Guida all’ascolto di “Illusion”, il nuovo disco di Edda

Arrivare al sesto album è un bel traguardo, se poi a raggiungere questo traguardo è un certo Edda (al secolo Stefano Rampoldi), allora si può inserire tra gli avvenimenti musicali più degni di nota dei nostri giorni. “Illusion” racchiude undici brani e nasce dal sodalizio artistico con Gianni Maroccolo (Litfiba, CCCP, CSI, PGR, Marlene Kuntz, Deproducers), una delle più importanti figure di riferimento nel rock italiano.

Si fa veramente fatica a descrivere questo lavoro, in primis perché esce dagli schemi che siamo abituati a conoscere, e poi perché la voce di Edda è qualcosa di unico e irripetibile, né assimilabile né omologabile a quello che c’è sul mercato attuale. La sensazione è quella di leggere un libro, dopo qualche capitolo hai capito la trama, poi volti pagina e la storia cambia del tutto.

Così capitolo dopo capitolo, “Illusion” snocciola una manciata di canzoni che sai come iniziano ma non sai come vanno a finire, che quando pensi di averle capite, cambiano ritmo, alle cui parole fatichi a stare dietro e non è necessario capire tutto il testo ma lasciarsi trasportare dal significato generale.

Chi come me, ha conosciuto questo cantautore soltanto qualche anno fa, probabilmente riesce ad osservarlo senza badare al suo passato umano e musicale, senza condizionamenti e paragoni con un tempo in cui la musica giocava sicuramente un altro campionato rispetto ad ora. Quindi la mia è un’analisi vergine, se così vogliamo definirla, di chi mette play, ascolta un disco e alla fine dell’ultima traccia sente un senso di appartenenza. Questo è il potere delle canzoni, in particolare delle canzoni di Edda, quando storie che non ti appartengono, ti rapiscono e ti portano in una dimensione senza tempo e senza spazio.

Lia, che ha avuto l’ambizioso compito di anticipare il disco a settembre, già dal primo ascolto lasciava intendere quello che sarebbe stato il prosieguo. Una canzone tenera e struggente, la storia di una madre prima che diventi madre, impreziosita dal falsetto celestiale di Edda che ti fa dimenticare ogni fardello. Nell’ascolto del disco si passa, poi, da Mio capitano, una delle ballad più emozionanti di questo lavoro, al politicamente scorretto e rockeggiante Carlo Magno, fino ad arrivare a toccare le più vibranti corde dell’anima con Trema. Consigliamo un ascolto libero da pregiudizi e libero da aspettative, solo in questo modo ci si può far sorprendere dall’illusione di appartenere a storie e persone che non conosciamo ma che ci sembra di conoscere da sempre.

Quest’intervista ne è la dimostrazione tangibile.

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Edda – Illusion [Ascolta qui]
Facciamo finta che io abbia 30 anni meno di te e non ti conosco. Chi diavolo è Edda?

A me verrebbe voglia di dire un coglione con la C maiuscola. Non so come mai, forse perché la mattina quando non mi guardo allo specchio questa è la prima cosa che penso di me. Un po’ è sempre stato così, anche da ragazzo, con la differenza che pensavo che, crescendo, sarei migliorato. Questo non è avvenuto e quindi oggi a buon diritto posso dirlo senza paura di sembrare vanitoso. Mi amo da morire.

Ok, stiamo parlando di te e con te perché hai fatto uscire da poco un disco nuovo. Ma torneremo dopo su quest’argomento. Ora voglio sapere come ci sei arrivato al sesto album da solista senza perdere la voglia di fare musica?

A me piace molto la musica ma essendo abbastanza una schiappa nel settore (anche se è la cosa che mi riesce meglio) ho la fortuna di avere davanti a me un grande margine di miglioramento. Questo penso sia il drive che mi spinge a provare e riprovare ogni volta. Mi piacerebbe fare cose belle, ancora non ci sono riuscito e per questo continuo, senza un se e senza un ma, come se non ci fosse più un domani ma un apostrofo.

Spostiamo un attimo il focus dalla musica, alla tua vita. Che comunque ha un qualcosa di interessante. Ho letto di droghe, viaggi in India, una discreta carriera con i Ritmo Tribale. Hai mai pensato di scrivere una biografia?

Allora diciamo la verità, la mia vita è di una noia pazzesca. Mi piacerebbe essere un sex symbol, ma se dovessi scegliere tra essere Brad Pitt e avere la gobba ma sapere suonare, sceglierei la 2. Sono due miliardi di anni che faccio sempre le stesse cose. Il 90% delle cose che ho fatto sono minchiate, per il resto 10 % sono danni. Mettere su carta le mie gesta è l’ultima cosa che m’interessa, mi addormenterei alla prima pagina.

Hai mai pensato di vivere in una città diversa da quella in cui sei nato? Uno come te non l’immagino a vivere a Milano…

Infatti, grazie alla Madonna Incoronata di Canosa! Teoricamente non vivrei più Milano da 20 anni, ma adesso ci sono dovuto tornare per ragioni di famiglia. Spero di non doverci rimanere, lo dico non perché abbia qualcosa contro Milano ma a me piace la vita dove non si fa niente a parte pregare Dio e mangiare cacio e pepe; a Milano invece devi lavorare se vuoi sopravvivere e lavorare fa bestemmiare di molto. Non fa per me.

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Foto di Ray Banhoff
Veniamo al disco (ti tocca), io non so quanto ne capisco di musica ma so che per me una canzone è bella se mi emoziona. Punto. La maggior parte delle canzoni di “Illusion” mi hanno fatto quest’effetto, credo che in primis sia la tua voce che tocca qualche corda della mia anima. Raccontami il processo creativo che ti porta dalla scrittura di una canzone, alla sua evoluzione, fino a diventare forma finale…

Ho risposto a questa domanda, come da invito, con un bel video che la bella Maryon [qui Edda si riferisce alla referente del suo ufficio stampa] vi farà avere.

[Trovi la risposta video qui.]

Mi sembra che in questo disco tu abbia fatto un lavoro al contrario. Mi spiego, invece di confezionarlo perfettamente, l’hai confezionato di getto, l’hai scritto di getto, è uscito fuori una meraviglia. Viscerale, concreto, essenziale. Lo ritrovi in queste parole?

Boh mica l’ho fatto io. L’ha arrangiato Gianni Maroccolo. Io ho scritto solo le canzoni e le ho mandate a lui sotto forma di provini fatti con Garage Band di cui non ti dico la natura primitiva. Quelli sì che erano fatti di getto, ma tutto quello che senti nel disco è il frutto dei musicisti che ci hanno suonato. Posso dire a loro discolpa che sono tutti ragazzi della Alta Società e dei bei figlioli cosa che non guasta mai.

Ho notato che spesso scrivi i tuoi testi al femminile, hai mai pensato a come saresti se fossi una donna?

Una grandissima troia di sicuro. Mi piacerebbe avere la quarta di seno ma starei lontano dai maschi. Il loro sesso non mi interessa. Non ho mai capito perché le donne vanno con gli uomini. Io con quei sub umani mica ci andrei e posso dire di conoscere il genere visto che sono un maschio della 100% (e con questo ho detto tutto, chi l’ha capita è perché è un porco come me, ma di ciò me ne vergogno).

Leggo i tuoi testi e non capisco niente. Li ascolto in musica, mi spaccano il cuore. Che ti devo dire Edda, tornando a sopra. Io ti ho scoperto grazie ad una persona speciale della mia vita che mi ha detto: “Oh ma tu lo conosci Edda?” e io ti ho ascoltato e mi sono emozionata. Che effetto ti fa?

Be dai lo prendo come un complimento. Quando mi arriva una canzone ho bisogno di parole se no direi per tutto il disco na na na na na, il che lo renderebbe abbastanza monotono. È la melodia che mi spinge a dire qualcosa che ci stia ben lì in mezzo. Senza di quella sembrano parole messe giù ad minchiam che un po’ è vero, visto che non ho la minima idea di quello che voglio dire. Ma poi una parola tira l’altra e magari viene fuori anche un senso. Purtroppo questo succede, preferirei di no, per rendere intatta la verginità dell’emozione ma a volte pure i miei testi hanno un senso, poco ma ce l’hanno. Vi chiedo scusa.

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Edda è giunto quasi alla fine del tour che da ottobre lo vedo in giro nei principali club italiani, ultimi appuntamenti da segnare in agenda:

25 NOVEMBRE – GLUE – FIRENZE

26 NOVEMBRE – DISSONANZE – BARINOSSI (SA) – biglietti

10 DICEMBRE – TEATRO SECCI – TERNI

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