Fra la pianura e la metropoli, il fiume e il grattacielo: Bais, “Diviso due”

Uscito lo scorso 13 maggio per Sugar Music, “Diviso Due“, il nuovo disco di Baisreduce da Sanremo Giovani – è la prima parte di una confessione intima e ritmata di cui Luca Zambelli si fa voce e portavoce. Un album che sfugge dalla norma razionale dei processi di giudizio per assestarsi su riflessioni che tagliano, spezzano in due. Non a caso, il disco parte dalla percezione stessa di questo taglio, che divide a metà la vita di Bais. Classe 1993, cresciuto a Bassano e trasferitosi a Milano, Luca è letteralmente spezzato fra la pianura e la metropoli, il fiume e il grattacielo. E la con-divisione musicale che ne deriva si fa presto riflesso di questo io a metà. Un io smezzato fra il “come mi sento dentro” e il “ciò che mostro fuori, ovvero ciò che gli altri percepiscono di me e della mia musica”.

Indiviso ed indivisibile resta, però, il talento.

Capace di un’assoluta e preziosa spontaneità e leggerezza, Bais sa trasformarsi poi nella parte più profonda di ogni pensiero che gli sfiora la mente. Il tutto assumendo su di sé le sonorità più equilibrate e giuste per poter fotografare ed imprimere le tracce di dettagli precisi, sensazioni puntuali.

È il caso del brano di apertura, che traduce questo dualismo nell’analogo numero di anni occorsi a Bais per dimenticare un amore finito (Due anni/Il mio disco). “Mi sono perso solo per ritrovarmi”: è questo il punto dal quale partire e ripartire, facendo il conto del tempo ma senza lasciare che quel conto rimanga in sospeso fra noi e il desiderio di andare avanti, ricucendo gli strappi o lasciandoli volare via a brandelli.

Due è il numero di anni che ritorna anche qualche traccia più tardi, in Repubblica, dove quel non fare “l’amore da due anni luce” si traduce di fatto nell’intenzione di vivere ed amare con la semplicità di un sentimento nuovo (inevitabile pensare qui a Franco Battiato). E come Sentimiento nuevo parlava di sesso senza nominarlo, qui Bais parla di solitudine allo stesso modo. Una solitudine condivisa e che proprio per questo diventa due, e quindi non più sola. Curioso poi il titolo: un “Repubblica” che nel testo sembra parola buttata a casaccio. Ma che, se pensiamo a come la sua festa si celebri il DUE di giugno, chiude di fatto il cerchio.

Bais, “Diviso due” [Ascolta qui]
Restando sulla numerologia di questo lavoro, la title track (Diviso due) è una canzone totalmente avulsa dalle regole della metrica tradizionali e proprio per questo s’imprime – senza schemi e senza testo – nella testa degli ascoltatori.

Una melodia cangiante a definire ancora meglio il sound a tratti nebuloso del disco. Nubi che ritroviamo anche in DNA, il featuring con i Post Nebbia posto esattamente a metà dell’album. Atmosfere lisergiche contornate da un ritornello estivo ci immergono nella jam session che ha visto nascere questa traccia. E “galleggiare nel rumore ambientale” è proprio la sensazione che imperversa quando ci sintonizziamo invece sul testo e sulle sonorità di Per un attimo. È la sensazione di chi si sente al suo posto ovunque e da nessuna parte, ripresa poi in Trovami una cura. Canzone questa che segna il raggiungimento di un certo equilibrio esistenziale, precario come “un salto dall’altalena”.

A chiudere il disco la malinconica Che fine mi fai, canzone in gara a Sanremo. Ma soprattutto Lucciola, la canzone più mediterranea che Bais abbia mai scritto. Un brano capace di trasportarci verso una nuova estate e verso la seconda parte di quest’album squisito. L’allegria stanca di una giornata estiva giunta alla fine e che si appresta a ripartire l’indomani è alla base di un brano così profondamente intimo e spontaneamente leggero insieme. Duale, come Bais.

Leggi anche “Un tuffo nelle profondità dell’universo di Bais” (a proposito di “Apnea” il suo Ep d’esordio)

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