Secret Show sul Doss Trento: per Poplar non esiste l’impossibile [Gallery]

Correva l’anno 2018 e, in una calda serata di giugno, più di 100 giovani si riversarono al Poplar Secret Show, nel chiostro degli Agostiniani in via San Marco. Un posto che, a chi non conosce la città di Trento, dirà poco o niente. Così come poco o niente è anche quello che gli organizzatori dell’evento in questione rivelarono prima dell’appuntamento stesso. La location venne resa nota soltanto qualche giorno prima, mentre la line up dello show fu svelata la sera stessa, ai presenti. Fra tutti, in quella calda sera di giugno, un Riccardo Zanotti che ancora non era stato a Sanremo insieme ai suoi Pinguini.

Foto di Emma Bonvecchio
Nessuno avrebbe mai scommesso molto su un concerto segreto.

Un vero e proprio appuntamento al buio, di fronte al quale potrebbe spesso accadere che l’incertezza vinca sulla curiosità e la titubanza porti all’abbandono, al disinteresse. Quei 100 giovani al chiostro di via San Marco, però, dimostrarono esattamente il contrario. E così – tre anni, una pandemia globale e tre edizioni di Poplar più tardi – siamo ancora qui. A parlare di qualcosa di analogo, ma più in grande.

Foto di Edoardo Meneghini
Corre infatti l’anno 2021, ma la calda serata in questione non si svolge più ai primi di giugno, bensì in pieno luglio.

Per la precisione, il 10 luglio scorso, vigilia di una finale europea che già di per sé stava galvanizzando menti e cuori di tutti quanti. Ecco allora che, in questa calda sera di luglio, 1000 giovani hanno scommesso sulla medesima cosa di tre anni fa: la segretezza di un appuntamento al buio. Per contenere un numero così – la stessa cifra del 2018 ma moltiplicata per dieci – un chiostro non è stato sufficiente, tenendo anche conto degli altrettanti 1000 accorgimenti anti-contagio da mettere in atto. Ci è voluto allora uno spazio più grande, maestoso e simbolico, per sancire la ripresa di una musica dal vivo così ferocemente ferita.

Foto di Emanuele Nardi
Va da sé che, a Trento, il posto più simbolico coincida anche con quello più grande e maestoso.

Come il mausoleo dedicato a Cesare Battisti, l’irredentista trentino: un monumento che sorge appunto sul Doss Trento, collina prospiciente l’intera città. C’è da dire anzitutto che l’irredentismo ha caratterizzato un po’ tutta l’organizzazione di Poplar, dai volontari al servizio bar. Un irredentismo inteso come riscatto da una dominazione. Nella fattispecie, quella del covid e di un “anno incredibilmente difficile”, per rubare le parole di Frah Quintale.

Eccolo svelato allora il segreto al quale tutti si sono prestati. Eccoli i tre artisti che, a scatola chiusa, hanno animato la serata. Stiamo parlando del già citato Frah Quintale, del promettente Giuse The Lizia e della straordinaria Joan Thiele.

Foto di Emanuele Nardi

“Quanto sono felice di essere qui, a suonare per voi” ha esclamato quest’ultima, prima di esibirsi. Grosse trecce sbarazzine e una saudade, che traspariva già dall’eleganza nostalgica del suo vestito nero, confermata poi da una voce soave ed intensa, a raccogliere e cantare il lavoro artistico degli ultimi anni. Prima di lei l’irriverente Giuse The Lizia, una delle ultime perle del vivaio Maciste Dischi, a metà fra cantautore sfacciato e rapper dandy.

Foto di Emanuele Nardi

“Ragazzi, sarà la terza volta che mi esibisco di fronte ad un pubblico, non ci sto capendo niente” ha dichiarato. Un esordio surreale e bellissimo, la responsabilità e l’onore di farsi conoscere da 1000 persone che nemmeno erano a conoscenza di ciò che sarebbe venuto dopo. Un talento assolutamente da tenere d’occhio.

Ed infine lui: Frah Quintale, nella tappa inedita del suo tour estivo con Banzai.

Proprio affiancato da Ceri, produttore trentino, Frah Quintale ha mosso i suoi primi passi da solista, ormai nel lontano 2016, pubblicando l’EP 2004. “L’ultima volta che sono stato qui a Trento eravamo una cinquantina di persone credo” ha detto, visibilmente elettrizzato, ai mille spettatori della serata.

Foto di Emma Bonvecchio

Questo Poplar Secret Show è però soltanto un assaggio rispetto a ciò che ci attende in autunno, a settembre, quando l’ormai classica tre giorni del Poplar Festival animerà la città, con musica dal vivo ed eventi culturali. Dopo la suggestiva esperienza del 2020, caratterizzata da capienze ridotte e location d’eccezione (Terrazza di Sardagna, Castello del Buonconsiglio, Muse, Gallerie di Piedicastello), Poplar ha dunque voluto perseguire ancora una volta l’obiettivo di trasformare in palcoscenico luoghi spettacolari ed inesplorati di Trento: quest’anno, per l’appunto, il Doss.

Si racconta che, nel corso dei lavori per la costruzione della strada che raggiunge il colle, fu realizzata sulla sua parete occidentale una scritta nella roccia. Il tutto grazie ad un ingegnoso ponte mobile sospeso, su cui degli scalpellini scolpirono a mano ciascuna lettera, alta un metro e venti. La frase finale recita quanto segue: “Per gli alpini non esiste l’impossibile”.

Ricordando le 100 persone presenti nel 2018 al chiostro degli Agostiniani e avendone ammirate altre 1000 di nuovo felici nell’entusiasmo di un concerto, senza peraltro saperne nulla, è decisamente automatico pensare che l’impossibile non esista nemmeno per i ragazzi di Poplar. E neanche con una pandemia in corso. Chapeau!

Foto di Giorgia Dal Molin
Immagine in copertina di Emma Bonvecchio

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