Caponetti: “Maddai” racconta in modo schietto i drammi della quotidianità

Se un giorno qualcuno vi chiedesse di descrivere le emozioni e i pensieri che vi tormentano ogni giorno, ci riuscireste? I pensieri cambiano a seconda del nostro status mentale e in base a quello che stiamo vivendo. A volte quella che può sembrare la più semplice delle cose è quella che ci tormenta maggiormente. Caponetti ha fatto questo al suo album d’esordio Maddai, uscito lo scorso 25 settembre per Carosello Records. In cinque brani racconta con schiettezza i piccoli e i grandi drammi del quotidiano.

Classe 1989, inizia a suonare la chitarra a 10 anni e a 17 continua gli studi a Fiesole presso l’accademia musicale Lizard. Negli anni esplora l’Europa anche se alla fine, ritorna nel nostro belpaese. Dopo anni in giro in ogni dove, pubblica il suo primo EP. In cinque brani Caponetti parla di un suo breve viaggio interiore. Parte dall’isolamento, passa per l’amore e ritorna, seppur in modo più maturo, da dove è partito: alla solitudine. Caponetti con Maddai ha creato un cocktail mischiando elementi di élite con elementi mainstream. Passa dagli oroscopi a Star Wars, dalla religione alla serie B. Così facendo mette in luce le contraddizioni moderne che ci accompagnano tutti i giorni e con cui siamo costretti a conviverci.

La scrittura di Caponetti oltre ad essere giovane e fresca, è traumaturgica: il suo vissuto è la sua fonte d’ispirazione maggiore. Ciò che ha dato un pizzico in più all’album sono le esperienze di vita che si porta dietro. L’esperienza in giro per l’ Europa gli ha permesso di creare un baule ricco di ricordi e di storie che aspettano solo di essere raccontate. Come ce lo immaginiamo Claudio? Lo immaginiamo come il ragazzo della porta accanto: silenzioso, dolce, ma allo stesso tempo rumoroso e con tanta voglia di urlare al mondo di esserci.

La sua filosofia è ben visibile dalla copertina dell’album. Si dice che non bisogna giudicare un libro dalla copertina ma, in questo caso, sembra essere il contrario. Caponetti mette in luce la bellezza dei contrasti e di come due elementi, apparentemente diversi, possono stare bene insieme.

Maddai è un album che suona bene non solo per il concept, ma anche per i vari riferimenti musicali. Ad esempio nei brani Ascoli FC vi è un chiaro tributo ai Beatles e a Elton John o nella malinconica Solo che ricorda le ballad degli Oasis. Qualche giorno fa abbiamo fatto quattro chiacchiere con Claudio e tra musica, giorni sfigati e NOLO, ci ha raccontato qualcosa della sua vita.

Ciao Claudio Caponetti! Ho ascoltato il tuo album (molto bello, complimenti). In questo si sente in cinque brani vengono racchiusi 5 fasi interiori: dall’isolamento, alla pienezza data dall’amore, fino a un nuovo isolamento. Secondo te, perché gli artisti di oggi scrivono, per la maggiore, canzoni tristi?

Intanto grazie, purtroppo non so perché gli artisti scrivano canzoni tristi però Tenco diceva, parafrasandolo un po’, che quando una persona è felice o innamorata magari esce, si diverte, e non scrive canzoni. Beh, ci sta.

Dici di vivere a NOLO e che questa zona è una delle tue fonti di ispirazione. Che vicino di casa sei? Il classico bravo ragazzo che quando suona chiede il permesso oppure rumoroso e odiato da tutti?

Sono rumoroso ma non odiato, almeno credo.

Su Instagram parli di un giorno particolare per te: il 15 maggio. Per te questa data è stata simbolo di tragedie e di eventi non tanto piacevoli. Quest’anno, però, il 15 maggio hai festeggiato il mesiversario dall’uscita di Google Maps, il tuo brano più ascoltato su Spotify. Non pensi sia il caso di rivalutare questo giorno?

Si, lo sto rivalutando, di solito lo passo immobile in casa ma il prossimo anno proverò ad uscire e fare cose, ma starò molto attento.

Secondo te, quale artista di oggi merita di essere ascoltato?

Bella domanda, su due piedi ti direi Caponetti ma sarebbe davvero presuntuoso! Comunque l’altro giorno ho ascoltato per caso una canzone che si chiama Ti amo piano bar di Amalfitano e mi è piaciuta tantissimo, ti direi lui.

Hai girato l’Europa e alla fine sei ritornato in Italia. Cosa ti ha fatto cambiare idea?

Perché all’inizio le canzoni le scrivevo in inglese ma ad un certo punto mi è sembrato stupido continuare a farlo, non era la mia lingua ed ero impacciato nell’esprimere concetti un po’ più elaborati. E poi, last but not least, perché è bello vivere qua.

Se dovessi descrivere Maddai in cinque parole, quali useresti?

Invito a lasciarsi andare. Ne ho usata anche una in meno.

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