Gran parte dell’Italia si è accorta di lui solo dopo averlo notato sotto la luce dei riflettori del Festival di Sanremo, ma Rancore chiude rime dall’età di 14 anni e, per gli appassionati del genere, non è affatto una sorpresa. Ora che è stata annunciata la sua presenza al concertone del Primo Maggio a Roma, non possiamo non approfondire la sua conoscenza!

All’anagrafe Tarek Iurcich

Rancore è nato a Roma nel 1989 da padre croato e mamma egiziana e, assieme a Daniele Silvestri, con “Argentovivo” ha fatto incetta di premi (Premio della critica, Premio al miglior testo, Premio sala stampa) pur non essendo entrato nel podio di questa tanto chiacchierata edizione del Festival.
La sua presenza è stato un colpo di genio di Silvestri che, pur cavandosela benissimo anche da solo, ha voluto impreziosire il suo pezzo con la collaborazione del rapper e – ciliegina sulla torta – di Manuel Agnelli.

Una mossa che ha portato la meritata visibilità ad un artista che bazzica nel panorama underground da anni e si era già guadagnato la stima degli affezionati del settore. Rancore ha infatti all’attivo ben quattro album e numerose collaborazioni (Murubutu, Mezzosangue, Claver Gold, per citarne alcune). Con l’ultima sua fatica, “Musica per bambini” (Hermetic / Artist First), pubblicata la scorsa estate, sta attualmente girando l’Italia.

Ben lontano dal clichè del rapper attualmente in voga nel panorama italiano, a Rancore non interessa l’ostentazione ma, al contrario, esplora le zone d’ombra: le frequenta, ci resta, ne scrive. Non ci sono capi firmati, gioielli costosi, denti placcati o macchine di lusso nel suo universo, ma abissi dai quali si riemerge – quando va bene – annaspando, e labirinti nei quali è facile smarrire il senso di marcia.

Attraverso un abile utilizzo della lingua italiana (peculiarità da non dare per scontata al giorno d’oggi, ormai – ahimè – un surplus), la sua arma più efficace, Tarek ci offre un filo conduttore per uscirne, ci illustra il suo punto di vista attraverso l’analisi di un sistema -interno ed esterno all’individuo- che funziona a fatica e s’inceppa.

Hermetic rap

Lui lo definisce hermetic rap, si destreggia con maestria tra figure retoriche e incastri di parole, ci racconta di difficoltà nella comunicazione, di richieste d’aiuto inascoltate, del disagio che nasce dall’alienazione, dalla solitudine e dalla depressione. Non nasconde la sua disapprovazione nemmeno nei live, dove esorta più volte a riporre lo smartphone per godersi lo spettacolo (“una volta l’ho lanciato, e per fortuna sono anche riuscito a romperlo!”). Sul palco lo accompagna l’Orqestra, una band di tre elementi che ben si amalgama tra barre e punchlines dell’artista, mascherata da spaventapasseri di film horror, come a voler a simboleggiare la società e il marcio di essa, teatro prediletto delle sue rime.

Rancore interagisce e dialoga col suo pubblico, ricerca nel botta e risposta quel rapporto umano di cui spesso denuncia l’assenza nei suoi pezzi, provoca e punzecchia, seppur sempre bonariamente. Fa esplodere i fan più datati quando propone brani come S.U.N.S.H.I.N.E. e D.A.R.K.N.E.S.S., nati dalla collaborazione con il beatmaker Dj Myke, un sodalizio riuscitissimo che ha sicuramente costruito a Rancore un background solido e di tutto rispetto. Mentre le “nuove reclute” sono già affezionatissime a tracce dell’ultimo disco come “Sangue di drago”, potente metafora in stile fiabesco sui veri mostri che ci circondano o “Arlecchino”, nel quale i riferimenti letterali di ogni tipo si sprecano.

 

Ascolta qui “Musica per bambini” di Rancore

Piccola nota: tra i produttori di “Musica per bambini” figura un nome noto che garantisce un lavoro già notevole, ma aumenta l’hype per l’ascolto: Giancane. Non ci resta che attenderlo sul palco dell’imminente Concertone annuale.

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