Eman. Il segreto per fare musica è vivere

L’ultima linea di resistenza è fare bene le cose.” Ho pensato a questa frase di Elio Petri, regista e sceneggiatore, mentre intervistavo Emanuele Aceto, alias Eman, cantante di origini calabresi che vive ormai da sette anni a Milano, per amore. Vi lascio leggere l’intervista per scoprire di chi.

Sarei comunque ingiusta se non ammettessi che a Eman mi legano ragioni affettive che sono proprie del rapporto che si instaura tra chi fa musica (lui) e chi ascolta (noi). Una comunanza fatta di ragioni e sentimenti quelli che ti legano irrimediabilmente al posto che ti ha visto crescere, sbagliare e sognare e la consapevolezza mista a disillusione che per dare forma alle proprie aspirazioni bisogna stringersi le spalle e salutare i monti, salutare il mare e salpare in altri lidi in cui paradossalmente il mare non c’è.

Poco importa perché Eman ha pubblicato un EP (Distratto), sta per partire con un tour da Milano ma Eman era bravo pure prima. Era bravo perché il suo sogno se l’è costruito a Catanzaro, cantando in dialetto e facendolo bene, suonando dappertutto, mettendoci il coraggio di fare musica in un contesto nel quale essere un “artista” è una cosa per pochi, gli strani, i pazzi.

Ma lui è competente, sa suonare, ha una vocalità possente, un timbro caldo, gli occhi chiari e i ricci di Caparezza che nel tragitto Calabria Puglia si sono schiariti e sono diventati biondi.

Difficile collocarlo in un genere, data la sua capacità di saper unire in un oltre un decennio di attività, abilità generi e sonorità diverse, mescolando con maestria il pop con la musica d’autore, il reggae con l’elettro rock.

Io personalmente non vedo l’ora di andare a sentirlo live. Ecco quello che ci siamo detti.

Eman – Distratto [Ascolta qui]
Ci racconti come hai cominciato a fare musica e cosa significa fare musica in Calabria?

Ho cominciato come cominciano un po’ tutti. Sai quando sei piccolo e impari ad usare uno strumento poi formi i primi gruppi le prime band. Fin da subito, fin da quando ho cominciato a suonare, mi veniva abbastanza spontaneo, era quasi naturale, aggiungere alla melodia delle parole, delle cose che avevo da dire, anche se banali perché ero piccolissimo. Ho iniziato come tutti: imitavo il chitarrista famoso, sai quando ti capita di suonare l’idolo di turno e fingere di essere lui.

In verità mi sono accorto che era semplicemente una voglia di esprimermi. Poi farlo in Calabria è dura, sarebbe innegabile dirlo. Sia per i numeri che sono più bassi e quindi i locali che propongono musica sono pochi. Credo che l’unico forse sia il “Mood” a Cosenza, quindi pensa un po’. È difficile anche solo che si crei una scena che faccia incontrare i vari artisti.

Quando hai capito che era il momento di lasciare la tua terra?

Non l’ho lasciata per la musica perché ho costruito tutto in Calabria. Sono andato via quando ero già diventato Eman e cominciavo ad essere conosciuto. Sono andato via solo perché mi ritrovavo a fare spola tra Milano e giù, tra Roma e giù. Ho pensato di star fuori un paio d’anni per conoscere persone, crearmi un gruppo di lavoro.

Poi mi sono innamorato, non di Milano ma di una calabrese che ho conosciuto durante un tour a Padova e lei ora insegna lì scrive anche lei e siamo rimasti lì. Ma non ti negherò che ogni giorno sogno di ritornare giù, anche se può sembrarti una follia.

Cosa significa per te suonare al di fuori dei luoghi che ti hanno visto nascere e crescere?

Per me rappresenta una sorta di raggiungimento. Quando ciò che fai non è circoscritto ad un luogo e diventa una cosa più ampia, diventa sicuramente un po’ di pane per il tuo orgoglio. Sono contento sicuramente che ciò che dico trascende la geografia e non è solo figlio di casa mia.

Qual è ad oggi la tua più grande soddisfazione?

Ti direi mia figlia ma sarebbe banalizzarla. Quello che più forse mi inorgoglisce è il fatto di essere riconosciuto come artista, per me che sono molto severo con me stesso, significa tanto, quasi tutto.

Cosa dobbiamo aspettarci da questo tour?

Il tour nei club sarà qualcosa di diverso rispetto al solito perché ci sarà una formazione nuova, con la batteria e faremo anche dei brani nuovi. Ho questo vizio di pubblicare i brani ancor prima che siano rilasciati. Quindi preparati perché ci sarà qualche anteprima.

Eman
Una domanda che forse puoi aspettarti: che ne pensi di Aiello e Brunori?

Ho molta stima di Dario in particolare perché amo il cantautorato. Così come di Aiello perché ho stima di chi non ha limiti, anzi sono contento del fatto che c’è una varietà di artisti. Se pensi che in Calabria siamo un milione e 800 mila abitanti. Mi viene in mente anche Luigi Strangis, è bello ed è importante.

Qual è stato il momento in cui hai compreso che la tua carriera era ad un momento di svolta?

Quando mi sono accorto che le persone hanno iniziato a cantare le mie canzoni, senza che fossero disponibili su internet. E non era neanche il periodo dei telefonini, perché la gente era abituata all’ascolto. E lì ho compreso che la musica era ciò che volevo fare. Diciamo che non hai consapevolezza finché non hai una prova a tuo favore, il momento X, diciamo così.

Se dovessi scegliere una canzone che ti rappresenti al meglio?

Sicuramente Amen è la canzone che mi ha permesso di connettermi di più con il pubblico. È come se ad un certo punto con questa canzone avessi detto: io sono come voi. È nato di getto, e spiega che sono una persona che scrive canzoni ma che vive e prova quello che provano tutti gli altri, non a caso, lo dico nel testo in una delle frasi che mi rappresenta di più.

Emanuele Aceto vive, scrive e canta. Tanto basta. È la tua descrizione su Spotify. Che provocazione si cela dietro a questa frase?

Semplicemente che per scrivere devo vivere e quindi mi occupo di questo. Ad un certo punto ho capito che i social ti portano a far sembrare vita quella che è apparenza. Mentre il segreto per me è vivere. Io non devo condividere per forza il mio essere, io devo farti compagnia. E devo avere la fortuna di condividere delle emozioni ed esperienze in cui tu possa rivederti. E quindi quando sono lì con te, nella tua stanza, io devo solo stare con te, condividere quel momento e dirti delle cose che a te interessano.

Non ti devo mostrare le foto dei gattini o di mia figlia. La cosa più social che puoi fare è fare bene il tuo. E questo richiede impegno, sacrificio. Essere felici, creare la propria famiglia è faticoso ma dalla fatica nasce quel senso di soddisfazione, appagamento.

Nella canzone “Il matto” parli del tuo rapporto con l’estate che poi sembra più una grande metafora che si rifà al concetto di moda. Puoi approfondircelo?

Sono affascinato dalla moda dal punto di vista estetico. Ma le mode come ben sai sono tante. Anche giù vedo gente che si fa le foto con la macchina figa o che affitta la barca. C’è anche una battuta che è più oscura che rimanda a questa tendenza a esprimersi parlando di donna mia o donna tua, che vuole essere una critica a questo concetto di relazione d’amore che deve necessariamente includere l’idea di possesso. Io chiaramente la rifiuto fermamente, così come odio l’ostentazione della bella macchina, della bella vita e di tutte le dinamiche che cito nel brano.

Qual è il cambiamento culturale che attende città come Catanzaro per dare la possibilità agli artisti che si vogliono lanciare nella carriera musicale?

Penso che le difficoltà oggettive ci saranno sempre a livello anche territoriale e penso che qualsiasi neoumanesimo parta dalla cultura. Dunque, credo che se Catanzaro vuole diventare un polo di riferimento per gli artisti, deve abbracciare assolutamente questo ambito culturale. L’associazione “Pulia Sound” che è un’associazione politica in fondo ha dato vita ad un punto di riferimento per salentini e pugliesi che è stata fondamentale.

A livello diciamo così fisiologico avverrà sempre che ci saranno artisti che si vorranno spostare per vedere come funziona il mondo ma bisogna creare le basi, le scuole di musica le associazioni che mostrino quanto è bello suonare dal vivo ma questo penso che valga per tutte le forme d’arte. Ovvero cibarsi di cultura è l’unico modo per crescere e cambiare, ne sono convinto.

Eman in tour

Date del tour

11 gennaio – Arci Bellezza (Milano)

12 gennaio – Cap 10100 (Torino)

13 gennaio – Locomotiv (Bologna)

18 gennaio – Monk (Roma)

19 gennaio – Mood Social Club (Cosenza)

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