“Ma ci lavorerò, su questo spigolo” – intervista a Liede

Un acronimo e due lenti, macro e microscopica.

A due anni dal primo album Stare bravi, il 9 novembre è uscito Lasciami provare così, brano che anticipa il secondo lavoro del giovane cantautore torinese Francesco Roccati, in arte Liede, da poco entrato a far parte della INRI family. Liede è un nome con cui è stata battezzata “una (grossa) parte di lui ma che in realtà non significa niente”. Ricorda però due opposti: leader, che a detta sua non gli appartiene affatto e lieve, aggettivo nel quale invece si trova ben più a suo agio.

Liede è Francesco, Francesco è anche Liede: è lui che canta e scrive canzoni. È il Francesco che avuto il coraggio di deragliare da un percorso già ben avviato, quello dell’avvocatura perché “ero sempre incazzato, dal mattino alla sera. Ho patito il dramma di ritrovarmi da un giorno all’altro lì, in uno studio di avvocati in cui ero certo di non voler trascorrere tot ore fermo senza aver niente da fare che realmente mi interessasse”. È il Francesco che dopo una storia durata quattro anni – di cui, se ne fosse stato lo scrittore, di certo avrebbe scelto una fine diversa – ha deciso di dedicarsi completamente alla musica e di mantenersi lavorando in un’enoteca del centro gestita da amici. E proprio mentre “tutte queste bombe stavano esplodendo” piano piano ha cominciato a delinearsi una personalità nuova. Questo periodo autodistruttivo qualcosa di buono, in fondo, l’ha prodotto: Liede prima non esisteva.

L: Linguaggio

Credo che ormai sia qualcosa di automatico, ma non ormai perché si tratta del secondo album… Trovo che sia molto simile in tutte le canzoni di questo ultimo disco e a pensarci bene anche nel primo era così. Il linguaggio viene naturale e non mi sono mai imposto prima che tipo di linguaggio usare, non credo neanche si faccia troppo nel Pop in generale. Poi sì, faccio caso anche a chi ascolterà le mie canzoni. In effetti ci penso molto, soprattutto quando scrivo, ma questo non mi vincola. Piuttosto mi ispira.

Lasciami provare così.

Il 15 novembre è uscito in anteprima su Rockit il video dell’inedito. Video diverso rispetto a quelli per esempio di Sono sommerso o di Finte intellettuali, perché stavolta abbiamo deciso di raccontare una storia. È stato scritto interamente da Andrea Dutto, che è lo stesso praticamente di tutti i video del primo album (Corsica è stato scritto invece da Silvia Clo Di Gregorio) , ed è la storia di un killer dalla vita un po’ misera e solitaria che va’ in giro di notte pedinando e sparando alla povera Martina [nda. Martina Lorusso], avvelena gli hamburger che stanno mangiando due ragazzi, e che alla fine si scopre essere Cupido che miete vittime d’amore e instilla questi slanci passionali. Sono contento al massimo livello sia del video che del pezzo, che tra l’altro ho scelto subito di usare come primo brano da buttar fuori per anticipare il disco nuovo.

I: Idea.

Anzitutto ci sono i periodi in cui scrivi… ovvio che se uno si mette a scrivere otto, dieci ore, alla fine della giornata qualcosa c’ha. Se sei concentrato, hai l’idea di base e se ti ci spacchi la testa poi il pezzo lo porti a casa. È una cosa che si può fare, per ora non c’è ancora stato il blocco dello scrittore però va a momenti. Ovviamente devi volerlo. Io adesso non sto scrivendo, anche se continuo a metter giù tante bozze e ho il telefono pieno di note vocali e un po’ di quaderni a casa, ma non ho ancora in mente di scrivere una canzone nuova.

Succede, ti viene in mente, però ecco è una cosa che devi volere. Tutte le volte che torno a casa dal lavoro la sera, me la faccio spessissimo a piedi, sono da solo che cammino, le cuffiette non le metto tanto perché ultimamente non c’ho voglia di sentire molta musica, e boh se cammino e ci penso un attimo qualcosa mi viene in mente. E se ci stai dietro un attimo poi la canzone arriva. Ora sto badando ad altro, la testa è tutta su cose un po’ più pratiche, l’uscita del video, la promozione del pezzo, più che sulla scrittura che rimane comunque la cosa più bella. Le canzoni di questo secondo disco sono venute fuori quasi tutte di getto, quelle scartate non le ho scelte perché erano forse le più macchinose diciamo.

Indie

È inevitabile che l’ultimo pezzo che è uscito e anche il primo album rientrino in quel calderone lì. È un momento molto figo perché i ragazzi riescono a fare musica. Io mi sono in messo in testa di fare quello che poi ho fatto ben prima di questa “golden age” e comunque mi ci sono ritrovato dentro. Mentre scrivevo Stare bravi è uscito Mainstream di Calcutta e da lì è partito tutto. Nel 2016 è venuto fuori anche il terzo album de I Cani, Aurora. Mi fa comodo il fatto che sia un periodo fortunato, l’ho visto esplodere. È uscito Stare bravi e io ho avuto la fortuna di fare molte date con i Canova, Giorgio Poi, Gazzelle, Ex-Otago. Quando mi metto a scrivere comunque non
penso di scrivere musica indie ecco, perché è più il nome di un periodo in cui, anche solo banalmente a livello cronologico, mi ci ritrovo.

E: Empatia

Scrivo cose personali ma allo stesso tempo mi rendo conto che in quelle stesse cose la gente può riconoscersi. A volte cose troppo troppo personali alla fine scelgo di toglierle non perché siano eccessivamente intime ma perché rischierebbero di risultare incomprensibili, non avrebbe quasi senso. Sarebbero più poesie che regali a qualcuno o canzoni che non pubblichi e che tieni per te stesso. Ma se decidi di pubblicarle, inevitabilmente racconti la tua storia in un modo intellegibile. Che è anche la cosa più bella, è il goal da fare. L’esercizio di stile è anche quello di riuscire a realizzare qualcosa in cui la gente si ritrovi. È bello pensare sia che qualcuno si stia ascoltando il mio disco, che lo dedichi ad una persona sia anche solo banalmente ricevere i complimenti per un lavoro in cui c’ho messo tutto me stesso a livello sentimentale e di energie.

Etichetta

Sono recentemente passato da Costello’s Records, per cui è uscito il primo disco, a INRI. Forse era arrivato un po’ il momento di cambiare… Secondo me quello che si poteva fare in quella realtà lì è stato fatto. Poi tuttora nella mia quotidianità professionale collaboro ancora con Costello’s per altri lavori. Quindi non è stato un lasciarsi da fidanzati!

D: Dimensione

Se parliamo di dimensione “fisica” Torino in realtà nelle mie canzoni non c’è quasi mai. Sì c’è la turista in Corsica – “Torino rimbomba/sotto i sandali di una turista/c’ho preso una birra/poi non l’ho più vista” – ma si tratta di un’immagine, un’immagine di via Mazzini dell’agosto di due estati fa che ero qui a Torino e lavoravo la sera e di giorno scrivevo. La tua domanda mi fa pensare a una serata a cui ho partecipato qualche giorno fa, “Gli amici di Piero” alle Ogr, quella è Torino.

Torino sono i Subsonica, sono altre mille band storiche, personalmente adoravo e adoro tuttora i Nadàr Solo… Nei miei pezzi la dimensione città non è però così marcata ma potrebbe succedere più avanti. Torino rispetto alle altre città ha questa cosa del non essere né troppo grande né troppo piccola che crea un minimo di “comunità” a livello artistico. Credo sia una scena molto fertile ma iniziando a suonare mi sono quasi fin da subito proiettato fuori, vorrei ragionare in termini “Italia” e non solo “Torino” e in parte già l’ho fatto. Con il primo disco ho fatto molti più concerti a Milano per dirti…

Dada

Sì, è vero. La copertina del primo disco è stata definita da qualcuno “dada”. Se vuoi possiamo aggiungere a questa “d” anche quella di Andrea Dutto che si occupato, oltre ai video, dell’art work di Stare Bravi. È nato tutto una mattina quando al Balon – storico mercato torinese – comprai decine di adesivi e di libri che mi avevano particolarmente colpito. Una volta arrivato a casa di Andrea ci siamo letteralmente messi a fare un collage: pagine di libri sullo sfondo, un corpo centrale realizzato con parte della foto del video di Finte intellettuali modificata a livello di colori, un busto di una scultura classica, gli occhi di un mostro ecc. di collage simili ne abbiamo fatti quattro e i cartelloni originali sono ancora oggi appesi a casa di Andrea.

E: Evoluzione

Il primo disco è stata un’urgenza, volevo farlo. Avevo le canzoni pronte e le ho arrangiate con questo mio amico produttore e non sapevamo assolutamente cosa sarebbe successo. Qualcosina è successo ma non ha svoltato la vita di nessuno, ecco. Ho girato, ho fatto molte date, il nome ha iniziato a circolare, esiste e questa è la soddisfazione più grande che io abbia avuto. Mi sono messo in testa che è quello che voglio fare nella vita. Stare bravi è uscito a novembre 2016 e già a Natale avevo iniziato a scrivere i pezzi per il secondo album.

Ora l’evoluzione professionale c’è stata soprattutto a livello di team, di squadra di cui faccio parte e che mi sta intorno. Sono convinto che questa volta si possa fare bene. Dei professionisti stanno lavorando affinché questa cosa qua funzioni poi cosa vuol dire che questa cosa funzioni boh, io so che voglio andare in giro a suonare e a cantare bene e vorrei anche ricominciare il più presto possibile a scrivere. Come evoluzione c’è che io ne sto facendo il mio mestiere che però è un mestiere fasullo perché non sto guadagnando quasi nulla. Quando arriverà il giorno che potrò vivere unicamente di questo, se mai succederà, farò… non so cosa potrò fare, sicuramente qualcosa di eclatante!

È stata soltanto un’idea

Musicalmente parlando è forse la canzone più diversa e variegata al suo interno, di tutto il primo disco. È anche la più vecchia, entrata nell’album in extremis e una delle più genuine e meno ritoccate. L’ho scritta poco dopo la fine della mia relazione più importante… c’erano quelle idee, c’erano quelle aspettative. Si parlava di tante cose poi però non se n’è fatto nulla. Il primo disco è tanto questa cosa qua, in quel momento avevo quelle cose lì in testa. È stato un periodo molto strano per me. Mi ero anche appena laureato, poi volevo suonare, ho dovuto lavorare ecc.

È stato un periodo strano fatto di pensieri, di solitudine notturna, di devasto. Sembra una cosa banale ma mi ci sono applicato parecchio. E da lì è uscito un po’ Stare bravi, perché è quello che ci diciamo sempre in situazioni del genere… ce lo dicevamo anche tra amici. Ci guardavamo e ci chiedevamo a vicenda “ma non riusciamo a stare bravi?!”. È diventato una sorta di mantra che poi mi è entrato in testa ed è diventato un disco. Un bellissimo punto fermo che ho messo. Ora però sono pronto per aprire cerchi nuovi.

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