9 buoni propositi della musica italiana per il 2023

Cosa c’è rimasto delle letterine alla Babbo Natale? La nostalgia! Quando c’era lui, Babbo Natale, la felicità arrivava in orario e domicilio! Crollato il più grande baluardo di ottimismo globale, ovvero Babbo Natale, uno sconosciuto che spende la sua vita a donare ad altrettanti sconosciuti la felicità; la letterina la scriviamo a noi stessi sotto forma di buoni propositi per l’anno che verrà. Spesso abbiamo gli stessi buoni propositi dell’anno precedente perché non li abbiamo minimamente raggiunti; altre volte perché più che buoni propositi erano iperboli. E proprio per questo abbiamo deciso di continuare a esagerare, o meglio, abbiamo deciso di osare scrivendo direttamente alla Musica i buoni propositi per il 2023:

Cara Euterpe, Musa della musica: dove sei finita? Sei diventata il CEO di TikTok? Questo spiegherebbe perché le canzoni esistono solo in e per 15 secondi. Soffri di acufene? Che ti succede? Tu eri quella che cambiavi sempre ed ora troppo spesso sei tremendamente uguale. Lo so, ti senti truffata da tanti che vivono la musica come cura alla fomo e come tramite per la fama piuttosto che per vocazione; però fidati, ci sono tanti che ancora meritano di essere ascoltati e cantati. Secondo me dovresti iniziare a portare i dischi di cenere e carbone a chi si lascia etichettare pur di avere un contratto con un’etichetta perdendo di vista chi vuole essere e cosa è la sua musica.

I miei buoni propositi per la musica italiana nel 2023 sono:

STOP al Rap gangasta:

Doveva essere un modo per mettere in luce un disagio sociale ed invece è diventato l’osannazione di personaggi scellerati che non hanno nulla da raccontare perché sono solo delle matrioske di cliché. E poi BASTA co’ sta storia della strada: chiunque viva in periferia, in campagna è cresciuto per strada! Ah beh ma noi per strada giocavamo a calcio mentre loro facevano gli impicci; vabbè ce lo avete detto na vorta MO BASTA! Abbiamo capito! E se non lo abbiamo capito riascoltiamo il disco ma voi cambiatelo! NON SIETE PIU’ ORIGINALI E NON SIETE PIU’ CREDIBILI!

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Ritorno degli strumenti sia in live che in studio:

Questo è anche un appello a booking, produttori e inevitabilmente a chi fa musica, ma andiamo per gradi. Ogni cantante è comunque uno strumento: accorda la sua voce con le sue emozioni, i pensieri, i sentimenti e si armonizza con la musica. La musica, se suonata dà spazio e forma a variabili di unicità sia nella composizione che nei live. E no, non sono una hater dei synth o del digitale: tutt’altro! Ma è impossibile che sia diventata l’unica strada, perché in troppi hanno la fretta di uscire o perché molti produttori non hanno mai imbracciato uno strumento. Entrate in studio con meno reference e date forma a ciò che siete e meno a chi vorreste essere.

Stimo molto la sensibilità e la professionalità degli addetti ai lavori dei booking e a loro va il mio appello: date la possibilità a chi ha dei musicisti di poterseli portare ai live! Lo so che spesso è dispendioso ma è un investimento sul futuro! Sul futuro di questi artisti ma anche della musica! I live sono il banco di prova di un’artista ma soprattutto è il matrimonio con i fan. Siate più mecenati sennò è tutto un karaoke!

Meno featuring acchiappa click

Avete presente quelle pubblicità sui siti porno che promettono l’allungamento del pene? Ecco troppi di questi featuring bukkake sembrano fare la stessa cosa: ma i risultati non si vedono! Le collaborazioni sono preziose quando donano sfumature ad una canzone e non quando servono solo a darle un prezzo. Smettetela di fare barre per dimostrare di avercelo più lungo di quello che vi ha preceduto: ritorniamo alle collaborazioni spontanee.

Only fans not Onlyfans

Vorrei ricordare ad alcune donne che fanno musica che mettersi a nudo in una canzone non presuppone doverlo fare anche sulle copertine e ovunque. Siamo d’accordo sul fatto che il corpo femminile sia bellissimo e che i capezzoli vivano un ergastolo dai social immeritato, però le zinne valgono come promo su Onlyfans e non su Spotify! Se voi in primis vi sessualizzate state già implicitamente mettendo in secondo piano la vostra musica.

La tua affezionatissima Sara Di Iacovo.

A scene from The San Francisco Chronicle newsroom from November 1948.

Di buoni propositi noi delle Rane siamo da sempre ben forniti: l’incessante vetrina agli emergenti da sempre ne è la garanzia; per questo cara Euterpe, lascio che la Redazione delle Rane continui questa lista di buoni propositi per la musica italiana nel 2023.

Che le artiste donne si mettano in gioco senza piegarsi alle logiche di mercato.

La Musica è donna per definizione. E dunque io per questo 2023 mi auguro che torni ad essere tale. Qualche notte fa durante una delle tantissime notti insonni, mi sono imbattuta in “Notturno”, nella versione di Mia Martini. Ho trovato nella sua voce talmente tanta verità, urgenza, rabbia, eleganza che per un attimo ho rimosso la versione originale e mi sono lasciata trasportare dalla necessità di una donna che in un tempo difficilissimo, corroso da malelingue e maldicenze riusciva comunque a rimanere verace, autentica. Spogliamoci di tutti i fronzoli inutili che ci impone un mercato discografico nel quale la musica non si ascolta, ma si vede. Sbarazziamoci di questa logica dell’apparenza e torniamo a cantare, urlare, sussurrare. E facciamolo per noi, prima di tutto.

(Carmen Pupo)

Una musica che faccia ridere.

Tornare indietro nel tempo è qualcosa di impossibile. Per fortuna, aggiungerei. Ma in questo periodo così fertile per una musica senza etichette – siano esse generi musicali o case discografiche – mi meraviglia molto il fatto che l’ironia, ingrediente potenzialmente trasversale e decisamente salvifico, non riesca a trovare nella più recente musica italiana il giusto spazio. Non parlo di “canzonette” scritte soltanto per il gusto di ridere e di dileggiare, fini in questo senso a se stesse. Parlo della preziosa capacità di creare brani intrisi di umorismo attorno a tematiche del tutto serie. Una capacità che era di Rino Gaetano, di Enzo Jannacci, forse di Elio e le storie tese, e certamente di un sacco d’altri artisti che elencare tutti sarebbe impossibile. Proprio com’è impossibile tornare indietro e pregarli di cantare ancora, un’ultima volta. Ma, guardando avanti, questa capacità appare introvabile, irreperibile, scomparsa dall’orizzonte di un 2023 appena cominciato. Eppure le tematiche non mancano, anzi: abbondano! L’attualità, sia essa politica, economica, sociale o ambientale, freme, ribolle, in attesa di qualcuno che la sappia cantare con ironia.

(Monica Malfatti)

Un music business fondato su connessioni e rapporti interpersonali veri, senza ostentazioni veicolate dagli interessi.

Belle parole sui social, foto insieme, abbraccioni e sorrisi complici: scene sempre più ricorrenti nell’industria musicale alle nostre latitudini. Tutti conoscono tutti, al giorno d’oggi, vantando amicizie e buoni rapporti anche quando le interazioni vere fra i diretti interessati sono state pressoché nulle. Roba che accade dalla notte dei tempi, certo, ma questa ostinata coltivazione del proprio pratino social(e) alla lunga annoia, è urticante e si porta dietro il riconoscibilissimo tanfo di fake. Il mio auspicio per il nuovo anno è vedere sempre meno reaction fiammelle, emoji “100” e attestazioni di fratellanza sparate a cuor leggero: qualche volta vale la pena affermare candidamente “non conosco questa persona” e magari approfondire la sua musica o l’arte che produce, non toglie nulla alla persona (e al/alla professionista) che sei.

(Giandomenico Piccolo)

Basta dischi di produttori con settemila feat. fatti solo per engagement.

Una volta un a&r mi disse che in tanti anni di lavoro nel settore, non ha mai visto tanti artisti come in questi anni. Il che è una cosa positiva se ci pensate. C’è tanta di quella roba che non sai da dove partire. Negli ultimi anni quest’onda ha travolto anche i producer i quali hanno dato spazio a tutta la scena musicale rap/indipendente. Si possono ascoltare brani eseguiti da artisti diversi tra loro, se non opposti! Se ieri era impossibile ascoltare una canzone con Taxi B e Irama, ora si può. Ammetto che inizialmente mi ha gasato il tutto: un producer che ha scritto per anni i beat e le musiche degli artisti che ascolto maggiormente che “fa un disco”. Tutto molto bello si, fino a quando quest’onda è diventata uno tsunami travolgendo tutti. Okay ai dischi con 57 artisti, ma attenti a cadere nella banalità. Ad oggi sono arrivata alla conclusione che serve più qualità che quantità.

(Lucrezia Costantino)

Che si cominci a costruire una scena live davvero indipendente, nella testa e nei suoni.

L’auspicio per il nuovo anno è che si possa avere un occhio di riguardo alla ricostruzione di un circuito indipendente (nella testa e nel suono) di musica dal vivo. Negli ultimi due decenni si è passati da un circuito variegato di piccoli e grandi club sparsi tra grosse città e periferie, che ospitavano centinaia di band, molte delle quali cantavano addirittura in inglese (sembra un’eresia…), pensiamo a A Toys Orchestra, One Dimentional Man, A Classic Education o Super Elastic Bubble Plastic, solo per dirne alcuni, al deserto di oggi, soprattutto nel centro sud, con parziale eccezione ovviamente delle grandi città, e neanche tutte.

L’invasione delle dinamiche mainstream ha portato, da una parte sempre più verso la lingua italiana, rincorrendo i suoni cantautoral-pop di quelli bravi, pompando però cloni poco credibili, dall’altra a concentrare i live quasi solo nelle grandi città, con dei “one shot” regionali che di fatto hanno sempre più ridotto il pubblico.

La bolla dell’it pop e della trap, (insieme alla pandemia) ha definitivamente distrutto ogni cosa, lasciando vincere le logiche di mercato, ottimizzando il profitto sui live, e privilegiando le produzioni più radiofoniche, strizzando sempre più l’occhio addirittura a quelle televisive. Non si può ovviamente tornare indietro, ma neanche procedere a tutta velocità su un binario artisticamente morto, in cui è sempre meno richiesto saper suonare o essere originali. Non dico riscrivere la storia dell’indie come hanno saputo fare per esempio i Fugazi in America, ma almeno provare altre vie un po’ più sincere.

(Ernesto Razzano)

Probabilmente più che una lista di buoni propositi il nostro è un manifesto d’avanguardia per la musica italiana, ma anche un auspicio ed un porta fortuna per chi ancora crede nella musica.

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