Disquisizioni sull’ultimo disco di Brunori Sas

Gloria: – Capita così. Capita che ti si chieda di aprire un simposio sull’ultimo album di Brunori Sas, Cip!. E perciò corri a rileggere il testo di Platone, per sembrare più intelligente. Ma ti senti piccolo, minuscolo, ti senti ridicolo. Perché è più facile trovare un’informazione in un articolo di Aranzulla che nel Simposio e allora lasci perdere. E quindi – anche se capita così – ti siedi a raccogliere i pensieri su Cip! per iniziare una discussione con gli altri ranocchi. Beh, che dire, proviamoci.

La copertina del disco ricorda le illustrazioni dei volumi di storia naturale che ignoravo volutamente da bambina, ma qui ci sta da dio. Brunori cinguetta, da buon osservatore in disparte qual è, e si oppone al frastuono di questi anni. È lì sul ramo, osserva la realtà. Non ci  aveva risparmiati con La verità, non lo fa nemmeno ora. La ‘microfisica’ della nostra fragilità, delle nostre argonautiche su questa povera Terra, è sempre presente. Dario ci scruta al microscopio e dal suo albero, con occhi fintamente distratti.

Qualcosa è cambiato, però.

Brunori stavolta ha uno sguardo rivolto verso il futuro, intesse una certa forma di utopia. Nei testi di questo nuovo disco c’è l’idea di un mondo più lontano. Dove trovare l’Uomo, dove trovare il modo per risvegliarsi e ritornare umani. Perché dopotutto, sì, siamo sempre quelli che partono per scalare le montagne e si fermano al primo ristorante. Ma possiamo fare di più. Sì, ci dividiamo per ogni cosa. Ma possiamo fare di più. Sì, ci facciamo ogni volta del male per le cose che non possiamo cambiare. Ma possiamo fare di più.

Forse dovremmo lasciar stare quella scatola vuota, riempita di vecchie versioni di noi che non servono più. Forse dovremmo posizionarci un po’ fuori dal mondo. Su di un ramo, prendendoci cura gli uni degli altri, guardando le stelle. O no?

Francesco: – Guardiamo le stelle, osserviamo i nostri sogni, il nostro tempo. L’uccellino cinguetta e dal suo alberello contempla la terra sotto le sue zampette.

Arido, inospitale. Ma un contadino esperto sa che il suo terreno, per quanto esposto a piogge estreme o estati troppo lunghi, nasconde al proprio interno Vita: è microcosmo di nutrienti e frammenti di morte che rizollati creeranno altra vita, nuove opportunità. È frutto di impegno, sudore e lacrime. La rinascita oltre la morte, oltre il tempo e la sua ciclicità. Nel mezzo, l’umanità tutta, l’essere vivi.

La paura della morte, della fine (una ferita che invade l’osso fin da La verità) è una delle riflessioni più sincere del nuovo disco di Brunori poiché forza di rinascita. Siamo frammenti di qualcosa destinato a finire. Il nostro DNA si disperde, ricicla e rinasce. Ma questa è anche la nostra forza. “Andrà tutto bene”, ripetuto come mantra in più tracce diviene running soul e abbraccio solenne e scoordinato. Dovunque tu sia, Dario, ci stiamo abbracciando. È un abbraccio sincero, doloroso e pieno di vita.

Giulia: – Perché poi si sa, Dario è altero quando parla delle cose che accadono nella vita quotidiana, però è anche l’amico fidato che ci fa sentire tutti parte di un microcosmo in cui accadono cose straordinarie, che a volte fanno bene e altre volte fanno male.

Andrebbe inserito come tredicesimo apostolo! Quanto sarebbe bello ascoltare il mondo secondo Brunori recitato durante le messa la domenica? Dario ci parla di un’umanità amareggiata, Ci sono certi giorni in cui vorrei alzare anch’io la coppa dei campioni. E poi ci sono i giorni in cui mi sento veramente il peggiore dei coglioni canta nella traccia che apre il disco ma poi ci invita a cinguettare insieme per un mondo migliore. E lo fa con “Fuori dal mondo”, un brano che fa venire voglia di ballare e dimenticare tutto: l’esame andato male, il capo che ti sta sulle palle, l’ex che ti ha tradito, le ingiustizie di ogni giorno. Perché poi succede che “noi figli dei fiori, con gli occhi a colori, beh noi siamo fuori dal mondo”… ed è bellissimo così.

Martina: – Ed è vero, é proprio bello essere fuori dal mondo e ritrovarsi con Dario, un amico fidato che, parlandoti di amore, ti offre una chiave  per interpretare un presente complesso e confuso.

L’amore, inteso non solo come relazione tra due persone, ma anche come solidarietà e base sulla quale dovremmo rifondare l’umanità. Ciò non è un invito al “buonismo”, piuttosto un ritorno al nostro essere per natura “animali sociali”, come già ci diceva Aristotele. In “Mio fratello Alessandro” Brunori afferma che “gli uomini smettono di essere buoni solo quando si sentono soli”. È qui la bellezza di questo disco: l’estrema semplicità con cui ti viene spiattellata in faccia una verità inequivocabile ed intrisa di significato morale e politico.

Allora penso che, in questo mondo allo sbaraglio, un po’ tutti avremmo diritto ad un Brunori personale, con cui uscire, studiare, far casino ma anche con cui confidarci. Un Brunori come amico e compagno di vita con cui “tracciare di nuovo il confine fra il bene ed il male”, “con cui metterti a camminare e raggiungere la cima di montagne nuove”. E dunque che dire? Benedetto sei tu… Brunori!

Arianna: – Come conclusione di questo “simposio”, cari amici e lettori, mi trovo, con il dono della sintesi che non mi appartiene, a constatare che Brunori, anche in Cip!, parla al nostro modo di approcciarci all’esistenza.

Parla al nostro essere adulti o ragazzi, alla crescita emotiva che ci trapassa, riuscendo a mettere tutto in musica. Nel disco precedente, A Casa Tutto Bene, Brunori aveva sublimato, in modo effimero, l’appartenenza non solo ad un paese complesso come il nostro, ma si era spinto nei meandri della nostra condizione fragile di generazione sempre in bilico. Aveva descritto i sentimenti in modo disincantato, divertito a volte, entrando dentro a dinamiche delicate, utilizzando sempre quel tocco delicato e ironico. La prima traccia di questo disco, a mio avviso, segna un ponte tra un Brunori che si affaccia, perplesso, su un mondo pieno di sfaccettature, ad un altro più intimista, emotivo forse.

Cip! affronta la maturità dei sentimenti con leggerezza consapevole, entra nelle dinamiche delle relazioni senza proporre soluzioni ma mostrandoci sempre verità dolceamare, talvolta disarmanti, invitandoci ad accettare la nostra condizione di esseri umani imperfetti, fallibili. Le aspettative derivanti dall’altro disco erano indiscutibilmente alte e forse qualcuno si aspettava un’altra prospettiva, altre tematiche. Indubbiamente, però, nessuno può negare la capacità di Brunori di mettere insieme 11 pezzi che delineano, dall’inizio alla fine, un ennesimo, calzante, stavolta forse più ottimista e allegro, scanzonato, romantico tuffo in ciò che siamo e siamo in grado di provare.

Qui puoi ascoltare Cip!, il nuovo disco di Brunori Sas

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