Galeffi tra tour, amore e musica: come Scudetto mi ha cambiato la vita

Quel ramo del lago di Como deve averne viste parecchie. Noi di Futura 1993 non c’eravamo mai state e ammetto che ne siamo rimaste davvero affascinate. Wow Music Festival si è tenuto proprio lì sulla riva del lago, accanto al Tempio Voltiano: una lochesciòn meravigliosa per un evento unico.

Tra i succulenti nomi della line up del festival c’era anche Galeffi, che abbiamo intervistato per l’occasione.
Cappello, maglietta a righe, si sistema gli occhiali mentre parla, gesticola e per un attimo sembra davvero Harry Potter, come dice in uno dei suoi pezzi.
Abbiamo fatto quattro chiacchiere a proposito di lui e di questo primo disco, Scudetto, che gli ha cambiato un po’ la vita. Un disco fresco e pieno di contraddizioni uscito quest’anno per Maciste Dischi. Ci ha raccontato un sacco di cose – forse troppe: del faticoso ma appagante tour che lo sta portando in giro per l’Italia e all’estero (!) insieme a Magellano Concerti, del suo pubblico, della sue tormentate relazioni e… beh insomma, ecco tutto quel che ci ha detto.

Sfoglia tutte le analogiche su Futura 1993! Foto di Giorgia Salerno


Come sta andando questo tour con Magellano? Sappiamo che hai fatto delle date anche all’estero!

All’estero sono andate bene, ne abbiamo fatte tre e ne faremo un’altra a Budapest quest’estate. Siamo stati a Parigi, Londra e Bruxelles… è stato molto figo e stancante perché abbiamo fatto tre date in tre giorni, quindi aereo, aereo, aereo.

Non hai fatto il turista per niente, vero?

No, non c’era proprio tempo, non potevo neanche dormire. Il terzo giorno a Bruxelles ero un attimo provato! Eravamo io e il mio chitarrista, piano, chitarra e voce. Eravamo un duo, per ottimizzare anche i viaggi in aereo con gli strumenti che sono davvero pesanti, al di là dei costi.

Raccontaci, il pubblico all’estero com’è?

Allora… è stato assurdo. Tra tutte e tre le date, Londra è quella che è andata meno bene, anche se comunque è andata, dai… però a Parigi e Bruxelles erano stracolmi i locali, ovviamente c’erano anche italiani, impazziti completamente, tutti a cantare. Non me lo aspettavo. Tornare in Italia è più sereno… anche come tipo di approccio nel viaggio, anche se in realtà oggi per venire qui a Como abbiamo fatto nove ore di furgone, partendo stamattina alle sette da Roma, dove vivo.

Oltre alle date all’estero, qual è una data italiana che ti è rimasta nel cuore?

Il Mi Ami. E’ stato un sacco bello, c’era tanta gente e la risposta del pubblico è stata davvero assurda. Era bello il contesto: tanti palchi, tanti artisti, quindi era tutto molto familiare.

Beh essere chiamati al Mi Ami è un po’ un riconoscimento, no?

Si, anche se io a queste cose non ci penso. Poi era la prima volta che andavo al Mi Ami! Ero lì sia come cantante che come pubblico quindi e devo dire che è stato davvero forte come impatto, non volevo più andare via dal palco.

E del palco del Primo Maggio che ci dici? Sei stato davvero ovunque ormai!

Guarda, là non vedevo l’ora di andare via. E’ andata bene però c’erano stati un po’ di problemi tecnici perché lì non fai il sound-check: si è in 50 e hai 5 minuti per ognuno quindi ovviamente non senti niente, fai tutto un po’ a cazzo. Però c’era così tanta gente che non ho dormito per due o tre giorni!

Beh questa vita da tour ora come te la vivi? Sei uno un po’ ansioso o “come va va”?

All’inizio si, ti parlo proprio di dicembre quando è iniziato il tour. Le prime dieci date un po’ si, stavo lì preoccupato e con l’ansia. Adesso no, un po’ perché ormai le cose stanno andando bene, un po’ perché mi sono abituato. In realtà mi manca però quell’ansietta… specialmente adesso. Certe volte, tipo oggi, vorrei quasi andare a dormire… e invece devi forzare per fare il concerto perché comunque la gente è venuta. Quindi prima magari stavi così assatanato che non sentivi né stanchezza né fame, niente.

Questo è il tuo primo disco, da quanto tempo avevi questo sogno?

Beh un po’ è capitato e un po’ me lo sono cercato perché questo disco in realtà l’ho scritto quasi tre anni fa, ormai. C’avevo 24 anni ed ero in un periodo in cui la musica non la vedevo come un’ambizione, era più un hobby. Comunque lavoravo, avevo la mia vita, i miei soldini.

Che lavoro facevi?

Facevo il giornalista la mattina, è da 5/6 anni che ho il patentino. Ho iniziato a scrivere di robe artistiche, cinema, recensioni, concerti, mostre… Poi sono passato al giornalismo sportivo e quindi ero inviato per delle testate giornalistiche di quel settore.

Scrivevi anche di cinema quindi! Qual è il tuo film preferito?

Il mio film preferito in assoluto non te lo so dire. Ultimamente “Taxidermia”, un film di un regista… credo bulgaro. Eh (ride) è un film un po’ strano.

Il tuo disco ha riscosso subito un grande successo: ho letto che dopo soli 6 giorni dall’uscita c’è stato il tuo primo live che è andato immediatamente sold out. Come l’hai vissuta?

In realtà io me lo aspettavo… nel senso, non me lo aspettavo scaramanticamente, però me lo aspettavo perché comunque a Roma ormai era un annetto e mezzo che suonavamo queste canzoni, ero sempre insieme al mio chitarrista. Chitarra e voce, anche se non c’era nessun tipo di ambizione. Lui faceva l’avvocato, io facevo il giornalista.

Come noi! E poi che è successo?

(Ride) si! Lui suonava con me in tutti i gruppi che ho avuto, quindi me lo sono sempre portato dietro, ma era una cosa che ormai… boh, lui aveva 30 anni io 26 e quindi lì per lì non ci stavo pensando. Una volta ogni tanto suonavamo a Roma e senza che fosse uscito nulla online vedevo che la gente mi scriveva su Facebook, quindi mi sono dovuto aprire Instagram e ho iniziato a capire un po’ la mossa. I fan aumentavano, mi scrivevano e abbiamo continuato per vedere cosa succedeva. E’ stata tutta una cosa casuale e graduale, poi ad un certo punto eravamo arrivati a fare a Roma 350 persone senza disco con la gente che sapeva le canzoni a memoria, e quindi a quel punto tutte le etichette d’Italia mi hanno scritto e allora ho detto “Ok allora mollo il lavoro”.

E come mai la scelta è ricaduta proprio su Maciste Dischi alla fine?

Perché tendenzialmente secondo me era l’etichetta che prima di tutto mi faceva uscire nel momento giusto, dopo l’estate, con calma e senza fare le robe di fretta… e poi era l’etichetta più libera, cioè meno caotica. Magari Bomba (Bomba Dischi, ndr) ha mille artisti, 42Records altri mille, Carosello ecc. Maciste stava emergendo e ne aveva due oltre me, quindi con Maciste ho detto “se devo spartirmi la torta la devo spartire solo con due persone” altrimenti me la dovevo spartire con altri venti!

Ti vediamo sempre sul palco con il cappello e l’occhiale, sembra una sorta di schermo. E’ così che la vivi tu o in realtà è semplicemente una cosa che ti viene naturale fare?

Allora gli occhiali li uso perché se no non ci vedo (ride). Le lenti le mettevo prima, però poi mi facevano troppo male gli occhi e allora ho detto pace, meglio gli occhiali. Il cappello porta fortuna. Certe volte cambio cappello magari, però adesso mi piace questo.

Con chi ti piacerebbe collaborare?

In generale con Cremonini, anche se purtroppo non sono andato a vederlo dal vivo quest’anno perché stavo in tour.

Qual è la tua canzone che faresti ascoltare per prima ad una persona che non ti conosce per niente?

L’ultima che ho scritto… che non sta nel disco.

Qual è?

Non si può dire.

Dai! Solo il titolo.

Ancora non ha titolo, lo decido alla fine. Posso dirti che parla d’amore… più o meno come tutte e come tutti.

A proposito di amore, vogliamo sapere chi è che ha ispirato questo disco.

Il disco è nato con la nascita di una storia d’amore, quindi quasi 3 anni fa… e poi questa storia d’amore ha avuto un terremoto, di recente…

Tettonica a placche?

(Ride) si, diciamo che adesso le falde si stanno smuovendo…  ma non si sa se dividersi del tutto o riassestarsi.

Dev’essere difficile però adesso, visto che sei sempre in giro.

Beh si, però stiamo parlando di una cosa più alta della quotidianità, dai.

Come vivi questa vita che dal giorno alla notte è cambiata in ritmi, routine e tutto?

Più che altro stai un po’ sfasato perché comunque non torni più a casa, nel senso che stai fuori dal giovedì alla domenica e quei tre giorni che stai a Roma comunque vuoi vedere l’amichetto, la pischella e tendenzialmente il primo giorno vuoi stare a letto… quindi comunque è come se non avessi più una realtà. Non sai più se la realtà è questa del tour, quindi i furgoni, poche ore di sonno, alcolici, donne, notte tardi e cose così… oppure se la realtà è l’altra, quella che vivi meno, quella casalinga in cui stai a casa, porti fuori il cane, stai con i tuoi.

Come donne?! Cosa combini?

(Ride). Eh c’è stato un terremoto comunque eh, per questo dicevo!

Hai un cane? Come si chiama?

Non guardi bene Instagram allora, allora qua stai a fa’ la coattella, la giornalista che non studia a dovere eh. Tutte le mie stories sono con il mio cane!

Non ti conviene dirmi queste cose sai, mi sa che ci rivedremo spesso durante il tour con Futura 1993. Anzi, dimmelo tu: dove sarai quest’estate?

Vero, vero, come voi anche io sarò al Mish Mash Festival in Sicilia e al Color Festival in Calabria.

Ma torniamo al brano che non è stato inserito nel disco, non pensare che mi sia dimenticata…

Ce ne sono tanti. Questo disco l’ho scritto tre anni fa. A breve uscirà, da quello che ho capito, ne stavo parlando con il manager (Antonio Sarubbi, ndr) poco fa. L’idea è di far uscire l’ultima che avevo tenuto fuori dal disco e che ho scritto in quel periodo lì, che è una canzone estiva che io non volevo neanche far uscire, però in realtà è carina… insomma quindi stanno ragionando sul farla uscire o no adesso. Ne ho scritte delle altre, qualcuna la terrò, qualcun’altra la butterò.

E stai scrivendo adesso?

Adesso non tanto perché sto sempre in tour, però ogni tanto quando posso si. Mi fermerò a settembre, metà settembre, mi riposerò un po’ finalmente, ma non so per quanto.

di Giorgia Salerno
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