“Campi Elasi”: il nuovo EP di Elasi è una bellissima catastrofe

Elisa Massara, in arte Elasi, è una cantautrice, chitarrista e producer alessandrina classe ’93 il cui stile musicale è impregnato di viaggi in giro per mondi, reali e immaginari.

Elisa, Elasi. Capelli lunghissimi raccolti in una coda di cavallo, vestiti dai colori sgargianti e note immerse in un universo musicale ibrido e – talvolta – capovolto. Ti guardo, ascolto le tue canzoni e penso ad un alter ego, una specie di supereroe (o forse “supererrore”?). Se potessi scegliere un superpotere tutto tuo, quale sarebbe e perché?

Ma che meraviglia! Senza pensarci troppo: il teletrasporto. Vorrei poter scoprire i segreti, i suoni e le storie di tutti i paesi e paesini del globo.

Ed è lì, al confine tra ciò che conosciamo e ciò che a stento osiamo immaginare, è proprio lì che ci teletrasporta “Campi Elasi”, EP d’esordio di Elasi che, attraverso le sei tracce che lo compongono, assume i connotati di un biglietto di sola andata verso il bizzarro universo artistico della giovane autrice. Un viaggio immaginifico che, oscillando tra deserti rumorosi e valanghe orgasmiche, giocando con parole straniere e sonorità esotiche, approda alla inesorabile ed orgogliosa redenzione personale ed artistica di Elasi.

“Campi Elasi” è il trionfo della sperimentazione musicale, un inno sonoro alla libertà di espressione e dei desideri in tutte le forme e in tutti i luoghi, fisici e mentali. Ma questo EP è anche un invito a prendere tra le mani tutto ciò che siamo, stringerlo forte e farlo esplodere senza paura, come fosse una bellissima catastrofe.

Siccità

Souvenir”, brano d’apertura dell’EP, ci trascina nella già citata ambientazione desertica grazie a sonorità arabeggianti, alla potenza dei bassi e agli elementi di beatboxing che si mescolano e danzano con una componente testuale variegata, audace e volutamente prepotente. La rivalsa personale di Elasi grida vittoria, in questo brano.

Il viaggio come esperienza umana e metafora artistico-musicale è una componente fondamentale della tua musica. Non a caso, il brano d’apertura del tuo EP si intitola “Souvenir” ed è il trionfo dell’esoticità sonora e linguistica. Se considerassimo la musica come un viaggio, quale sarebbe la tua destinazione?

La mia destinazione è una mezcla di destinazioni: un po’ come quando nei sogni mischi posti, facce e ricordi. Di sicuro in quel mondo in cui vado con la musica, la strada è una dancefloor come quella del Berghain, i corpi sono fluidi e ballano con l’Africa dentro, le luci sono come quelle della notte di Shibuya (Tokyo), i colori sono quelli del centro di L’Avana e i profumi sono quelli del mio Monferrato.

Elasi artista foto
Elasi – foto di Silvia Violante Rouge

Ascoltando “Souvenir” avrete sete, ne vorrete ancora, e allora andrete subito alla traccia successiva.

Terremoto

Ma cosa c***o sta succedendo?

Dopo un orgasmo, dopo un terremoto, e dopo aver ascoltato “Esplodigodi”, seconda traccia di “Campi Elasi”, non potrete fare a meno di essere travolti, quasi attraversati da un’esplosione di energia, come se la terra sotto i vostri piedi tremasse e tutto, fuori e dentro di voi, venisse scosso, ridestato dalla sequenza di mantra motivazionali che l’autrice rivolge all’ascoltatore e a se stessa in questo brano.
“Esplodigodi” è il cuore pulsante, l’innesco del terremoto, l’imperativo categorico di Elasi per esercitare il sacrosanto diritto di essere felice.

Meteorite

Dai miei supererrori ai miei supereroi”: così canta Elasi in “Supererrore”, terzo brano dell’EP.
Qui lo scenario di riferimento muta nuovamente e l’autrice gioca su un simbiotico contrasto tra il singolo e l’universo, tra bisogni terreni e sogni spaziali.

Ricordate la storia di Clark Kent? Da neonato viene catapultato sulla Terra direttamente da Krypton a bordo di un’astronave, per poi scoprire col tempo di essere dotato di incredibili superpoteri, li stessi che fanno di lui il Superman che tutti conosciamo. Ecco, con “Supererrore” Elasi si fa portavoce di un superpotere universale: nascere meteoriti e diventare supereroi di noi stessi, esattamente così, con tutto ciò che possediamo e tutto ciò che possiamo essere.

Tsunami

Nuotando a bracciate sempre più veloci tra sonorità pop e atmosfere dance, il viaggio tra i “Campi Elasi” prosegue e arriviamo alla traccia numero quattro, quella più dotata, forse, di connotati narrativi tra tutte le canzoni dell’EP: “Sentimentale Anarchia” è una canzone allo stato liquido, uno tsunami di suoni e parole con cui Elasi racconta e canta vittoriosa la sua rivalsa da un rapporto nocivo.

“Arrivederci autofobia, /
Bentornata poesia /
Della mia sentimentale anarchia /
Mia sentimentale anarchia /
Di paranoia, di claustrofobia, di autofobia /
Non mi nutro più”

“Campi Elasi” è la bellezza della rinascita personale, il miracolo della contaminazione espressiva ed artistica; è l’orgasmico grido di redenzione, ed è l’esplosione della libertà d’amare sé stessi, o gli altri, o di non amare proprio un c***o di nessuno. Quand’è che hai deciso di dar vita a questo progetto discografico? Qual è stata la scintilla che ha innescato la bomba?

Ti confesso che ci lavoro da più di tre anni, ma il titolo l’ho deciso poco meno di due mesi fa. Mi sono resa conto che il percorso che ho fatto prima di riuscire a pubblicare queste sei canzoni è stato veramente lungo, tortuoso e sofferto.
Quelle canzoni sono state per me un rifugio dove scappare quando mi sono sentita sola, sono state un antidoto naturale alla tristezza e dei mondi ameni in cui rinascere dopo grandi dolori. Sono pezzi upbeat e pieni di energia proprio perché quello di cui avevo bisogno per tirarmi su era muovermi, ballare e guardare avanti.

Eruzione Vulcanica

Quando ascolti per la prima volta un nuovo album o EP, c’è sempre una canzone che ti entra in testa in maniera più incisiva e immediata delle altre, senza un perché, senza chiedere il permesso: nel nuovo EP di Elasi “Valanghe” è quella canzone. Così come un vulcano che erutta da un momento all’altro, “Valanghe” è una fulminea scarica di adrenalina che ti fa venir voglia di ballare.

Contraddistinta da un sound squisitamente funky e un groove oltremodo catartico per l’ascoltatore, con questo brano Elasi prende una centrifuga di cose, immagini e sensazioni che fanno stare bene, le canta tutte d’un fiato e, in un modo tutto suo, le benedice poiché semplici ma essenziali.

Uragano

Il viaggio alla scoperta di “Campi Elasi” si conclude con un’ultima, preziosissima tappa per via aerea: “Voli Pindarici” è il sesto ed ultimo brano dell’EP. Con questa canzone Elasi – a cui gli imperativi esortativi piacciono tantissimo – invita l’ascoltatore a portare a compimento una missione lunga tutta la vita: amarsi, amarsi tanto, e se possibile anche di più.

il tuo corpo /
è un museo /
di catastrofi naturali /
ti capaciti di quanto /
sia sensazionale”

Questo l’ha scritto la poetessa Rupi Kaur nella sua raccolta “Milk and Honey”, ma è un concetto assolutamente parafrasabile, traducibile e ampliabile attraverso il concept EP di Elasi.

“Campi Elasi” non si limita al corporeo, al terreno, ma ambisce al cosmico, al supereroico e all’inarrestabile.
Con questo suo EP d’esordio, Elasi celebra noi, catastrofi naturali a spasso per il mondo, e tutta la potenza dei nostri desideri.

Tre, due, uno: esprimi un desiderio, Elasi!

Sole, torna qui! (sorride)

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