Quanto deve sbattersi un artista emergente oggi? L’abbiamo chiesto a Bipuntato

Questa intervista a Bipuntato è stata fatta per delle ragioni specifiche che risalgono alle origini dell’informazione musicale: indagare sugli aspetti più bastardi della musica (e non) in compagnia di un’artista che sa quello che dice e quello che fa. Mi sono ripromessa di essere agguerrita e più oggettiva possibile con Bipuntato, perché va detto – e c’è realmente bisogno che qualcuno lo faccia – ma Beatrice, questo il suo nome all’anagrafe, è una delle artiste più promettenti e realmente valide sullo scenario musicale italiano e, in particolare, romano.

Di lei ho apprezzato da subito la sua attitudine e la consistenza dei contenuti nella sua musica. Entrambe le cose si presentano mai presuntuose e sempre sicure di poter evolvere in meglio. Ciò che, inoltre, più si palesa aggressivo in Bipuntato è il suo aspetto umano: è evidente, sincero e costantemente presente nel suo sguardo, a volte estremamente pensieroso, a volte volutamente assente.

Bipuntato ha alle spalle due album: “Maltempo”, uscito pochi giorni prima dello scoppio della pandemia nel 2020 (e forse il titolo già accennava a qualcosa di nefasto), e “Cose sparse”, pubblicato lo scorso 15 aprile. Conoscendola, ho capito da subito che la sua musica indossa perfettamente e perennemente i panni di Beatrice e viceversa. Entrambe, convivono palesemente nello stesso corpo senza scindersi mai.

Bipuntato – Cose Sparse [Ascolta qui]

L’intervista che segue ha il focus di indagare, oltre l’ideologia dietro la musica di Bipuntato, la figura dell’artista emergente nello scenario musicale attuale, in compagnia di un’artista matura musicalmente e professionalmente e che abbraccia la causa del mondo emergente con il progetto Lista Pepe.

Cosa consigliamo ai giovani artisti che si stanno dannando e affidando a chiunque per emergere?

Gli direi di stare attenti ad accettare qualsiasi cosa per la semplice voglia di fare. Meglio essere indipendenti all’inizio e poi muoversi quando ci sono delle idee più precise.

Siamo sicuri ci sia un momento in cui uno realmente ha le idee chiare su se stesso?

È un processo. Quando pensi di saper bene come esporti al mondo, allora puoi pensare di ampliare il tuo team e cercare le persone migliori a cui affidarti per lanciarti.

Cos’è che non ti deve frenare nella crescita all’interno del mercato musicale?

Eh, tosta questa. Penso sia il caso di non stare troppo legati al mercato musicale. Queste regole onestamente sono gestite da boomer.

Sii più specifica.

Sono gestite da persone troppo grandi: è come se ora spiegassi a mia madre le regole del nuovo mercato musicale, non le capirebbe. Non siamo negli anni ’80. Bisogna andare oltre le regole dal mercato musicale e perché no, prendersi anche delle pause, come sto facendo anche io ultimamente.

Bipuntato
Che poi è una cosa comune negli artisti prendersi delle pause.

Perché l’arte è un’altalena, ci sono alti e bassi e vanno vissuti entrambi.

Voglio sapere da te una cosa: quand’è che il mondo artistico ti fotte?

L’arte è come Roma. Io la amo, ma la odio. Sono condannata a questa città: la paragonerò sempre ad altre città…cioè Roma è condannante tanto quanto l’arte. La ami, ma ti sta pure sul cazzo.

Quindi la musica ti sta sul cazzo?

Sì, però la amo.

Proprio come in una relazione tossica.

No, come in una relazione d’amore. Perché ha una valenza altalenante.

Mentre la musica, dal punto di vista professionale, quand’è che ti fotte?

Lo fa quando devi per forza fare qualcosa, devi stare in giro per poter far qualcosa o devi per forza avere una certa attitudine.

Bipuntato
Pesa di più un artista che rinuncia a una parte di se stesso per inserirsi nel mercato musicale, o un artista che non è mai emerso perché non ha voluto piegarsi a questo mercato?

L’importante è che riesci a dormire la notte. Se riesci a sacrificare te stesso perché è quello il tuo obiettivo e la notte riesci comunque a dormire, bella per te. Se non riesci, allora non bisogna sforzarsi. Se non ti viene naturale stare in un determinato mondo e piegarti per esso, allora lascia stare, tanto la ruota gira.

Entrambe crediamo fortemente nel valore degli artisti emergenti e questa credenza sta diventando un po’ una malattia, perché siamo sempre un po’ delusi da ciò che è già emerso. Cosa diciamo a quegli artisti che oggi fanno i camerieri per assicurarsi quei 400 euro da dare al produttore a fine anno?

Trovatevi buoni amici che fanno le cose per voi (e voi viceversa). Circondatevi di persone che vi vogliono bene. Ad esempio, ora credo molto nei collettivi: che bella la gente che si unisce e ha un certo tipo di attitudine. Alla fine le cose importanti sono state fatte sempre da persone che si sono coalizzate.

A proposito di unione, Beatrice e Bipuntatno sono la stessa identica cosa?

Purtroppo sì. Sono la stessa identica cosa, al massimo c’è Chiara, il mio secondo nome, che è un’altra persona.

La tua musica che scopo ha per te?

Uso la musica a livello terapeutico, per me è sublimazione. La spolpo per stare meglio. Io nasco come ballerina, ho iniziato a 3 anni e ho smesso a 14; nel frattempo suonavo il piano e canticchiavo, però volevo fare la ballerina. Poi è successo che la danza mi ha rotto il cazzo. C’erano una serie di dogmi e pensieri giudicanti che non mi sono mai piaciuti. Ho lasciato danza e comunque già cantavo e suonavo. Ho studiato musica fino ai 25 anni in conservatorio prima di fare questo progetto. Ho avuto altri progetti, ma mai nessuno come questo in cui ci mettevo la faccia.

bipuntato
Bipuntato
Ho da porti una domanda forse un po’ cattiva: ti piace molto l’idea di gruppo perché non credi nel tuo solo potenziale?

No, credo solo che il mio potenziale insieme a un altro faccia una bella combo. Se fossi in grado di fare tutto da sola sarebbe una vita davvero noiosa. Sono contenta che alcune cose non so farle così posso cooperare.

La musica per te ha un aspetto “psicologizzante”, dunque la tua musica analizza te o gli altri?

Me, gli altri, e me in relazione agli altri.

E quindi che ti aspetti dalla musica?

Realtà, verità. La propria verità, quella di ognuno di noi, perché la verità non esiste.

Qualcuno dice che la verità è noiosa.

Dipende, perché dato che la verità non esiste, in realtà è super divertente. Fai conto che da questa conversazione io e te, una volta andate via, avremmo un’idea totalmente diversa di quello che ci siamo dette.

Quindi non c’è una verità comune, ma nascosta.

Sì, una verità soggettiva, poi chiaro ci sono delle oggettività.

È da queste verità soggettive che nasce la musica. Quindi la tua da dove nasce esattamente?

La mia musica nasce dai miei traumi fondamentalmente, ma anche dalle mie gioie. Cerco di metabolizzare quello che mi succede nel bene o nel male tramite l’arte. Non mi reputo un artista, ma una creativa.

bipuntato
Bipuntato
Ogni artista non si reputa un artista.

Mi reputo una che se ha bisogno di una forchetta se la crea.

La tua immagine è mai venuta prima rispetto alla tua musica? È mai stata abusata e messa davanti la tua arte?

Allora la dico, sti cazzi, poi al massimo mi odieranno: parlare di femminismo in quest’epoca è una roba assurda. Perché purtroppo anche se sembra un’epoca amante delle donne, in realtà lo è meno rispetto alle altre epoche. Penso che mia nonna sia stata più femminista di me. Quello di oggi è un femminismo nudo che dà la possibilità di mostrare il proprio corpo senza farsi giudicare dal mondo. In realtà è proprio il contrario, anzi è la sessualizzazione estrema del corpo femminile, secondo me. Credo però che dall’altra parte le donne in qualche modo stiano ritrovando una specie di considerazione di se stesse, quindi se serve questo passaggio affinché un uomo e una donna poi vengano pagate uguale, allora va bene.

Dammi un esempio di artista da seguire e uno da non seguire.

Non lo dico.

Da seguire?

Margherita Vicario, ad esempio, MESA, ma pure Elodie, anche Laila che “utilizza” il suo corpo in maniera egregia e senza scadere mai nel volgare.

Ok l’esempio di artista da non seguire non lo diciamo. Spieghiamolo al massimo a livello concettuale.

Viviamo in un mondo molto borderline riguardo la situazione femminile, quindi bisogna prendere come esempio delle donne che abbiano un certo tipo di attitudine, che non si svendano insomma.

Grazie Bi, alla prossima.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *