Darrn, la “Musica da Camera” e la priorità del messaggio

In un’estate che corre e sembra sfuggire sempre più velocemente, il 19 luglio è uscita la seconda metà dell’EP di debutto per i DARRN, collettivo romano che dopo aver presentato i brani “ALLEN” e “F2” chiude il cerchio con “SABA” e “OLOGRAMMA”, delineando così la scaletta completa di “MUSICA DA CAMERA”.

In questo progetto, portato avanti sempre assieme ad Asian Fake, ritroviamo una continuità con il brano “YODEL” nel nuovo uscito “SABA”, con suoni rilassanti ed evocativi. Il primo brano, con vibrazioni soul e una malinconia vocale che ci accompagna fino a dentro il malessere degli autori, ci mostra un punto di vista abbastanza nichilista, che fuma e “non pensa a niente”.

“SABA” invece è un viaggio di tre minuti che ci fa chiuder gli occhi e ci trasporta sulla riva di una spiaggia sconosciuta dove potersi perdere con i piedi nudi nella sabbia, lontani dalla realtà, con una sottile voglia di ricominciare a vivere e a fare esperienza piena del mondo, costantemente bilanciata da una sensazione irrequieta di disagio e non appartenenza.

“OLOGRAMMA” perde questa atmosfera bucolica, per fare spazio ad un sound più inquieto, incalzante. La frenesia è figlia della voglia di vita, di fare esperienze, della fame di conoscenza, che va a scontrarsi inevitabilmente con il passato che riaffiora incessantemente tra il mondo reale e quello virtuale. Questo incontro tra passato e futuro è naturale, ma è anche causa di un conflitto interiore quasi infinito. Come in “F2”, si fa sentire la necessità di rompere con i rapporti non più spensierati e giovani.

“OLOGRAMMA sta ad indicare proprio il ricordo delle cicatrici causate dalle proprie azioni, da cui si prova a ricostruire una nuova esperienza, che sia una relazione intima, un’amicizia o una creazione artistica.”

Con questo album, i DARRN curano non solo il lato musicale. Giacomo Carmagnola dirige l’aspetto visual del progetto avvalendosi di tecniche di pixel sorting e glitch art per produrre opere dal forte impatto visivo. I quattro indossano anche maschere animalesche, ma non per celare la loro identità: nessun anonimato, ma priorità al messaggio. Il gruppo ha infatti dichiarato che la scelta di indossarle è da ricollegare piuttosto ad una presa di posizione nei confronti dell’abuso di immagini, fotoritocco e finzione che finiscono spesso per distrarre da quello che l’artista vorrebbe far passare con i suoni e le parole. Grazie alla fantastica collaborazione tra cantanti, musicisti ed artisti, DARRN riesce a fondere perfettamente immagini e suoni in un progetto che ci fa sperare che i quattro artisti continuino a collaborare offrendoci il loro punto di vista sulla realtà.

Manuel Bin

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