Franco126 e una stanza tutta per sé

L’album da solista è sempre il più difficile nella carriera di un artista.

Non sono passati molti anni da quando Caparezza sentenziò che il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista. Senza nulla togliere alla nostra divinità pugliese, potremmo aggiungere una breve postilla al suo teorema: il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista, finché non arriva il primo disco da solista.

Niente di trascendentale. Non è difficile, infatti, immaginare quanto possa essere complesso per un autore rinnovare la narrazione di se stesso, passando dall’essere parte di un collettivo al rendersi fulcro di un progetto autonomo. È il caso del cantautore e rapper Franco 126, che voi forse ricorderete come secondo termine del celebre duo Carl Brave x Franco126, il quale appare agli utenti non aggiornati ancora una curiosa forma di moltiplicazione.

La moltiplicazione Carl Brave x Franco126

Ebbene, dopo un’operazione di sottrazione, Franco126 ha deciso – così come il suo collega e amico Carl Brave – di concentrarsi sulla propria carriera da solista e ha dato vita all’album “Stanza singola”, uscito il mese scorso per Bomba Dischi, con il prezioso tocco di Ceri nella produzione artistica e un featuring con Tommaso Paradiso.

Ti direi che sono qua per caso/ ma tanto lo sappiamo tutti e due/ e quando metto il caffè sopra al fuoco/ faccio ancora la moka per due/ e confondevo il mio respiro con il tuo, con il tuo/ il mio sorriso con il tuo, con il tuo/ Io che aspettavo e non me l’aspettavo/ stammi vicino e tienimi lontano

In un tempo piccolo.

Franco126

La voce asciutta, lo stile minimale e il racconto delle piccole cose riportano Franco126 in una dimensione intimistica, autoriflessiva, melanconica. Il luogo di questi brani non è più solo la Roma di Polaroid, ma anche la memoria di chi compone: quegli atti mancati, che mancano di ricordare la loro origine; le voci che riemergono dal passato; il nostro dialogo balbuziente con noi stessi. Qualcuno si è sbilanciato e ha inneggiato a un nuovo Franco Califano. Probabilmente perché anche il suo presunto erede è riuscito a ricreare quella delicata intimità che ci lega ai dettagli quotidiani. E lo ha fatto in un tempo piccolo.

Lo capivo dai dettagli da come guidavi/ da come tenevi la spesa/ da come giravi per casa nuda/ da cosa ordinavi per cena/ Lo capivo dagli sguardi, dai piedi gelati, da come fissavi la luna/ lo capivo in ogni momento/ e lo capisco ancora adesso 

Non mancano inoltre le tipiche tracce della semantica ItPop tradizionale: cucina etnica, scene di vita ordinaria, frammenti interdetti di discorso amoroso. Segno del fatto che questo album non si distanzia dai linguaggi e dalle immagini dell’universo indie contemporaneo. Dopotutto, anche Franco126 ama andare a mangiare all’all you can eat e ordinare qualche grammo della più celebre droga cinese: le nuvole di drago. 

Con il mondo che crolla e noi due mano nella mano/ Su un cielo di salsa di soia e nuvole di drago

Una stanza tutta per sé.

La pioggia bussa contro il finestrino/ E noi a discutere di niente fino a far mattino/ Ricordi, appannavamo i vetri col respiro/ Te ne vai di già?/ Le foglie morte otturano il tombino/ E come al solito mi contraddico di continuo

Oscillando tra i ricordi di un amico scomparso (il compagno di crew Gordo), le orme di amori dissolti e un po’ di poetica e laconica saudade italiana, Franco 126 disegna le linee di un album autentico e misurato. L’immagine chiave del disco, ovvero l’artista seduto da solo sul letto di una camera d’albergo, rievoca l’idea che la riflessione sia il luogo in cui viene inscenato il dramma della quotidianità. Un’unità di spazio che non corrisponde a quell’unità di tempo, che invece si frantuma in infiniti istanti. In connessioni quasi sempre sincere tra il passato e il presente.

Virginia Woolf non si offenderà se prenderemo in prestito il titolo di un suo celebre saggio, per dire che alle volte tutto ciò che ci serve è una stanza tutta per sé.

Foto in copertina di Beatrice Chima

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