“Un meraviglioso modo di salvarsi”: il workout emozionale dei Coma_Cose

Coma_Cose, traccia uno, okay

Mi sono immersa dentro le atmosfere oniriche di questo disco mentre ero impegnata con i miei nuovi esercizi di fisioterapia per il ginocchio, felice al solo pensiero di poter riprendere ad allenare i miei muscoli dopo due mesi di fiacca e un’operazione al crociato. E mentre chiamavo a raccolta proprio quelle energie muscolari che mi mancavano, le voci di Francesca e Fausto hanno invaso la stanza, chiamando parallelamente a raccolta, uno per volta, tutti gli strumenti di cui avevano bisogno per iniziare l’album: batteria, basso, synth, chitarre, percussioni e ovviamente testi.

La prima traccia di Un meraviglioso modo di salvarsi – ultimo disco dei Coma_Cose, uscito per Asian Fake, Epic Records e Sony Music lo scorso 4 novembre – non è altro che la linea di partenza. Per quale destino, ancora non è dato saperlo. Si percepisce la stessa straordinaria e miracolosa attesa di quando, a teatro, l’orchestra accorda i propri strumenti.

Sarò un po’ pazzerella – indubbiamente lo sono – ma di solito, quel momento, è la parte di concerto che preferisco.

Un appello a tutte le forze, un allineamento sottile ma dirompente dei chakra, per far sì che ogni elemento sia unanime e concorde, in perfetto equilibrio con tutti gli altri, e possa così produrre un’armonia altrettanto perfetta ed equilibrata, come già il nome stesso suggerisce. Penso che la musica sia qualcosa di trasversalmente armonico proprio perché frutto di quella ricerca iniziale: di tanti disequilibri ed imperfezioni che si chiamano a gran voce l’un l’altro, per poi accordarsi fra loro e cominciare le danze.

Coma_Cose
Coma_Cose, “Un meraviglioso modo di salvarsi” [Ascolta qui]

Fra gli elementi che il duo milanese chiama all’appello, c’è anche il mistico “suono degli alberi mossi dal vento”. Non è uno strumento, non è qualcosa di dato, statico e definito. È, a detta di Francesca, il rumore dei sogni che, trasportati intangibili dall’aria, sbattono sulle foglie delle piante.

Come salvarli allora? Come fare in modo che non s’incastrino?

I Coma_Cose decidono di prendere la rincorsa e pensare così forte di poter superare gli alberi da riuscire realmente a farlo. Una rincorsa che è questione di ricerca, come nell’accordo di un’intera orchestra. Questione di allenamento, perché “i sogni sono muscoli” come cantano in Calma workout, nona traccia del disco.

E mentre penso alle modalità in cui poter allenare i sogni, ecco che sgorga prepotente Chiamami, la seconda canzone dell’album. È la prepotenza gentile di chi chiede un rammendo di lontananza, un filo che possa cucire il dialogo fra due lembi ormai spezzati, distanti. La ascolto guardando le cicatrici che ho sulla gamba e immaginando come tutti noi esseri umani, in fondo, non siamo altro che lembi di una ferita. Una ferita incapace di guarire da sola, fintanto che i propri lembi di pelle resteranno distanti.

Quanto è importante allora quel filo, quel rapporto, quell’abbraccio cantato dai Coma_Cose, quello “slancio di umanità”. È il filo del telefono che squilla in sottofondo al pezzo e che le nostre mani, quando ancora i telefoni non si portavano in tasca, tormentavano attorcigliandolo fra le dita.

“Ho superato le onde di un mare che a volte mi butta giù per ritornare nel punto dove incontrarti e non c’eri più”

È la storia di una ferita aperta che brama d’essere rimarginata.

Di un sogno non allenato, ma che vuole finalmente esercitarsi per poter prendere la rincorsa nel modo giusto. Mi viene in mente il meccanismo di compenso che mi ha spiegato ieri Michele, il mio fisioterapista. Quando qualcosa si rompe, il nostro corpo sospende le cose che da quel qualcosa dipendono, per minimizzare il danno. Nel caso della mia rottura al crociato, il quadricipite risulta sgonfio e senza forze proprio perché riconosce come nel ginocchio vi sia qualcosa che non funzioni. Il grosso, dopo che una ferita è stata riparata, consiste nel rieducare il corpo a stare bene. A non pensare più che qualcosa non funzioni e a funzionare di nuovo, a sua volta. A resistere, insomma.

Coma_Cose

E proprio La Resistenza è il pezzo che più di tutti riguarda la ricostruzione, il momento immediatamente antecedente la salvezza, dopo gli “anni del disagio e quelli dell’incoscienza”. Quando ci si rende conto degli errori e si proiettano in avanti i sogni che fra tutti quegli errori erano rimasti incastrati, come tra le fronde degli alberi. E, a ben vedere, la rincorsa avviene proprio in quegli attimi. Quando si capisce a che cosa resistere, da che cosa salvarsi e soprattutto come farlo.

A suggerirci proprio quel “come” ci pensa “Sei di vetro”, penultima traccia del disco, dove si fa più viva la verità fragile che ognuno di noi conserva dentro di sé.

Il bambino che siamo stati, che abbiamo cresciuto e che dobbiamo portare nel mondo, proteggendolo e salvandolo dalle brutture. Per poi trovare, se ci si riesce, qualcuno disposto a fare altrettanto. E a quel punto, salvare e proteggere anche quel qualcuno, il bambino che è dentro di lui. Averne cura. E amare, come mai si è amato prima.

“Tu sei qualcosa che è importante non distruggere, hai quella fragilità che chiunque vorrebbe raggiungere”

Fra ritmi sempre cangianti e un botta e risposta di voci forse più nettamente separate rispetto agli scorsi album, ma unite poi in uno straordinario accordo modulare, i Coma_Cose, con Un meraviglioso modo di salvarsi, ci ricordano come sia davvero importante non distruggere le nostre fragilità. Rimetterle insieme, allenarle. E ci ricordano anche come, quando ci rendiamo conto che qualcosa si è distrutto, sia altrettanto fondamentale ricostruire.

Sognare, esercitare quei sogni ad oltrepassare gli alberi. E poi, in un guizzo, prendere la rincorsa per farlo.

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