La prima intervista a Blank

“Non è serata” esce il 31 maggio, per Platonica e UMA records, una produzione Aquadrop scritto da una bravissima Elena De Salvo, classe 1995, in arte Blank. È il suo primo singolo, e inaugura l’ingresso dell’artista nella scena urban italiana, con forte personalità e decisione.
Inserendosi tra la Trap e il Pop, Blank canta con un linguaggio semplice delle dinamiche ripetitive che le donne vivono tutti i giorni sulla loro pelle:

“Abbiamo già i nostri problemi / lascia che ti spieghi/ guadagniamo meno per lo stesso lavoro / le posizioni di rilievo le hanno tutte loro / perché se resti incinta, poi chi lavora / bada tu ai bambini a casa / accompagnali a scuola”

Il brano ribalta le posizioni maschiliste inserendosi proprio tra quei generi musicali che da sempre sono prerogativa degli uomini.

Partendo dall’assunto “a loro piace sentirsi dire sempre sì sì sì” apre un dialogo con l’altro sesso e porta a galla quelle situazioni che ogni ragazza, almeno una volta, ha vissuto in prima persona:

“Dice cucinami qualcosa, sì sì sì/ stira la camicia nuova, sì sì sì / fatti dare un bacetto, sì sì sì / però non esagerare col rossetto.”
“Non sembri una ragazza a modo / dici parolacce / ti vesti come quelle, ragazzacce / non c’è più pudore / cercate solo la nostra attenzione”.

Blank porta con decisione un po’ di freschezza nel contesto urban, inserendo un altro nome femminile in questa scena ancora troppo di stampo maschile, e lo fa con un brano importante e attuale. Con la firma di Aquadrop che ha lavorato, insieme all’artista, alla musica, il singolo non manca di nulla, ed è perfetto per risuonare in radio e nei nostri auricolari.

Vista la buona premessa, la curiosità per i prossimi pezzi è tanta. Nell’attesa, abbiamo deciso di rivolgere direttamente a lei qualche domanda, toccando vari temi: dalle sue origini alla differenza di genere, focalizzando l’attenzione in particolare sul contesto musicale e su questo genere, nel quale è riuscita ad inserirsi perfettamente.

Finalmente un nuovo nome femminile nella nuova scena italiana, in particolare quella urban. In primis vorrei chiederti, visto che ci vivi dentro, se secondo te questo è un mondo ancora tanto maschilista?

Dati alla mano, è un genere dove le artiste si contano sulle dita di una mano, quindi non posso che risponderti di sì. La motivazione, secondo me, è che il genere urban, che deriva dal mondo del rap, è sempre stato visto come un genere aggressivo, inadatto quindi alla donna, vista come “sesso debole”, ma perfetto per il “maschio alpha” che lo usa per affermarsi. Questi stereotipi hanno condizionato soprattutto le donne stesse, che sono rimaste escluse dal genere per lungo tempo credendo di non poterlo fare perché “è roba da uomini”. Vedo però che le cose stanno lentamente cambiando e che stanno emergendo nuovi nomi femminili nella scena, spero vivamente che il trend continui.

Sei nata a Messina e hai vissuto a Cosenza. Canti, nell’ultimo singolo, la differenza di genere con un linguaggio semplice ma allo stesso tempo senza essere scontata. Non voglio concentrarmi su Milano, ma sul sud Italia. Come è vissuto questo genere musicale a sud?

È un genere che sta prendendo piede molto anche giù, devo dire infatti che non noto grosse differenze a livello di ascolto tra Nord e Sud, soprattutto per quanto riguarda i giovani. Le differenze si notano a livello di scena musicale, tantissimi miei colleghi musicisti ed artisti si sono trasferiti qui a Milano per poter intraprendere una carriera, purtroppo la scena musicale al sud rimane limitata, soprattutto in Calabria.

Ci sono grandi donne che arrivano dalla Sicilia, dalla musica alla scrittura, fino al cinema. Qual è la tua figura femminile di riferimento?

Vivo in Calabria da quando avevo 3 anni, di conseguenza non sono stata contaminata dalla cultura siciliana e non posso dire di avere una specifica figura femminile di riferimento. L’Italia tutta è piena di donne coraggiose ed intraprendenti che si sono ritagliate un pezzo di storia, mi ispiro a loro, cercando di fare sempre meglio e di poter ispirare giovani donne a non avere paura di uscire dagli schemi.

Tempo fa in un articolo, Alice Oliveri (The Vision) sottolineò un paradosso nel mondo musicale indipendente, il quale parla della donna solo da un punto di vista maschile, e la rappresenta, quasi sempre, in mutande: dai testi fino ai video e le copertine degli album. Invece, nel tuo singolo, è la donna a parlare, zittisce l’uomo spiegandogli quali sono i problemi, e instaura così un dialogo con l’altro sesso. Tu come vedi questa tendenza presente in gran parte di questi brani? Sei d’accordo?

Penso che la musica sia prima di tutto libera espressione, gli artisti spesso rappresentano la donna dal punto di vista romantico e sensuale, non penso ci sia nulla di male. Con “Non è Serata” ho voluto portare una prospettiva nuova, per ricordare che oltre a questo c’è altro ed iniziare una conversazione che può nascere solo se c’è una donna ad iniziarla.

Blank
Ok, per ora basta con la differenza di genere. Dicci qualcosa sul tuo futuro prossimo. A cosa stai lavorando?

Ultimamente vivo un periodo molto stimolante dal punto di vista creativo, sto scrivendo molto. Lavoro duramente con il mio team (UMA Records e Platonica) per trasformare tutte le mie idee in realtà, anzi in musica, che spero di farvi sentire presto.

Questo è il tuo primo singolo e la tua carriera è freschissima. Vorrei che le persone avessero modo di conoscerti meglio. Raccontaci come nascono i tuoi pezzi.

Ogni pezzo nasce in maniera diversa. “Non è Serata”, per esempio, è nato su un volo Lamezia-Milano. Mentre ascoltavo una base mi è venuta l’idea per il primo verso “a loro piace sentirsi dire sempre si si si”, praticamente quando sono atterrata a Malpensa il testo del brano era pronto. Altre volte scrivo per sfogarmi, ad esempio quando ho una giornata no, oppure ho un overload di pensieri in testa. In quei casi devo necessariamente essere a casa al piano, possibilmente sola aggiungerei.

L’anno scorso ti sei trasferita a Milano, per terminare gli studi e dare vita al tuo progetto. Nel tuo singolo sento tanto i suoni della città e il mood urban. Si sentirà di più “il peso” della tua terra d’origine, che dal punto di vista musicale ha un’identità molto forte, nei prossimi pezzi?

Per il momento no. Mia madre è Canadese e mi ha sempre fatto ascoltare musica americana che è quella che ho sempre cantato e ballato da quando ero piccola. Attualmente l’ispirazione per i miei brani nasce dalla scena americana Trap/Soul (6LACK, Juice WRLD, blackbear, The Weeknd, Bryson Tiller) e da una parte dalla scena Trap/Rap italiana (Izi, Nayt, Gemitaiz), soprattutto a livello di sound e ritmica.

Chiudiamo parlando del tuo nome d’arte, Blank. Significa “vuoto”, “in bianco”, ed è perfetto per indicare un progetto nuovo che deve ancora prendere forma. Ora che il tuo primo singolo è uscito e questo progetto sta acquistando identità, ti chiederei di descrivere questo contenitore che si sta, lentamente, “definendo”. Cosa troviamo e cosa troveremo dentro Blank?

Sono molto contenta che il progetto Blank stia prendendo vita e che si stia pian piano “riempendo”, ma non voglio dare limiti alla mia creatività tentando di definirne a priori il contenuto. Blank è per me un modo per ricordare che le idee prendono forma gradualmente e che quella forma possono cambiarla in ogni momento. Staremo a vedere, per ora posso solo dire che troveremo molta musica.

Chiara Grauso

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