Sangue Misto, alle origini dell’Hip Hop italiano [pt. 2]

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I primi anni Novanta sono sul serio anni di tensione dal punto di vista politico e sociale: la crescita della Lega, gli strascichi di tangentopoli, le stragi della mafia nelle città d’arte, la formazione di Forza Italia. Il rap tutto questo lo racconta e lo combatte. Il movimento cresce sempre di più e sono molte le città protagoniste con piccole o grandi scene e artisti che le rappresentano. Addirittura una fanzine dedicata all’hip hop, dal nome Aelle, creata a Genova, in un garage da Claudio Brignole e cui collabora anche Paola Zukar, si sviluppa in rivista e arriva anche in edicola. Nonostante le differenze artistiche, musicali, di approccio e di visione, di fatto, tutti contribuiscono, intorno alla metà del decennio, alla cosiddetta Golden Age dell’hip hop in Italia.

Aelle
Dal punto di vista discografico forse mancano ancora dischi rap completamente in italiano e anche quelli cominciano ad arrivare.

Probabilmente i più importanti, per diversi motivi sono, Terra di Nessuno degli Assalti Frontali, Sfida al buio di Speaker Dee Mò, Verba Manent di Frankie HI-NRG MC (primo disco rap prodotto da una major), Curre Curre Guagliò dei 99 Posse, senza dimenticare il lavoro de Il Comitato di Milano, e i primi passi dei Colle der Fomento di Roma, con Danno, Masito e Piotta che si uniscono al produttore Ice One. Ma un disco che comincia a spostare l’asticella più in alto è La Rapadopa di Dj Gruff.

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Un album con molti ospiti che, oltre a imporre la crescita artistica di Gruff, ormai con un percorso decennale passato anche da Radical Stuff e Casino Royale, raccoglie nelle tracce quasi tutta la scena che poi sarà definita “Old School”. Neffa, Deda, Kaos One, Top Cat, Papa Ricky, Esa e la Pina degli Otierre, oltre a Giuliano Palma dei Casino Royale, sono spalmati in ben 26 tracce. Senza dimenticare che nella traccia che dà anche il nome al disco, “La Rapadopa”, di fatto c’è l’esordio dei Sangue Misto.

È un disco in cui Gruff mostra tutta la sua abilità di beatmaker, rapper e turntablist per la sua capacità di manipolare e creare suoni con mixer e giradischi. Gruff non insegue i suoni americani, crea un suo stile riconoscibile e apre orizzonti nuovi a molti che verranno dopo. A questo punto la scena è matura per cogliere la potenza dell’esordio dei Sangue Misto, e anche Deda, Neffa e Dj Gruff sono pronti al disco più importante della Golden Age del rap italiano.

Sangue Misto – SxM [Ascolta Qui]
Che cosa rende SxM il disco perfetto della Golden Age del rap italiano?

Difficile dirlo con certezza, ma di sicuro sono tanti i fattori che concorrono. Per esempio il talento indiscusso di Neffa, Deda e Gruff; in più il percorso artistico di ognuno di loro, il vissuto individuale che porta nel collettivo un ulteriore valore aggiunto sia di immaginario che di sonoro. SxM arriva in un momento in cui riesce a operare una sintesi tra le tematiche del rap delle Posse, da cui anche i Sangue Misto provengono, con il mondo più ampio dell’hip hop.

“Nel disco c’è un equilibrio perfetto tra la sensibilità a temi di attualità sociale e la celebrazione dello sballo da THC, inteso più che altro come via di fuga di fronte a certi problemi, un’isola felice per staccare dai giochi dei poteri forti, della politica e della malavita organizzata” Luca Gricinella

Si collocano nel conflitto sociale ma alleviano la rabbia con la rilassatezza del “fumo” e della musica, un po’ sulla lezione di Bob Marley, senza però mai rinunciare alla chiarezza e alla collocazione fuori dal sistema. “È Sangue Misto e non rispetta più il confine / Viene da dove era stato cacciato fuori come un cane”, come più volte scorre nel testo de Lo Straniero, probabilmente il testo e il brano sintesi dei Sangue Misto, con il ritornello cult “e la mia posizione è di straniero nella mia nazione” e passaggi testuali figli dell’approccio delle Posse

“Quando lo sbirro mi dà i pugni nella faccia / Per me lo stato è solo stato di minaccia /
Quando vedo il tunisino all′angolo che spaccia / La nera presi a schiaffi del magnaccia /
Io so che è tutto made in Italy perciò / Non chiedermi se canto Forza Italia o no”

Sangue Misto
E ancora

“È allarme rosso per le strade, non sei più al sicuro / Tu stavi chiuso in casa ed è crollato il muro /
Quindi adesso è tutto pronto per lo scontro / Con chi viene da fuori e non ci sta più dentro /
Quello che mi han dato da quando sono nato l’ho pagato / E ho visto ogni due anni una strage di stato /
È un rompicapo, ma dubbi sui mandanti non ne ho / Sono lo straniero questo è quel che so”

Nel brano Cani Sciolti, si chiarisce d’entrata un altro punto fermo del movimento hip hop delle origini, il rifiuto dell’eroina. “Vengo da una zona dove l′aria non è buona / Fumo la mia porra non mi pungo con la spada”. Come anche nell’inno alla legalizzazione La Porra: “Compro la mia stecca, non mi compro mai la busta” e in Fattanza BluFumo porre ma non faccio sniff”.

I Sangue Misto non rincorrono sonorità esistenti, ma sperimentano, “giocano” e inventano. Campionano suoni famosi, ne creano altri e ci intervengono su con maestria e originalità. Prendono con naturalezza, conoscendolo e parlandolo quotidianamente, uno slang bolognese particolare, nuovo, parlato nei loro ambienti, e lo portano nelle canzoni, creando così un solido ponte e una familiarità immediata con tanti loro coetanei, “Con la mia ballotta fumo porra in quantità”.

Leggi la terza e ultima parte di “Sangue Misto, all’origine dell’Hip Hop italiano” qui

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