Jova Beach Party, è di eventi così che c’è bisogno in Italia?

Ammetto di avere avuto la fortuna (la considero tale) di venire a conoscenza dell’idea di Jovanotti di creare una serie di eventi sulle spiagge ben prima che essa venisse comunicata ai media e sin da subito ho pensato che ci trovassimo di fronte a un qualcosa di straordinario ed unico.

Una straordinarietà ed una unicità che derivavano dalla semplicità dell’idea stessa: una festa sulla spiaggia, che forse ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha fatto. Ovviamente tutto elevato alla enne, come spesso Jovanotti ci ha abituato a fare.

Al di là di questa personale e doverosa premessa, è importante capire il progetto nella sua interezza e complessità. Organizzare eventi in Italia è impresa assai ardua (a prescindere poi dal volerlo fare su una spiaggia). La giurisprudenza che limita e vincola chi volesse sobbarcarsi l’onere di un evento scoraggerebbe (e scoraggia) la maggior parte delle persone, ovvio che per l’impresa Jovanotti, molte di queste problematiche appaiono meno insormontabili, ma solo perché si è di fronte ad un pool di persone con esperienza e competenza uniche.

Questo quindi il prodromo all’evento stesso: una cosa mai fatta prima affidata a persone che conoscono in modo capillare come si organizza un evento di dimensioni importanti.

Dal dire al fare c’è di mezzo il mare (e mai come in questo caso il modo di dire è perfettamente in linea con l’argomento). Passare a concretizzare l’idea della festa sulla spiaggia significa interfacciarsi con amministrazioni locali ed enti preposte, a maggior ragione quando si decide che il tema “ambiente” è assolutamente principale all’interno dell’evento.
Ed è qui che i primi scogli affiorano, perché se in Italia già stadi e palazzetti non nascono come arene per concerti figuriamoci i litorali e cosa comporta far confluire migliaia di persone contemporaneamente in uno spazio delimitato.

Quello che però è avventuo man mano che ci si avvicinava alla prima tappa del Jova Beach Party, e dalla prima tappa ad oggi è stato un qualcosa che poco ha a che fare con le problematiche “naturali”. Si è scatenata una gara alla polemica gratuita (sport non olimpico che invece regalerebbe un bottino di medaglie all’Italia).

Ogni aspetto è finito sotto la lente di ingrandimento, da quelli legittimamente plausibili (come l’impatto ambientale) a quelli che oggettivamente appartengono all’insieme che per comodità chiameremo “sesso degli angeli”.

L’evento perfetto purtroppo non esiste, e non esiste perché un evento è fatto di persone (chi lavora e chi partecipa) e le persone, per definizione, non sono perfette. Se poi il numero di persone galleggia introno alle 40 mila unità il livello di imperfezione non può che aumentare.

E qui metto in campo la mia esperienza personale, che mi ha permesso in prima persona di saggiare con mano il livello di perfezione o imperfezione del Jova Beach Party. Coordinare un numero di persone che va dalla polizia stradale, attenta a vigilare sul traffico nei pressi dell’evento, a l’inserviente addetto alla biglietteria passando per i volontari (altra polemica sterile su cui non vorrei soffermarmi dal momento che la parola stessa “volontario” è già sufficientemente esaustiva) è impresa titanica che, se il livello di quasi perfezione non fosse alto, naufragherebbe in men che non si dica.

E invece no, tutto ai miei occhi è scivolato via liscio.

Come detto la perfezione non esiste, si possono prevedere gli imprevisti a monte e cercare in anticipo di porvi rimedio (se poi una mareggiata “accorcia” la spiaggia però non ci si può lamentare di aver già preso l’hotel per le vacanze). Si può correggere in corsa eventuali deficit (così il problema di acqua e bevande terminate anzitempo alla prima data non si è più verificato) e in generale si può auspicare che ognuno dei partecipanti sappia cosa significhi rispetto evitando di avere atteggiamenti non in linea con lo spirito della festa (centrare un bidone dell’immondizia non richiede abilità cestitiche da nba).

Confesso che avrei voluto risultare meno di parte nell’esposizione, e avrei potuto esserlo, ma proprio mentre scrivevo queste righe ho capito che per essere più neutrale avrei dovuto mentire. Avrei dovuto addurre problematiche e aspetti negativi che personalmente non ho né visto, né toccato.

Sicuramente nel quasi mezzo milione di persone che ad oggi si sono recati al Jova Beach Party, ci saranno diverse esperienze spiacevoli (traffico, costo, pulizia dei bagni, qualità del cibo, colore della sabbia), ma come detto nessun evento è perfetto, ma ogni evento dovrebbe ambire ad esserlo. Per questo auspico che il Jova Beach Party segni uno spartiacque in Italia tra il fare eventi “tanto per” e fare eventi con cognizione di causa attraverso professionisti del mestiere e non ciarlatani abili nel chiacchericcio da bar.

È di eventi come il Jova Beach Party che c’è bisogno in Italia, per allinearci ad uno standard europeo che è altrattanto fallace, ma con una visione volta, appunto, alla perfezione. Se ci si limita ad accontentarsi tutto e sempre risulterà approsimativo, il che sembra essere, ad oggi, il destino del nostro paese a 360 gradi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *