A cena con Ornella Vanoni, Vinicius de Moraes e Toquinho

L’anno è il 1976. L’Italia è nel pieno degli “anni di piombo”, la politica barcolla. Viene stampato il primo numero de la Repubblica, la Camera approva la legge sull’aborto, Panatta vince gli Internazionali di tennis a Roma e il Roland Garros di Parigi, Gimondi è primo al Giro d’Italia. A ottobre, un mese dopo la morte di Mao Tse-tung, esce un concept album che cambierà la storia: La voglia, la pazzia, l’incoscienza, l’allegria. Inserito nella classifica di Rolling Stone Italia dei dischi italiani più belli di sempre, rappresenta un vero e proprio fil rouge tra Italia e Brasile. Un misto di bellezza tra la poetica di Vinicius de Moraes, la chitarra di Toquinho e la voce di Ornella Vanoni. 14 tracce che filano lisce fino alla fine. Dopodiché non si può far altro che avvolgere il nastro e riascoltarle.

Il progetto è una rilettura di musiche di bossa nova, alcune composte dai grandi Chico Buarque, Antonio Carlos Jobim e Baden Powell. I testi, scritti da Vinicius, sono tradotti in italiano dall’ottimo paroliere Sergio Bardotti, eccetto la dedica nel capolavoro napoletano Anema e core.

Vanoni, Vinicius, Toquinho – La voglia la pazzia l’incoscienza l’allegria
La chiave del disco è la sua varietà.

Si passa da canzoni frizzanti come “La voglia, la pazzia” cerchiamo insieme tutto il bello della vita […] buonanotte all’incertezza, ai problemi, all’amarezza, sento il carnevale entrare in me – a brani intrisi di speranza come “Senza paura” – il pericolo c’è e fa parte del gioco ma non farci caso se no vivi poco, tieni sempre duro, comincia di nuovo –. La vera essenza del progetto è la malinconia, mista a nostalgia e solitudine: la saudade. È percepibile in brani come “La rosa spogliata” o in “Semaforo rosso”, un dialogo davvero struggente:

Scusami la fretta: è la legge di tutti gli affari. / Ma figurati… devo correre anch’io

C’è anche il genere della samba, interpretato in chiave allegra con “Samba della rosa” – è primavera, una rosa tu sei; vieni a piantare una rosa nei sogni miei – e con toni più tristi in “Samba in preludio”, una vera e propria poesia – io sono una fiamma e luce non do, io sono una barca e mare non ho; perché senza te rinnego l’amore, uccido la vita e canto il dolore, tristezza che va in cerca di me, ho paura di vivere senza te -, sino alla travolgente “Samba per Vinicius”, Vinicius grazie, saravà.

Vinicius, Ornella Vanoni e Toquinho

Il poeta registra anche due brani parlati, “L’assente” e “Assenza”, che hanno come argomento proprio l’assenza che, per Vincenzo Cardarelli, “tumultuava nel vuoto” o che Paul Verlaine paragonava all’inferno:

E tutti i lamenti del mare, del vento, del cielo, degli uccelli, delle stelle, saranno la tua voce presente, la tua voce assente, la tua voce rasserenata

Il brano “Un altro addio” rappresenta forse una separazione o la convinzione ostinata di un amore.

“Io so che ti amerò” per tutta la mia vita ti amerò e in ogni lontananza ti amerò e senza una speranza io so che ti amerò. È proprio alla fine, nel giro di poco più di un minuto, che una voce dolce canta “Accendi una luna nel cielo”, e avvolgi il tuo corpo nel velo del chiaro di luna che è steso tra noi.

Terminò di ascoltare il disco, in una stanza piena di fiori e profumata di colori, si elevò e come un angelo iniziò a volare, «bebeu e soluçou como se fosse um náufrago, dançou e gargalhou como se ouvisse música e tropeçou no céu como se fosse um bêbado» (bevve e singhiozzò come un naufrago, ballò e canticchiò come se ascoltasse musica ed inciampò nel cielo come un ubriaco).

1 Comment

  1. giuseppe 30/01/2021 at 4:23 pm

    Complimenti al Maestro Francesco Saverio Mongelli giovanissimo commenta un disco capolavoro come se quegli anni li avesse vissuti. Bravo!!!!


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