Con “Benzina” i Viito hanno ucciso i loro miti e sono usciti dalla comfort-zone

La storia dei Viito nasce a Roma: Vito e Giuseppe, da studenti universitari fuori sede, passano, in pochissimo tempo, al loro primo album, uscito nel settembre del 2018. I due anni trascorsi sono stati intensi: tra tour e partecipazioni ai festival, hanno visto anche un trasferimento a Bologna. Due anni attraverso i quali i Viito si sono affermati nel panorama musicale italiano, con numeri che toccano i 26 milioni di stream.

Lo stile nato con Troppoforte ha rivelato la vicinanza a una linea cantautorale vecchio stile (“dalle canzoni di Gaetano e Dalla”, ai più vicini Grignani e Vasco Rossi), contaminata con suoni e linguaggi attuali, grazie ai quali si inseriscono perfettamente al centro del panorama it-pop. La direzione presa nel primo album riporta, dietro racconti scanzonati, i pensieri e i problemi di un ventenne nei suoi anni più precari, tra esami, viaggi e case in affitto.

Roma, Bologna, e ora Milano: la vita del duo si è da poco spostata nella metropoli, per lavorare a nuovi brani che andranno a formare il loro secondo album. Primo tassello milanese è Benzina, singolo uscito il 17 aprile, per Sugar Music.

Il brano testimonia una crescita e un mutamento rispetto ai primi suoni, allontanandosi anche dai due singoli usciti l’estate scorsa (Bolo Centrale e Sistema Solare). La penna è sempre quella di Troppoforte, ma gli orizzonti ora si sono ampliati: toccando sonorità urban, sembra che il duo stia uscendo dalla comfort-zone conquistata negli ultimi due anni.

Guarda qui il video di Benzina, nuovo singolo dei Viito

Subito dopo l’uscita del brano, abbiamo fatto una chiacchierata a distanza, in cui abbiamo ripercorso le tappe che hanno portato al nuovo capitolo nato con Benzina.

Nella prima domanda, concentrandomi sulle due città che hanno fatto da sfondo alle canzoni degli ultimi due anni, chiedo cosa porteranno di Roma e Bologna nella grande Milano: di Roma gli anni magici dell’Università, i quartieri nei quali siamo cresciuti e la poesia che si respirava in quella precarietà. Di Bolo il modo di accogliere senza fare domande, la spensieratezza di un po’ di sole sugli scalini di piazza maggiore e gli sguardi della gente che fissa il balcone di Lucio Dalla. Sicuramente, quindi, Milano segnerà un nuovo capitolo nella loro musica: siamo nomadi proprio perché vogliamo contaminarci, e non senza sacrifici.

Proprio su una Milano grigia si apre l’ultimo singolo, un inno a “tutte quelle volte in cui ti senti diverso”. La Benzina è quella che ha alimentato una storia finita troppo presto, nella quale niente è stato abbastanza per fermare il fuoco esploso improvvisamente:

Tra le droghe eri la migliore / Ma non bastava, ci siamo persi / Tra il dire e il fare tra i compromessi / E ora bruciamo come benzina / Dentro una foresta di città / Dentro questa stanza umida / Come si fa?

Accanto alla speranza (“Ti porterei su un’isola senza nessuno / Ti regalerei un viaggio nel nostro futuro”), la consapevolezza, nascosta ma ingombrante, che ci dice che ormai non c’è più niente da fare.

L’amarezza per la fine della storia si accompagna, però, alla voglia di rialzarsi. Così, il brano lega chiusura e apertura, in un cerchio, proseguendo quella dedica che tutti vorremmo sentire nelle nostre giornate no:

“Per tutte le volte che ti senti diverso / Per tutte le volte che hai sputato allo specchio / Per tutte le volte che ti senti depresso / Per tutte le volte che ti senti che hai perso / Per tutte le volte che hai rischiato lo stesso / Per tutte le volte che è passato un inverno / Per tutte le volte che non c’hanno scommesso.”

E contro tutti quelli che non ci avrebbero scommesso, due mesi fa, ad appena due anni dal loro album d’esordio, i Viito si sono esibiti sul palco del Festival di Sanremo, accanto a Junior Cally, che li ha scelti per la serata delle cover: quando Junior ci ha chiamati e ci ha chiesto disponibilità per Sanremo abbiamo detto subito sì. Quando ci ha detto che cantavamo “Vado al massimo” siamo andati a fare serata, eravamo eccitati solo al pensiero. Se ci avessero detto due anni fa che saremmo andati a Sanremo per cantare Vasco avremmo riso per la battuta. È stato bellissimo stare lì tutti e tre insieme. Viene spontaneo, a questo punto, chiedere allora quale potrebbe essere la loro scelta, per la serata delle cover e dei duetti, se nelle prossime edizioni dovessero partecipare alla gara: forse sarebbe bello fare “Il paese è reale” con Manuel Agnelli.

Viito
Messi da parte i ricordi sanremesi, torno a questa estate, quando li ho sentiti live a Oltre Festival a Bologna.

Ho visto i Viito vivere il palco in modo diverso e complementare. Ho pensato, ascoltandoli, che grazie alla grinta di Vito e al trasporto di Giuseppe le canzoni riuscissero ad emergere meglio dal vivo, trasmettendo una carica nuova. Dal loro punto di vista, il live: è la parte più bella di questo lavoro, la parte più vera, forse quella che sappiamo fare meglio. La viviamo come il prosieguo naturale della scrittura e della pubblicazione di dischi. Non siamo animali da social, ma da palco e questo crediamo dica molto di noi.

In questo momento, in cui i live sono stati posticipati a un futuro non definito, davanti alle proposte che stanno sorgendo, chiedo ai due musicisti la loro opinione in merito alla possibilità di continuare con festival e concerti in streaming, e cosa pensano guardando ai prossimi mesi: è difficile prevedere la risposta dei fan nell’ipotesi di fare tutto in streaming. I concerti sono una cosa di pancia e forse si rischia di perdere quell’emozione, ma non si può fermare l’arte.

A proposito di live da casa, il 24 marzo è stato pubblicato, sulla loro pagina Facebook, un video intimo e suggestivo, in cui i due artisti cantano Industria Porno sul balcone, sospesi su una città in pausa.

Chiedo allora, come stanno trascorrendo questi giorni di quarantena: ci alleniamo tutti i giorni, stiamo sul pezzo, non perdiamo il sorriso anche se basta accendere la tv per incupirsi. Passiamo il resto delle giornate registrando le nuove canzoni e cercando di eliminare il superfluo, di essere nel nostro piccolo, un po’ meglio di come eravamo quando correvamo chissà per dove.

L’ultima domanda è uno sguardo al futuro.

Di fronte alla grande aspettativa che il secondo album suscita nella carriera di ogni artista, e alla curiosità nata dopo l’ascolto di Benzina. Saluto Vito e Giuseppe chiedendo di darci un piccolo anticipo sul loro futuro artistico: “stiamo andando oltre le nostre zone di comfort. Abbiamo ucciso i nostri miti e i pregiudizi, cercando di mettere un megafono sui nostri mostri, sulla verità, in maniera diretta. Vi stupiremo”.

Chiara Grauso

Futura 1993 è il network creativo creato da Giorgia e Francesca che attraversa l’Italia per raccontarti la musica come nessun altro.

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