Del perché non ci meritiamo i Jennifer Gentle

Diciamocela tutta: noi, i Jennifer Gentle non ce li meritiamo. In uno scenario musicale nostrano di itpop dominante, ci siamo abituati alla copia della copia, all’omologazione musicale, ad una produzione standard e soprattutto rassicurante, sia per chi ascolta sia per chi produce un disco. In questo quadro, dunque, chi è che davvero riesce a rischiare e sperimentare, facendo musica che metta in risalto tecnica e qualità? La risposta, o meglio la conferma, a questa domanda l’ho avuta dall’ultimo disco, omonimo, dei Jennifer Gentle, pubblicato per La Tempesta.

La band padovana, infatti, torna sulla scena musicale a distanza di 9 anni dall’ultimo lavoro. L’averlo fatto senza clamore ed eccessi la fa già distinguere qualitativamente da gran parte del resto della musica contemporanea, spesso incentrata sulla propaganda più che sul lavoro effettivo… insomma, molto rumore per nulla.



Ma veniamo a noi.

Jennifer Gentle è un album onirico, che catapulta non in una, ma in più dimensioni. È come un unico viaggio in atmosfere diverse. Il disco si apre con Oscuro, un minuto e cinquanta secondi di atmosfera onirica ed anche un po’ inquietante che si collega poi perfettamente a Theme, il brano che chiude l’album, creando una sorta di cerchio dove non esistono un vero inizio ed una vera fine. Questi due, insieme ad Argento, potrebbero effettivamente far parte di una colonna sonora di un  film horror, magari proprio di Dario Argento. Anche Spectrum, forse proprio il brano più sperimentale di tutto l’album, rimanda ad atmosfere un po’ horror, un po’ dark. Ascoltando Just Because, invece, sembra di essere nel periodo d’oro della musica anglofona degli anni Settanta.

Parte Beautiful Girl e sembra di spostarci nella California degli anni Sessanta, con un’impronta vintage che trova la sua massima espressione nel seguente brano strumentale, Love You Joe.

Atmosfera cupa e psichedelica con Temptation, mentre più allegra, rock ‘n’ roll e piena di groove è l’atmosfera di Guilty, pezzo che fa venir voglia di ballare al grido di “That’s fucking groovi, get into the song” e “Why don’t we groove it and dance to this song?”. Ritmo lento e rilassato per What in the world, il pezzo dall’atmosfera più sensuale e blues dell’intero album: pezzo magico, reso speciale dall’assolo a metà brano ed alla super voce del frontman, Marco Fasolo. Si continua il viaggio in una dimensione paradisiaca e rilassata con More Than Ever, per passare subito dopo all’atmosfera tetra, oscura, metallica ed anche un po’ spaventosa di My Inner Self.

Una caratteristica fondamentale di questo lavoro è la continua atmosfera di chiaroscuro che si percepisce in tutto il lavoro.  Ecco, se dovessi fare riferimento a qualche artista del passato penserei a Caravaggio, ai giochi di luce che in questo album ritroviamo nelle atmosfere ora più oscure ora più armoniose che dei vari pezzi.

Regaliamoci un’ora di arte ascoltando Jennifer Gentle… dei Jennifer Gentle.

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