalle una gavetta lunga culminata con il Premio Tenco nel 2012, la partecipazione a Sanremo del 2014 e tante soddisfazioni. Quale esperienza ha segnato il punto di svolta?

Credo che non ci sia stato un punto di svolta preciso, se parli dal punto di vista pubblico la partecipazione a Sanremo mi ha aiutato molto per la notorietà. Ma più che altro è stato l’intraprendere una serie di strade anche differenti tra di loro che mi hanno portato ad essere quello che sono oggi.

Torniamo alla partecipazione sanremese con il brano “Senza di te”. Hai partecipato nella sezione Giovani, pur avendo già una solida base di esperienza nel campo musicale, come hai vissuto la gara?

Io l’ho vissuta molto bene, mi sono divertito. C’erano diversi giovani che avevano una carriera già avviata, eravamo un bel gruppo e rifarei questa esperienza.

 Hai firmato brani per Eugenio Finardi, Cristiano De Andrè, Patty Pravo, Michele Bravi, Emma, Zero Assoluto, Max Pezzali, Moreno, Marco Masini, Elodie, Alexia, e ha collaborato Jack Savoretti, Jovanotti, Tiziano Ferro, Alex Britti. Ne cito solo alcuni. Come nasce una canzone di Zibba?

Cerco di ascoltare. Se scrivo per qualcuno l’ascolto parlare. Se scrivo per me stesso ascolto me stesso e tutto ciò che accade intorno a me.

Oltre ad essere un cantautore, scrivere per te e scrivere per altri, negli ultimi anni hai vestito anche i panni del produttore. Come coniughi tutti questi ruoli?

Cerco di divertirmi e di non farmi mai schiacciare dal lavoro. Rendo le mie giornate diverse tra di loro per non annoiarmi.

Ti va di parlarmi degli ultimi talenti che hai scoperto? In particolare vorrei sapere qual è quella caratteristica, quella scintilla per meglio dire, che cerchi in un nuovo talento?

Il talento è la discriminante principale. Bisogna riuscire a tradurre i propri pensieri in musica e vengo attratto da persone che anche se non hanno una grande tecnica vocale, riescono nel loro modo semplice ed infantile a scrivere cose emotivamente forti.

Quale insegnamento cerchi di trasmettere ai giovani che vogliono intraprendere la carriera musicale? Sono tempi così difficili come dicono o c’è ancora uno spiraglio di luce?

Non credo sia un momento difficile per i giovani. Il modo di fare musica oggi è figlio del suo tempo. Il consiglio che mi sento di dare è di fare sempre ciò che piace senza assecondare le mode.

 Nella quarta traccia dell’ultimo disco “Quando abbiamo smesso” Erica Mou dici che “non c’è niente che riporti lo spirito indietro”.. questa canzone mi piace molto ed esprime un gran senso di malinconia ma anche di consapevolezza. Quale fotografia volevi regalare all’ascoltatore con questo brano?

Questa canzone è scritta da Erica Mou quindi in realtà la risposta oggettiva non te la so dare. L’interpretazione che ho dato a questa canzone è a che ad un certo punto ci sono cose che si interrompono e niente le può portare al punto di partenza, superati certi limiti le cose cambiano. Come quando hai una malattia molto forte e da quel giorno non sarai mai la stessa persona, ti porterai dietro sempre quella sofferenza. Ecco, credo che la sofferenza sia in grado di cambiare le persone.

Ma la mia canzone preferita resta “Un altro modo” Diego Esposito, in questo brano canti “e tutto quello che non cambia lo chiameremo amore”, un’immagine dolce. Raccontami la genesi di questa canzone.

Il ritornello di questa canzone è dedicato a me stesso e alle persone che amo. Non c’è da preoccuparsi perché uscirà un nuovo modo di fare le cose. Tutto quello che nel tempo rimane esattamente come è si chiama amore. Questa canzone è nata in un momento in cui avevo bisogno di dire a me stesso questa cosa.

 Ti seguo molto e grazie a te ho scoperto anche una giovanissima cantautrice che si chiama Giulia Pratelli, per cui hai prodotto il disco Tutto bene. Ho visto anche che spesso si esibisce con te durante i live. Cosa mi dici di Giulia?

Giulia è una cantautrice molto talentuosa, ha una voce davvero invidiabile. In questo periodo sta affinando la scrittura e il lavoro fatto insieme è servito a entrambi. Il disco che ho prodotto per lei è unico nel suo genere, molto semplice ed immediato.

Puoi darci qualche anticipazione sui tuoi progetti futuri?

Posso dirti che in questo momento non sento l’esigenza di uscire per forza con un mio disco ma in autunno succederà qualcosa di interessante..

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